Venerdì 3 aprile 2009 ore 20,45
Incontro sul tema
SICUREZZA E LEGALITA’
I diritti da affermare, le paure da sconfiggere
presso l’ARCI “Il Fossolo” – Viale Felsina, 52 – Bologna
(a fianco del campo da calcio dell’Istituto “E. Manfredi”)
Intervengono
Virginia Gieri, presidente del Quartiere Savena
Libero Mancuso, assessore alle Politiche per la Sicurezza
Claudio Nunziata, presidente del Forum Sicurezza e Convivenza del PD
Introduce Davide Barbieri, segretario del circolo PD “Fossolo”
I cittadini presenti potranno intervenire proponendo spunti di riflessione.
I Sindacati della Polizia di Stato segnalano un allarmante disagio
COMUNICATO STAMPA DEI SINDACATI DI POLIZIA
Mercoledi 11 febbraio, le sottoscritte sigle sindacali della Polizia di Stato hanno abbandonato, in apertura dei lavori, il tavolo contrattuale convocato dalla Dirigenza della Polizia Stradale di Bologna intendendo esprimere, in tal modo, una netta condanna dei metodi di gestione del personale e di organizzazione del relativo impiego, in particolare all’interno della Sezione di Bologna. Una gestione ormai tutta orientata al controllo gerarchico del personale per soffocarne la capacità critica e volta alla ricerca di una visibilità e di una affermazione che privilegiando da tempo il metodo della quantità, anziché della qualità, si sta allontanando sempre di più dai valori della prossimità al cittadino e della responsabilità del lavoratore di Polizia, principi cardini della Polizia Repubblicana.
Malgrado le segnalazioni e le richieste di apertura di un confronto reale sullo specifico tema, arroccata su un circuito autocelebrativo che trova forse un’utile sponda in taluni settori del Dipartimento, la Dirigenza rappresenta ormai solo un quotidiano esercizio antiriformista che le Rappresentanze Sindacali, nell’interesse dei lavoratori e dei cittadini, non intendono in alcun modo assecondare né tantomeno legittimare, adottando così l’unica iniziativa possibile dopo mesi di inutili vertenze.
Nessuna procedura deflattiva incontrerà il consenso dei lavoratori e delle lavoratrici della Polizia Stradale se questa non sarà collocata al’interno di un ragionamento che porti fino alle ragioni profonde del disagio a fronte delle quali le OO.SS. proseguiranno unitariamente mettendo in campo tutte le iniziative possibili a tutela della categoria e del modello civile di sicurezza, oggi così pericolosamente messo in discussione.
Bologna 20/3/2009
SIULP - SAP - SILP per la CGIL - SIAP.ANFP - COISP - UILPS- UGL Polizia di Stato-
Mercoledi 11 febbraio, le sottoscritte sigle sindacali della Polizia di Stato hanno abbandonato, in apertura dei lavori, il tavolo contrattuale convocato dalla Dirigenza della Polizia Stradale di Bologna intendendo esprimere, in tal modo, una netta condanna dei metodi di gestione del personale e di organizzazione del relativo impiego, in particolare all’interno della Sezione di Bologna. Una gestione ormai tutta orientata al controllo gerarchico del personale per soffocarne la capacità critica e volta alla ricerca di una visibilità e di una affermazione che privilegiando da tempo il metodo della quantità, anziché della qualità, si sta allontanando sempre di più dai valori della prossimità al cittadino e della responsabilità del lavoratore di Polizia, principi cardini della Polizia Repubblicana.
Malgrado le segnalazioni e le richieste di apertura di un confronto reale sullo specifico tema, arroccata su un circuito autocelebrativo che trova forse un’utile sponda in taluni settori del Dipartimento, la Dirigenza rappresenta ormai solo un quotidiano esercizio antiriformista che le Rappresentanze Sindacali, nell’interesse dei lavoratori e dei cittadini, non intendono in alcun modo assecondare né tantomeno legittimare, adottando così l’unica iniziativa possibile dopo mesi di inutili vertenze.
Nessuna procedura deflattiva incontrerà il consenso dei lavoratori e delle lavoratrici della Polizia Stradale se questa non sarà collocata al’interno di un ragionamento che porti fino alle ragioni profonde del disagio a fronte delle quali le OO.SS. proseguiranno unitariamente mettendo in campo tutte le iniziative possibili a tutela della categoria e del modello civile di sicurezza, oggi così pericolosamente messo in discussione.
Bologna 20/3/2009
SIULP - SAP - SILP per la CGIL - SIAP.ANFP - COISP - UILPS- UGL Polizia di Stato-
La centralità dello spazio pubblico nelle politiche della sicurezza
Incontro del Forum Sicurezza con Flavio Delbono - 16 Febbraio 2009
a cura di Cosimo Braccesi
Insicurezza soggettiva, aumento della criminalità di strada, disordine fisico e sociale, diminuzione del controllo sociale informale sono problemi reali.
L’errore è pensare che sia un nesso di causa effetto tra di essi:
diminuzione del controllo > disordine > criminalità > paura.
E’. invece, la velocità del cambiamento a produrre paura, disorientamento, criminalità e disordine.
Ma c’è un luogo “fisico” dove tutto si tiene, dove il cambiamento, l’insicurezza personale, il disordine e anche un po’ di criminalità diventano tutt’uno: questo luogo e’ lo spazio pubblico delle citta’. E’ nello spazio pubblico che ciascuno di noi trova una conferma materiale della velocità del cambiamento e di un cambiamento che si connota troppo spesso in termini negativi, senza controllo, imprevedibile.
