giovedì 19 marzo 2009

A proposito di "ronde"

di Cosimo Braccesi

Cerchiamo per un momento di uscire dalla polemica. Partiamo da qui: il Governo non ha proposto l’istituzionalizzazione delle “ronde” e il Pd considera un fatto positivo la disponibilità dei cittadini ad impegnarsi, come volontari, per il miglioramento della sicurezza nelle loro città. In Emilia-Romagna, ma è così in tante altre città e regioni, i cittadini che svolgono attività di volontariato nel campo della sicurezza sono circa duemila e lo fanno in base ad una legge regionale del 2003.

Il problema è il modo con cui il governo ha disciplinato, con lo strumento del Decreto legge, questa attività riconoscendo a dei privati compiti che si inseriscono esplicitamente nell’area della sicurezza e dell’ordine pubblico, che la costituzione e la legge riservano, giustamente, alle sole polizie dello stato

L’ha fatto inserendola in un unico articolo denominato “Piano straordinario di controllo del territorio” che prevede sia l’assunzione di nuovi operatori di polizia, sia l’utilizzo di cittadini riuniti in associazioni. L’ha fatto con l’inciso “non armati” che invece di tranquillizzare rende esplicito che si tratta di un’attività di controllo assimilabile a quella della polizia. L’ha fatto parlando genericamente di associazioni senza riferirsi in specifico alle associazioni di volontariato riconosciute come tali, aprendo la strada all’attivismo di associazioni connotate politicamente o legate ad interessi di soggetti privati. L’ha fatto attribuendo al Prefetto, nella sua qualità di Autorità provinciale di pubblica sicurezza, la responsabilità di controllare le associazioni che intendono svolgere questa attività. Di qui l’uso legittimo del termine “ronda” per sintetizzare di cosa si tratta.

L’uso del volontariato, così diffuso nell’ambito delle politiche di sicurezza sviluppate da comuni e regioni, ha invece tutt’altre caratteristiche. Non serve a “controllare il territorio” ma a “realizzare una presenza attiva …con il fine di promuovere l’educazione alla convivenza e il rispetto della legalità, … l’integrazione e l’inclusione sociale”, come dice la nostra legge regionale. Non si riferisce a generiche associazioni di cittadini, ma solo alle associazioni di volontariato riconosciute come tali. Opera in convenzione con le amministrazioni locali e nella maggior parte dei casi in collaborazione con le polizie municipali. Insomma si tratta di una particolare attività di volontariato come molte altre e dai nomi più diversi: assistenti civici, volontari della sicurezza, gruppo primavera e così via. Sono le persone (uomini e donne, italiani e stranieri) che munite di bracciale o di pettorina con il simbolo del comune stanno davanti alle scuole, nei parchi o nei mercati, sono le persone che aiutano la polizia municipale in occasione di fiere, feste e gare sportive. Sono formate e, per ogni evenienza, sono in contatto permanente con la polizia municipale.

C’è poi un’altra differenza. Nel decreto del governo il controllo si esercita a priori nei confronti delle “associazioni” in quanto tali, ma nulla si dice sulle garanzie richieste ai singoli per svolgere una così delicata attività, se non la previsione che vanno privilegiate le associazioni tra ex appartenenti alle forze di polizia nazionali. Nella legge regionale invece le garanzie sono richieste ai singoli, ancor prima che alle associazioni, ed esiste sempre una linea diretta di responsabilità tra i singoli volontari e il responsabile della polizia municipale. Questo significa che si sa sempre chi sono le persone impegnate, dove sono impegnate e in che momento della giornata, perché si è consapevoli delle garanzie che devono essere offerte ai cittadini per attività di volontariato che hanno comunque profili di particolare delicatezza.

C’è dunque una differenza evidente tra la proposta del governo e quanto hanno attuato comuni e regioni. Che non si tratti di esperienze isolate è dimostrato dal fatto che sono in discussione in Senato due DDL, uno di Saia di An e uno di Incostante del PD, che propongono di regolare e promuovere in questo stesso modo il contributo del volontariato nel campo della sicurezza urbana.


Sono proposte riprese da un testo firmato in comune da Regioni, Anci e Upi. Se il Governo e il Ministro Maroni proponessero quel testo al posto dell’attuale potremmo metterci alle spalle, almeno su questo tema, gran parte della discussione di questi giorni.

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