di Claudio Nunziata
La sensazione di insicurezza, che molti cittadini vivono con angoscia, non nasce dal nulla. E’ prevalentemente frutto di una carente azione delle istituzioni. Viviamo in un paese che ha strutture istituzionali arretrate, anche se con personale pubblico in linea di massima di buona qualità. Si tratta di una arretratezza, di carattere prevalentemente organizzativo che si manifesta in molti settori della P.A. Nei settori della polizia e della giustizia essa contribuisce ad aumentare la percezione di insicurezza.
Questa sensazione è accentuata dagli attacchi continui di cui è oggetto la Magistratura, che si traduce nella convinzione diffusa di non potere contare su un punto fermo dello stato di diritto, la repressione dei reati. La continua ricerca di nuovi modelli organizzativi e procedurali per migliorare la funzionalità del servizio Giustizia, e l’assenza di interventi legislativi concreti in tal senso, fa si che non si riesca a ribaltare questa immagine delegittimante ed a colmare quella sensazione di mancanza di risposta dello Stato. Altrettanti problemi sono creati dalla carenza di uomini , mezzi e coordinamento tra le forze di polizia e tra queste e le amministrazioni locali.
L’enfatizzazione da parte della stampa di casi isolati – che sono però fisiologici e non caratterizzano le modalità di funzionamento normale del sistema - amplifica a dismisura questi effetti negativi.
I problemi creati dalla diffusione del crimine sono comunque problemi ineliminabili in una società moderna, che necessariamente deve poter contare sull’affidamento e sulla fiducia su cui si basano tutte le relazioni personali e commerciali.
I recenti casi Parmalat, derivati, subprime, le frequenti truffe commerciali, gli scandali finanziari e la corruzione diffusa evidenziano come la criminalità si vada diffondendo prevalentemente in questi settori, mentre le statistiche ufficiali ci indicano che il livello di criminalità urbana rimane stabile. La stampa è, però, portata ad amplificare prevalentemente quest’ultima sicché ne deriva una sensazione generalizzata di maggiore aggressività diffusa nelle città.
Essa in parte è reale e consegue a condizioni di miseria reale e culturale, nonché da un disagio sociale diffuso, al quale i servizi sociali non riescono a far fronte in misura adeguata, anche per effetto dei tagli continui di bilancio.
Buona parte di questa criminalità nasce in particolare dal disagio giovanile e dal trasferimento sul territorio nazionale di delinquenti provenienti da altri paesi allettati dalla diffusa sensazione di impunità. In particolari questi ultimi trovano facile gioco nel mimetizzarsi in mezzo ai tanti onesti lavoratori stranieri che vengono in Italia in cerca di lavoro.
Nei confronti di queste persone non vengono attrezzati sufficienti servizi per favorirne l’inserimento sociale né vengono ricercate strade per modificare i messaggi che loro pervengono circa la scarsa funzionalità dei nostri sistemi di repressione. Una legislazione dissennata sulla immigrazione fa il resto trasformando in delinquenti persone che in realtà sono solo prive di un permesso di soggiorno temporaneo che consenta loro di cercare lavoro. Le più recenti proposte di inasprimento normativo sono addirittura contrarie ai diritti fondamentali dell’uomo ed più elementari principi acquisiti nella coscienza sociale di un paese democratico.
Non vi è dubbio che la strada primaria è quella di affiancare iniziative di carattere sociale ad un efficace funzionamento del sistema di legalità, evitando i condoni, eliminando meccanismi garantistici sproporzionati ed intervenendo sul sistema delle impugnazioni in modo da ridurre i tempi di applicazione delle sanzioni.
In assenza o in attesa degli effetti di tali misure, è evidente che ai cittadini non può essere disconosciuta la possibilità di collaborare alla sicurezza delle città, ma questa non dovrà mai tradursi in iniziative di sostituzione dello Stato ovvero in ridicole parate di carattere militaresco o manifestazioni muscolari che non sono in grado di affrontare le radici dei problemi.
Il territorio segnala gli effetti estremamente positivi di iniziative rivolte, invece, ad affermare la presenza delle amministrazioni sul territorio. Tra queste la creazione di patti locali per la sicurezza urbana anche a livello di quartieri, lo stimolo alla presenza vigile dei cittadini in modo che essi diventino dei sensori diffusi delle situazioni di disagio, la creazione di un punto telefonico unico per le segnalazioni e per mettere in movimento una risposta adeguata e sensibile, la formazione di tavoli tecnici tra le associazioni e le forze di polizia operanti sul territorio per l’esame delle segnalazioni, la identificazione delle ragioni dei conflitti e la ricerca di soluzioni rivolte a contenerli, la mediazione tra le culture diverse, la mediazione dei conflitti nei condomini a rischio, la creazioni di laboratori di teatro e di manualità e la sollecitazione di attività varie per coinvolgere in iniziative socializzanti le comunità delle zone più a rischio, la creazione di figure professionali specifiche e la sollecitazione di volontari per tutti questi tipi di interventi.
Avranno evidentemente un ruolo primario quelle iniziative che possono essere rivolte ad affrontare problemi che si presentano in modo costante perché strutturali, quali sono il contrasto dell’abuso dell’alcool e delle droghe e l’intervento psicologico da mettere realmente (e non solo virtualmente) a disposizione delle vittime dei reati ed in particolare delle persone anziane.
Si tratta nella sostanza di decostruire la domanda di sicurezza e dare risposta ai problemi specifici creati dai concreti conflitti che si verificano nel territorio. Una volta affrontato in questo modo il problema le c.d. ronde di stampo leghista appariranno veramente una pagliacciata rivolta soltanto a gettare fumo negli occhi e ad eludere le problematiche reali.
A questi interventi va anche affiancata una visione più organizzata delle disponibilità di volontariato presenti sul territorio mediante la creazione di social network che siano in grado di selezionare le professionalità specifiche e metterle a disposizione di quelle istituzioni che presentino carenze di personale e servizi, in modo da contribuire a dare soluzione a problemi diffusi. Con effetti che potrebbero anche contribuire a ridurre le carenze di cui soffrono i corpi di polizia giudiziaria ed il servizio giustizia. Penso ad esempio - al fine di prevenire la commissione di reati - anche alla utilizzazione di volontari per visionare in tempo reale le immagini delle telecamere puntate di notte in tante zone delle città, spesso senza che nessuno abbia il tempo di farlo.
La sicurezza può essere assicurata solo dal corretto funzionamento dello stato sociale e da risposte giudiziarie rese in tempi rapidi per qualsiasi tipo di delitto e da chiunque posto in essere, senza privilegi ingiustificati a favore di determinate categorie di cittadini e ingiusti atteggiamenti persecutori nei confronti di settori determinati di persone che già vivono situazioni di profondo disagio.
Occorre uscire dalla logica angusta della categoria della sicurezza rivolta ad eccitare latenti stati di insoddisfazione ed inquietudine che trovano la loro origine nella solitudine o nell’isolamento. Vanno, dunque, respinti tutti quegli atteggiamenti, attualmente in voga, rivolti a ridicolizzare i principi dello stato di diritto e quelli di solidarietà fissati dalla Carta Costituzionale, dai trattati europei e dalla Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo.
La città di Bologna per sua tradizione sa di poter ancora contare sulla disponibilità dei propri cittadini di essere sensori di legalità. La consapevolezza e l’orgoglio di questo livello di civismo sono di per sé fattori che possono contribuire a dare sicurezza: occorre solo che i pubblici poteri, l’associazionismo e la stampa più responsabile si facciano carico di rendere adeguata rilevanza alla loro efficacia.
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