PER QUESTO C’E’ UNA CENTRALITA’ DELLO SPAZIO PUBBLICO NELLE POLITICHE DI MIGLIORAMENTO DELLA SICUREZZA URBANA
Un programma sullo spazio pubblico potrebbe essere articolato in due proposte e tre progetti speciali.
DUE PROPOSTE PER MIGLIORARE LA QUALITA’ E LA SICUREZZA NELLO SPAZIO PUBBLICO:
1) Primo. Ricondurre ad unità tutto ciò che riguarda lo spazio pubblico: riqualificazione, manutenzione, illuminazione, pulizia, commercio al dettaglio, trasporto pubblico, spettacoli, polizia municipale, interventi sociali in strada, monitoraggio dei problemi ecc.
UNITA’ ORGANIZZATIVA E UNITA’ DI GOVERNO POLITICO
2) Secondo. Aumentare il controllo formale nello spazio pubblico finché non si trova un nuovo equilibrio. Il comune dispone di uno strumento importante: la polizia municipale. A Bologna c’è un problema irrisolto che riguarda il ruolo, l’organizzazione e la strumentazione della polizia municipale.
E’ UN PROBLEMA CHE VA AFFRONTATO.
TRE PROGETTI SPECIALI realizzabili:
1) Ridurre la violenza contro le donne
2) Riportare a normalità il fenomeno del graffitismo
3) Rendere meno impattante la prostituzione
DUE COSE DA EVITARE:
1) La prima. Le discussioni astratte, come quella sulla legalità. Permette a tutti di sfuggire i problemi reali e permette alla destra di farci anche una bella figura.
2) La seconda. Non cadere nella trappola di una discussione che sovrapponga immigrazione, sicurezza e criminalità, senza per questo sfuggire a nessuno di questi problemi.
E’ questa sovrapposizione che consente alla destra di non avere una politica per l’immigrazione e di non risponderne; di truffare gli italiani con una politica sulla sicurezza che invece di prevenirla, produce criminalità.
UNA RACCOMANDAZIONE FINALE:
Se è vero che la preoccupazione per la sicurezza è in primo luogo ansia per il cambiamento. Se questo è il problema occorre…..
COSTRUIRE UN’IDEA DI CITTÀ: INDIVIDUARE, PROMUOVERE E FAVORIRE GLI ELEMENTI POSITIVI DEL CAMBIAMENTO.
In Emilia-Romagna abbiamo un problema particolare, guardiamo troppo al passato (che era tanto bello) e scommettiamo troppo poco sul futuro (tanto incerto). Ma se non si scommette sul futuro non si può guidare il cambiamento.
Individuare le opportunità insite nel cambiamento (produttive, demografiche, sociali, culturali) farne i punti di forza di una politica per guidarlo, significa renderlo, almeno in parte, prevedibile, governabile.
E QUESTO HA SICURAMENTE MOLTO A CHE VEDERE CON LA RIDUZIONE DELL’INSICUREZZA E DELLA PAURA PER LA CRIMINALITÀ.
I temi a Bologna sono molti:
> una grande università con troppi studenti;
> una città che non ha più fabbriche, ma solo terziario;
> una città con funzioni sovra-regionali, ma con una dimensione da paese;
> una città di attraversamento, più che di residenza;
> una città del divertimento, …. soprattutto per gli altri;
> una città che offre agli stranieri lavori tendenzialmente di bassa qualità (terziario e mercati illegali, che poi è una forma di terziario);
Sono tutti “problemi”, ma certamente ci sono anche delle opportunità, sta solo a noi saperle vedere, ma dobbiamo mettere gli occhiali giusti e guardare avanti.
c.b.
a cura di Cosimo Braccesi
Insicurezza soggettiva, aumento della criminalità di strada, disordine fisico e sociale, diminuzione del controllo sociale informale sono problemi reali.
L’errore è pensare che sia un nesso di causa effetto tra di essi:
diminuzione del controllo > disordine > criminalità > paura.
E’. invece, la velocità del cambiamento a produrre paura, disorientamento, criminalità e disordine.
Ma c’è un luogo “fisico” dove tutto si tiene, dove il cambiamento, l’insicurezza personale, il disordine e anche un po’ di criminalità diventano tutt’uno: questo luogo e’ lo spazio pubblico delle citta’. E’ nello spazio pubblico che ciascuno di noi trova una conferma materiale della velocità del cambiamento e di un cambiamento che si connota troppo spesso in termini negativi, senza controllo, imprevedibile.
PER QUESTO C’E’ UNA CENTRALITA’ DELLO SPAZIO PUBBLICO NELLE POLITICHE DI MIGLIORAMENTO DELLA SICUREZZA URBANA
Un programma sullo spazio pubblico potrebbe essere articolato in due proposte e tre progetti speciali.
DUE PROPOSTE PER MIGLIORARE LA QUALITA’ E LA SICUREZZA NELLO SPAZIO PUBBLICO:
1) Primo. Ricondurre ad unità tutto ciò che riguarda lo spazio pubblico: riqualificazione, manutenzione, illuminazione, pulizia, commercio al dettaglio, trasporto pubblico, spettacoli, polizia municipale, interventi sociali in strada, monitoraggio dei problemi ecc.
UNITA’ ORGANIZZATIVA E UNITA’ DI GOVERNO POLITICO
2) Secondo. Aumentare il controllo formale nello spazio pubblico finché non si trova un nuovo equilibrio. Il comune dispone di uno strumento importante: la polizia municipale. A Bologna c’è un problema irrisolto che riguarda il ruolo, l’organizzazione e la strumentazione della polizia municipale.
E’ UN PROBLEMA CHE VA AFFRONTATO.
TRE PROGETTI SPECIALI realizzabili:
1) Ridurre la violenza contro le donne
2) Riportare a normalità il fenomeno del graffitismo
3) Rendere meno impattante la prostituzione
DUE COSE DA EVITARE:
1) La prima. Le discussioni astratte, come quella sulla legalità. Permette a tutti di sfuggire i problemi reali e permette alla destra di farci anche una bella figura.
2) La seconda. Non cadere nella trappola di una discussione che sovrapponga immigrazione, sicurezza e criminalità, senza per questo sfuggire a nessuno di questi problemi.
E’ questa sovrapposizione che consente alla destra di non avere una politica per l’immigrazione e di non risponderne; di truffare gli italiani con una politica sulla sicurezza che invece di prevenirla, produce criminalità.
UNA RACCOMANDAZIONE FINALE:
Se è vero che la preoccupazione per la sicurezza è in primo luogo ansia per il cambiamento. Se questo è il problema occorre…..
COSTRUIRE UN’IDEA DI CITTÀ: INDIVIDUARE, PROMUOVERE E FAVORIRE GLI ELEMENTI POSITIVI DEL CAMBIAMENTO.
In Emilia-Romagna abbiamo un problema particolare, guardiamo troppo al passato (che era tanto bello) e scommettiamo troppo poco sul futuro (tanto incerto). Ma se non si scommette sul futuro non si può guidare il cambiamento.
Individuare le opportunità insite nel cambiamento (produttive, demografiche, sociali, culturali) farne i punti di forza di una politica per guidarlo, significa renderlo, almeno in parte, prevedibile, governabile.
E QUESTO HA SICURAMENTE MOLTO A CHE VEDERE CON LA RIDUZIONE DELL’INSICUREZZA E DELLA PAURA PER LA CRIMINALITÀ.
I temi a Bologna sono molti:
> una grande università con troppi studenti;
> una città che non ha più fabbriche, ma solo terziario;
> una città con funzioni sovra-regionali, ma con una dimensione da paese;
> una città di attraversamento, più che di residenza;
> una città del divertimento, …. soprattutto per gli altri;
> una città che offre agli stranieri lavori tendenzialmente di bassa qualità (terziario e mercati illegali, che poi è una forma di terziario);
Sono tutti “problemi”, ma certamente ci sono anche delle opportunità, sta solo a noi saperle vedere, ma dobbiamo mettere gli occhiali giusti e guardare avanti.
c.b.
A proposito di "ronde"
di Cosimo Braccesi
Cerchiamo per un momento di uscire dalla polemica. Partiamo da qui: il Governo non ha proposto l’istituzionalizzazione delle “ronde” e il Pd considera un fatto positivo la disponibilità dei cittadini ad impegnarsi, come volontari, per il miglioramento della sicurezza nelle loro città. In Emilia-Romagna, ma è così in tante altre città e regioni, i cittadini che svolgono attività di volontariato nel campo della sicurezza sono circa duemila e lo fanno in base ad una legge regionale del 2003.
Il problema è il modo con cui il governo ha disciplinato, con lo strumento del Decreto legge, questa attività riconoscendo a dei privati compiti che si inseriscono esplicitamente nell’area della sicurezza e dell’ordine pubblico, che la costituzione e la legge riservano, giustamente, alle sole polizie dello stato
L’ha fatto inserendola in un unico articolo denominato “Piano straordinario di controllo del territorio” che prevede sia l’assunzione di nuovi operatori di polizia, sia l’utilizzo di cittadini riuniti in associazioni. L’ha fatto con l’inciso “non armati” che invece di tranquillizzare rende esplicito che si tratta di un’attività di controllo assimilabile a quella della polizia. L’ha fatto parlando genericamente di associazioni senza riferirsi in specifico alle associazioni di volontariato riconosciute come tali, aprendo la strada all’attivismo di associazioni connotate politicamente o legate ad interessi di soggetti privati. L’ha fatto attribuendo al Prefetto, nella sua qualità di Autorità provinciale di pubblica sicurezza, la responsabilità di controllare le associazioni che intendono svolgere questa attività. Di qui l’uso legittimo del termine “ronda” per sintetizzare di cosa si tratta.
L’uso del volontariato, così diffuso nell’ambito delle politiche di sicurezza sviluppate da comuni e regioni, ha invece tutt’altre caratteristiche. Non serve a “controllare il territorio” ma a “realizzare una presenza attiva …con il fine di promuovere l’educazione alla convivenza e il rispetto della legalità, … l’integrazione e l’inclusione sociale”, come dice la nostra legge regionale. Non si riferisce a generiche associazioni di cittadini, ma solo alle associazioni di volontariato riconosciute come tali. Opera in convenzione con le amministrazioni locali e nella maggior parte dei casi in collaborazione con le polizie municipali. Insomma si tratta di una particolare attività di volontariato come molte altre e dai nomi più diversi: assistenti civici, volontari della sicurezza, gruppo primavera e così via. Sono le persone (uomini e donne, italiani e stranieri) che munite di bracciale o di pettorina con il simbolo del comune stanno davanti alle scuole, nei parchi o nei mercati, sono le persone che aiutano la polizia municipale in occasione di fiere, feste e gare sportive. Sono formate e, per ogni evenienza, sono in contatto permanente con la polizia municipale.
C’è poi un’altra differenza. Nel decreto del governo il controllo si esercita a priori nei confronti delle “associazioni” in quanto tali, ma nulla si dice sulle garanzie richieste ai singoli per svolgere una così delicata attività, se non la previsione che vanno privilegiate le associazioni tra ex appartenenti alle forze di polizia nazionali. Nella legge regionale invece le garanzie sono richieste ai singoli, ancor prima che alle associazioni, ed esiste sempre una linea diretta di responsabilità tra i singoli volontari e il responsabile della polizia municipale. Questo significa che si sa sempre chi sono le persone impegnate, dove sono impegnate e in che momento della giornata, perché si è consapevoli delle garanzie che devono essere offerte ai cittadini per attività di volontariato che hanno comunque profili di particolare delicatezza.
C’è dunque una differenza evidente tra la proposta del governo e quanto hanno attuato comuni e regioni. Che non si tratti di esperienze isolate è dimostrato dal fatto che sono in discussione in Senato due DDL, uno di Saia di An e uno di Incostante del PD, che propongono di regolare e promuovere in questo stesso modo il contributo del volontariato nel campo della sicurezza urbana.
Sono proposte riprese da un testo firmato in comune da Regioni, Anci e Upi. Se il Governo e il Ministro Maroni proponessero quel testo al posto dell’attuale potremmo metterci alle spalle, almeno su questo tema, gran parte della discussione di questi giorni.
Cerchiamo per un momento di uscire dalla polemica. Partiamo da qui: il Governo non ha proposto l’istituzionalizzazione delle “ronde” e il Pd considera un fatto positivo la disponibilità dei cittadini ad impegnarsi, come volontari, per il miglioramento della sicurezza nelle loro città. In Emilia-Romagna, ma è così in tante altre città e regioni, i cittadini che svolgono attività di volontariato nel campo della sicurezza sono circa duemila e lo fanno in base ad una legge regionale del 2003.
Il problema è il modo con cui il governo ha disciplinato, con lo strumento del Decreto legge, questa attività riconoscendo a dei privati compiti che si inseriscono esplicitamente nell’area della sicurezza e dell’ordine pubblico, che la costituzione e la legge riservano, giustamente, alle sole polizie dello stato
L’ha fatto inserendola in un unico articolo denominato “Piano straordinario di controllo del territorio” che prevede sia l’assunzione di nuovi operatori di polizia, sia l’utilizzo di cittadini riuniti in associazioni. L’ha fatto con l’inciso “non armati” che invece di tranquillizzare rende esplicito che si tratta di un’attività di controllo assimilabile a quella della polizia. L’ha fatto parlando genericamente di associazioni senza riferirsi in specifico alle associazioni di volontariato riconosciute come tali, aprendo la strada all’attivismo di associazioni connotate politicamente o legate ad interessi di soggetti privati. L’ha fatto attribuendo al Prefetto, nella sua qualità di Autorità provinciale di pubblica sicurezza, la responsabilità di controllare le associazioni che intendono svolgere questa attività. Di qui l’uso legittimo del termine “ronda” per sintetizzare di cosa si tratta.
L’uso del volontariato, così diffuso nell’ambito delle politiche di sicurezza sviluppate da comuni e regioni, ha invece tutt’altre caratteristiche. Non serve a “controllare il territorio” ma a “realizzare una presenza attiva …con il fine di promuovere l’educazione alla convivenza e il rispetto della legalità, … l’integrazione e l’inclusione sociale”, come dice la nostra legge regionale. Non si riferisce a generiche associazioni di cittadini, ma solo alle associazioni di volontariato riconosciute come tali. Opera in convenzione con le amministrazioni locali e nella maggior parte dei casi in collaborazione con le polizie municipali. Insomma si tratta di una particolare attività di volontariato come molte altre e dai nomi più diversi: assistenti civici, volontari della sicurezza, gruppo primavera e così via. Sono le persone (uomini e donne, italiani e stranieri) che munite di bracciale o di pettorina con il simbolo del comune stanno davanti alle scuole, nei parchi o nei mercati, sono le persone che aiutano la polizia municipale in occasione di fiere, feste e gare sportive. Sono formate e, per ogni evenienza, sono in contatto permanente con la polizia municipale.
C’è poi un’altra differenza. Nel decreto del governo il controllo si esercita a priori nei confronti delle “associazioni” in quanto tali, ma nulla si dice sulle garanzie richieste ai singoli per svolgere una così delicata attività, se non la previsione che vanno privilegiate le associazioni tra ex appartenenti alle forze di polizia nazionali. Nella legge regionale invece le garanzie sono richieste ai singoli, ancor prima che alle associazioni, ed esiste sempre una linea diretta di responsabilità tra i singoli volontari e il responsabile della polizia municipale. Questo significa che si sa sempre chi sono le persone impegnate, dove sono impegnate e in che momento della giornata, perché si è consapevoli delle garanzie che devono essere offerte ai cittadini per attività di volontariato che hanno comunque profili di particolare delicatezza.
C’è dunque una differenza evidente tra la proposta del governo e quanto hanno attuato comuni e regioni. Che non si tratti di esperienze isolate è dimostrato dal fatto che sono in discussione in Senato due DDL, uno di Saia di An e uno di Incostante del PD, che propongono di regolare e promuovere in questo stesso modo il contributo del volontariato nel campo della sicurezza urbana.
Sono proposte riprese da un testo firmato in comune da Regioni, Anci e Upi. Se il Governo e il Ministro Maroni proponessero quel testo al posto dell’attuale potremmo metterci alle spalle, almeno su questo tema, gran parte della discussione di questi giorni.
Quale Sicurezza ?
di Claudio Nunziata
La sensazione di insicurezza, che molti cittadini vivono con angoscia, non nasce dal nulla. E’ prevalentemente frutto di una carente azione delle istituzioni. Viviamo in un paese che ha strutture istituzionali arretrate, anche se con personale pubblico in linea di massima di buona qualità. Si tratta di una arretratezza, di carattere prevalentemente organizzativo che si manifesta in molti settori della P.A. Nei settori della polizia e della giustizia essa contribuisce ad aumentare la percezione di insicurezza.
Questa sensazione è accentuata dagli attacchi continui di cui è oggetto la Magistratura, che si traduce nella convinzione diffusa di non potere contare su un punto fermo dello stato di diritto, la repressione dei reati. La continua ricerca di nuovi modelli organizzativi e procedurali per migliorare la funzionalità del servizio Giustizia, e l’assenza di interventi legislativi concreti in tal senso, fa si che non si riesca a ribaltare questa immagine delegittimante ed a colmare quella sensazione di mancanza di risposta dello Stato. Altrettanti problemi sono creati dalla carenza di uomini , mezzi e coordinamento tra le forze di polizia e tra queste e le amministrazioni locali.
L’enfatizzazione da parte della stampa di casi isolati – che sono però fisiologici e non caratterizzano le modalità di funzionamento normale del sistema - amplifica a dismisura questi effetti negativi.
I problemi creati dalla diffusione del crimine sono comunque problemi ineliminabili in una società moderna, che necessariamente deve poter contare sull’affidamento e sulla fiducia su cui si basano tutte le relazioni personali e commerciali.
I recenti casi Parmalat, derivati, subprime, le frequenti truffe commerciali, gli scandali finanziari e la corruzione diffusa evidenziano come la criminalità si vada diffondendo prevalentemente in questi settori, mentre le statistiche ufficiali ci indicano che il livello di criminalità urbana rimane stabile. La stampa è, però, portata ad amplificare prevalentemente quest’ultima sicché ne deriva una sensazione generalizzata di maggiore aggressività diffusa nelle città.
Essa in parte è reale e consegue a condizioni di miseria reale e culturale, nonché da un disagio sociale diffuso, al quale i servizi sociali non riescono a far fronte in misura adeguata, anche per effetto dei tagli continui di bilancio.
Buona parte di questa criminalità nasce in particolare dal disagio giovanile e dal trasferimento sul territorio nazionale di delinquenti provenienti da altri paesi allettati dalla diffusa sensazione di impunità. In particolari questi ultimi trovano facile gioco nel mimetizzarsi in mezzo ai tanti onesti lavoratori stranieri che vengono in Italia in cerca di lavoro.
Nei confronti di queste persone non vengono attrezzati sufficienti servizi per favorirne l’inserimento sociale né vengono ricercate strade per modificare i messaggi che loro pervengono circa la scarsa funzionalità dei nostri sistemi di repressione. Una legislazione dissennata sulla immigrazione fa il resto trasformando in delinquenti persone che in realtà sono solo prive di un permesso di soggiorno temporaneo che consenta loro di cercare lavoro. Le più recenti proposte di inasprimento normativo sono addirittura contrarie ai diritti fondamentali dell’uomo ed più elementari principi acquisiti nella coscienza sociale di un paese democratico.
Non vi è dubbio che la strada primaria è quella di affiancare iniziative di carattere sociale ad un efficace funzionamento del sistema di legalità, evitando i condoni, eliminando meccanismi garantistici sproporzionati ed intervenendo sul sistema delle impugnazioni in modo da ridurre i tempi di applicazione delle sanzioni.
In assenza o in attesa degli effetti di tali misure, è evidente che ai cittadini non può essere disconosciuta la possibilità di collaborare alla sicurezza delle città, ma questa non dovrà mai tradursi in iniziative di sostituzione dello Stato ovvero in ridicole parate di carattere militaresco o manifestazioni muscolari che non sono in grado di affrontare le radici dei problemi.
Il territorio segnala gli effetti estremamente positivi di iniziative rivolte, invece, ad affermare la presenza delle amministrazioni sul territorio. Tra queste la creazione di patti locali per la sicurezza urbana anche a livello di quartieri, lo stimolo alla presenza vigile dei cittadini in modo che essi diventino dei sensori diffusi delle situazioni di disagio, la creazione di un punto telefonico unico per le segnalazioni e per mettere in movimento una risposta adeguata e sensibile, la formazione di tavoli tecnici tra le associazioni e le forze di polizia operanti sul territorio per l’esame delle segnalazioni, la identificazione delle ragioni dei conflitti e la ricerca di soluzioni rivolte a contenerli, la mediazione tra le culture diverse, la mediazione dei conflitti nei condomini a rischio, la creazioni di laboratori di teatro e di manualità e la sollecitazione di attività varie per coinvolgere in iniziative socializzanti le comunità delle zone più a rischio, la creazione di figure professionali specifiche e la sollecitazione di volontari per tutti questi tipi di interventi.
Avranno evidentemente un ruolo primario quelle iniziative che possono essere rivolte ad affrontare problemi che si presentano in modo costante perché strutturali, quali sono il contrasto dell’abuso dell’alcool e delle droghe e l’intervento psicologico da mettere realmente (e non solo virtualmente) a disposizione delle vittime dei reati ed in particolare delle persone anziane.
Si tratta nella sostanza di decostruire la domanda di sicurezza e dare risposta ai problemi specifici creati dai concreti conflitti che si verificano nel territorio. Una volta affrontato in questo modo il problema le c.d. ronde di stampo leghista appariranno veramente una pagliacciata rivolta soltanto a gettare fumo negli occhi e ad eludere le problematiche reali.
A questi interventi va anche affiancata una visione più organizzata delle disponibilità di volontariato presenti sul territorio mediante la creazione di social network che siano in grado di selezionare le professionalità specifiche e metterle a disposizione di quelle istituzioni che presentino carenze di personale e servizi, in modo da contribuire a dare soluzione a problemi diffusi. Con effetti che potrebbero anche contribuire a ridurre le carenze di cui soffrono i corpi di polizia giudiziaria ed il servizio giustizia. Penso ad esempio - al fine di prevenire la commissione di reati - anche alla utilizzazione di volontari per visionare in tempo reale le immagini delle telecamere puntate di notte in tante zone delle città, spesso senza che nessuno abbia il tempo di farlo.
La sicurezza può essere assicurata solo dal corretto funzionamento dello stato sociale e da risposte giudiziarie rese in tempi rapidi per qualsiasi tipo di delitto e da chiunque posto in essere, senza privilegi ingiustificati a favore di determinate categorie di cittadini e ingiusti atteggiamenti persecutori nei confronti di settori determinati di persone che già vivono situazioni di profondo disagio.
Occorre uscire dalla logica angusta della categoria della sicurezza rivolta ad eccitare latenti stati di insoddisfazione ed inquietudine che trovano la loro origine nella solitudine o nell’isolamento. Vanno, dunque, respinti tutti quegli atteggiamenti, attualmente in voga, rivolti a ridicolizzare i principi dello stato di diritto e quelli di solidarietà fissati dalla Carta Costituzionale, dai trattati europei e dalla Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo.
La città di Bologna per sua tradizione sa di poter ancora contare sulla disponibilità dei propri cittadini di essere sensori di legalità. La consapevolezza e l’orgoglio di questo livello di civismo sono di per sé fattori che possono contribuire a dare sicurezza: occorre solo che i pubblici poteri, l’associazionismo e la stampa più responsabile si facciano carico di rendere adeguata rilevanza alla loro efficacia.
La sensazione di insicurezza, che molti cittadini vivono con angoscia, non nasce dal nulla. E’ prevalentemente frutto di una carente azione delle istituzioni. Viviamo in un paese che ha strutture istituzionali arretrate, anche se con personale pubblico in linea di massima di buona qualità. Si tratta di una arretratezza, di carattere prevalentemente organizzativo che si manifesta in molti settori della P.A. Nei settori della polizia e della giustizia essa contribuisce ad aumentare la percezione di insicurezza.
Questa sensazione è accentuata dagli attacchi continui di cui è oggetto la Magistratura, che si traduce nella convinzione diffusa di non potere contare su un punto fermo dello stato di diritto, la repressione dei reati. La continua ricerca di nuovi modelli organizzativi e procedurali per migliorare la funzionalità del servizio Giustizia, e l’assenza di interventi legislativi concreti in tal senso, fa si che non si riesca a ribaltare questa immagine delegittimante ed a colmare quella sensazione di mancanza di risposta dello Stato. Altrettanti problemi sono creati dalla carenza di uomini , mezzi e coordinamento tra le forze di polizia e tra queste e le amministrazioni locali.
L’enfatizzazione da parte della stampa di casi isolati – che sono però fisiologici e non caratterizzano le modalità di funzionamento normale del sistema - amplifica a dismisura questi effetti negativi.
I problemi creati dalla diffusione del crimine sono comunque problemi ineliminabili in una società moderna, che necessariamente deve poter contare sull’affidamento e sulla fiducia su cui si basano tutte le relazioni personali e commerciali.
I recenti casi Parmalat, derivati, subprime, le frequenti truffe commerciali, gli scandali finanziari e la corruzione diffusa evidenziano come la criminalità si vada diffondendo prevalentemente in questi settori, mentre le statistiche ufficiali ci indicano che il livello di criminalità urbana rimane stabile. La stampa è, però, portata ad amplificare prevalentemente quest’ultima sicché ne deriva una sensazione generalizzata di maggiore aggressività diffusa nelle città.
Essa in parte è reale e consegue a condizioni di miseria reale e culturale, nonché da un disagio sociale diffuso, al quale i servizi sociali non riescono a far fronte in misura adeguata, anche per effetto dei tagli continui di bilancio.
Buona parte di questa criminalità nasce in particolare dal disagio giovanile e dal trasferimento sul territorio nazionale di delinquenti provenienti da altri paesi allettati dalla diffusa sensazione di impunità. In particolari questi ultimi trovano facile gioco nel mimetizzarsi in mezzo ai tanti onesti lavoratori stranieri che vengono in Italia in cerca di lavoro.
Nei confronti di queste persone non vengono attrezzati sufficienti servizi per favorirne l’inserimento sociale né vengono ricercate strade per modificare i messaggi che loro pervengono circa la scarsa funzionalità dei nostri sistemi di repressione. Una legislazione dissennata sulla immigrazione fa il resto trasformando in delinquenti persone che in realtà sono solo prive di un permesso di soggiorno temporaneo che consenta loro di cercare lavoro. Le più recenti proposte di inasprimento normativo sono addirittura contrarie ai diritti fondamentali dell’uomo ed più elementari principi acquisiti nella coscienza sociale di un paese democratico.
Non vi è dubbio che la strada primaria è quella di affiancare iniziative di carattere sociale ad un efficace funzionamento del sistema di legalità, evitando i condoni, eliminando meccanismi garantistici sproporzionati ed intervenendo sul sistema delle impugnazioni in modo da ridurre i tempi di applicazione delle sanzioni.
In assenza o in attesa degli effetti di tali misure, è evidente che ai cittadini non può essere disconosciuta la possibilità di collaborare alla sicurezza delle città, ma questa non dovrà mai tradursi in iniziative di sostituzione dello Stato ovvero in ridicole parate di carattere militaresco o manifestazioni muscolari che non sono in grado di affrontare le radici dei problemi.
Il territorio segnala gli effetti estremamente positivi di iniziative rivolte, invece, ad affermare la presenza delle amministrazioni sul territorio. Tra queste la creazione di patti locali per la sicurezza urbana anche a livello di quartieri, lo stimolo alla presenza vigile dei cittadini in modo che essi diventino dei sensori diffusi delle situazioni di disagio, la creazione di un punto telefonico unico per le segnalazioni e per mettere in movimento una risposta adeguata e sensibile, la formazione di tavoli tecnici tra le associazioni e le forze di polizia operanti sul territorio per l’esame delle segnalazioni, la identificazione delle ragioni dei conflitti e la ricerca di soluzioni rivolte a contenerli, la mediazione tra le culture diverse, la mediazione dei conflitti nei condomini a rischio, la creazioni di laboratori di teatro e di manualità e la sollecitazione di attività varie per coinvolgere in iniziative socializzanti le comunità delle zone più a rischio, la creazione di figure professionali specifiche e la sollecitazione di volontari per tutti questi tipi di interventi.
Avranno evidentemente un ruolo primario quelle iniziative che possono essere rivolte ad affrontare problemi che si presentano in modo costante perché strutturali, quali sono il contrasto dell’abuso dell’alcool e delle droghe e l’intervento psicologico da mettere realmente (e non solo virtualmente) a disposizione delle vittime dei reati ed in particolare delle persone anziane.
Si tratta nella sostanza di decostruire la domanda di sicurezza e dare risposta ai problemi specifici creati dai concreti conflitti che si verificano nel territorio. Una volta affrontato in questo modo il problema le c.d. ronde di stampo leghista appariranno veramente una pagliacciata rivolta soltanto a gettare fumo negli occhi e ad eludere le problematiche reali.
A questi interventi va anche affiancata una visione più organizzata delle disponibilità di volontariato presenti sul territorio mediante la creazione di social network che siano in grado di selezionare le professionalità specifiche e metterle a disposizione di quelle istituzioni che presentino carenze di personale e servizi, in modo da contribuire a dare soluzione a problemi diffusi. Con effetti che potrebbero anche contribuire a ridurre le carenze di cui soffrono i corpi di polizia giudiziaria ed il servizio giustizia. Penso ad esempio - al fine di prevenire la commissione di reati - anche alla utilizzazione di volontari per visionare in tempo reale le immagini delle telecamere puntate di notte in tante zone delle città, spesso senza che nessuno abbia il tempo di farlo.
La sicurezza può essere assicurata solo dal corretto funzionamento dello stato sociale e da risposte giudiziarie rese in tempi rapidi per qualsiasi tipo di delitto e da chiunque posto in essere, senza privilegi ingiustificati a favore di determinate categorie di cittadini e ingiusti atteggiamenti persecutori nei confronti di settori determinati di persone che già vivono situazioni di profondo disagio.
Occorre uscire dalla logica angusta della categoria della sicurezza rivolta ad eccitare latenti stati di insoddisfazione ed inquietudine che trovano la loro origine nella solitudine o nell’isolamento. Vanno, dunque, respinti tutti quegli atteggiamenti, attualmente in voga, rivolti a ridicolizzare i principi dello stato di diritto e quelli di solidarietà fissati dalla Carta Costituzionale, dai trattati europei e dalla Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo.
La città di Bologna per sua tradizione sa di poter ancora contare sulla disponibilità dei propri cittadini di essere sensori di legalità. La consapevolezza e l’orgoglio di questo livello di civismo sono di per sé fattori che possono contribuire a dare sicurezza: occorre solo che i pubblici poteri, l’associazionismo e la stampa più responsabile si facciano carico di rendere adeguata rilevanza alla loro efficacia.
L'esperienza degli Assistenti Civici a Bologna
Inquadramento e convenzioni con le associazioni
Il 1° ottobre 2001 ha avuto inizio nel Comune di Bologna l'attività operativa delle Associazioni di volontariato impegnate nel progetto "Assistenti Civici", approvato con Decisione di Massima della Giunta Municipale PG n. 114830/01 in data 2/07/2001.
Scopi:
- coinvolgere i cittadini sulle tematiche della sicurezza,
- (ri)promuovere senso civico,
- avvicinare i cittadini residenti in determinate zone al fine di ridurre la percezione di insicurezza, - suscitare rispetto dei regolamenti e delle leggi,
- assicurare una presenza concreta sul territorio.
Normativa di riferimento
- Decisione di massima della Giunta Municipale P.G. n. 114830/2001
- Legge quadro sul volontariato (L. 11 Agosto 1991, n. 266)
- Disciplina delle Associazioni di Promozione Sociale (L. 7 Dicembre 2000, n. 383)
- Norme per la valorizzazione delle Associazioni di Promozione Sociale (Legge Regionale 34/ 2002)
- Regolamento sui rapporti con le libere forme associative (ODG: 187 PG: 200542/2005)
- Legge Regionale n. 24/2003 - Disciplina della Polizia Amministrativa Locale e Promozione del Sistema Integrato di Sicurezza
Nel 2006 si è sfruttata la Legge regionale che all’art.8 prevede i volontari a supporto della polizia locale. A seguito di avviso pubblico del 2006 sono state selezionate 29 associazioni che hanno composto il novero di quelle appartenenti al servizio degli Assistenti Civici.
Le associazioni che vogliono svolgere il servizio di volontariato di AC, devono iscriversi al registro delle Libere Forme Associative (LFA) e con loro è poi stipulata una convenzione : a queste IL COMBO può dare sede e fondi in cambio di controllo. La convenzione deve prevedere sempre che l’associazione faccia un’assicurazione per i propri volontari e lo farà con i fondi destinati all’associazione stessa.
All’inizio si trattava solo di associazioni di ex operatori delle FF.OO. Oggi invece si tratta di 27/28 associazioni per un totale di circa 250 Assistenti Civici (AC) in zone che coinvolgono tutti i quartieri di Bologna.
Per la realizzazione di “percorsi sicuri” in tutta la città è iniziato un lavoro di confronto, consultazione e collaborazione tra i Settori coinvolti (Politiche per la Sicurezza, Polizia Municipale, Istruzione, Lavori Pubblici, Mobilità Urbana) ed i Quartieri. In alcune zone, sono stati interessati soggetti specifici (per es., attorno alla stazione si è interessata la POLFER e TRENITALIA).
Molta attenzione è posta nei “premi” simbolici per la loro attività:
- i coordinatori (dipendenti del COMBO) si fanno vedere nei luoghi dove i volontari si trovano, anche nelle ore serali o presto il mattino per salutare, sentire se hanno problemi;
- gli attestati dei corsi ai quali prendono parte,
- illustrazione dei vantaggi (agli stranieri) del conoscere meglio la società e dunque di potersi integrare meglio.
- Festa annuale (che ora non si fa più per mancanza di fondi)
In strada
Principalmente le aree individuate per le iniziative in strada sono state tre:
scuole e dintorni (asili, scuole dell'infanzia, elementari, medie)
verde pubblico (giardini, parchi pubblici e aree verdi)
altre aree (piazze, fermate autobus, mercati, manifestazioni, zone con riscontrare criticità, etc.)
• Modalità di intervento
Gli Assistenti Civici sono privi di qualsiasi qualifica giuridica e non effettuano alcuna azione di intervento diretto con operazioni impositive e/o repressive, bensì garantiscono una presenza amica, colloquiante, rassicurante con la possibilità di richiesta di intervento della Polizia Municipale, delle Forze dell'Ordine, dei Vigili del Fuoco o del Pubblico Soccorso in caso di necessità e emergenza.
Il compito degli Assistenti Civici è quello di collaborare in termini di prevenzione del degrado, finalizzando la propria azione alla salvaguardia della sicurezza dei cittadini, garantita attraverso una presenza attenta e rassicurante sul territorio.
Tutti agiscono sulla percezione dell’insicurezza ma specie gli “Angeli alle fermate”: gruppo che in origine è teatrale e i cui membri si presentano travestiti, con le ali e un distintivo che li qualifica. Fanno piccole performance alle fermate bus e in autobus. Ottengono ottimi risultati con anziani che hanno paura a muoversi la sera, anche in estate.
Solo alcuni AC hanno potere sanzionatorio e sono coloro che lo hanno già indipendentemente dalla qualifica di AC (che, come si diceva, non è qualifica riconosciuta). G.E.V. (Guardie Ecologiche Volontarie) Rangers d’Italia con qualifica di G.E.V., PRO NATURA hanno come “valore aggiunto” un riconoscimento legislativo che consente loro una capacità sanzionatoria limitata tale da renderle particolarmente incisive nel risolvere problematiche in parchi ed aree verdi della città.
• Dotazioni
I volontari sono dotati di tessera di riconoscimento con dati identificativi e fotografia, di un corpetto e/o di un bracciale con la scritta "Assistente Civico" e lo stemma del Comune di Bologna.
Inoltre hanno a disposizione dei telefoni cellulari per le telefonate di emergenza e le segnalazioni e il coordinamento.
La composizione degli AC
Ci sono donne tra AC ma solo giovani.
Le persone di origine straniera sono organizzate in 3 associazioni:
1. Ass. UNIVERSO e Stella Nostra, sono quasi tutti stranieri (studenti e lavoratori), giovani. Sono molto preparati perché facevano già “sicurezza” al Link: allontanavano le persone problematiche, cercavano di evitare le risse, ecc., quindi con già una loro formazione su approccio non aggressivo, mediazione. Sono impiegati soprattutto vicino alla stazione, dove c’è spaccio, abuso di alcol e senza fissa dimora. La strategia di attacco in queste zone è stata avere una presenza massiccia di AC in collaborazione con FFOO (c’era già il carabiniere di quartiere e il poliziotto di prossimità della Polizia Municipale). Il loro ruolo è stato soprattutto di antenne per dare informazioni precise alle FFOO, insomma avevano acquisito le capacità di comunicare con le FFOO secondo le loro richieste e criteri.
2. Forum Metropolitano delle associazioni degli stranieri a Bologna e Provincia. Sono persone adulte.
Impiegare persone straniere ha reso più semplice interagire con gli stranieri gestori di negozi (cingalesi, indiani, pakistani, bangladeshi).
Purtroppo le assicurazioni non coprono le persone anziane e questo ha fatto sì che i volontari anziani ex operatori di PS/PM/Car. non possono intervenire.
Formazione
Ricevono una formazione di base su:
- facoltà, limiti e rischi dell’AC volontario;
- come rapportarsi alle FFOO: come segnalare, le varie modalità di truffa, ecc.
- come e cosa segnalare ai quartieri (disservizi, pulizie, ecc.)
- i regolamenti comunali sui parchi, aree verdi, ecc.
Secondo il tipo di intervento al quale sono assegnati ricevono formazione su:
- primo soccorso (tenuti da Prot. Civ. e CR)
- mediazione dei conflitti;
- quali servizi sono disponibili, specie di notte.
Dopo la formazione non è rilasciata qualifica
Sempre seguendo le indicazioni dell’art.8 della L.R. 24/2003, e la relativa direttiva di applicazione, che indicano espressamente l’utilizzazione del volontariato in un sistema integrato di sicurezza con una presenza aggiuntiva e non sostitutiva rispetto a quella garantita dalla polizia locale, i dati dei volontari che hanno seguito la formazione sopra descritta sono inseriti in apposito elenco che l’ufficio Assistenti Civici sta predisponendo.
Verbale della riunione 5.3.2009 tenutasi presso il circolo di Casaralta
Verbale della riunione del Forum Sicurezza e Convivenza nello spazio pubblico del PD di Bologna che ha avuto luogo dalle ore 21 alle ore 23 del 5 marzo 2009 presso il circolo del PD di Casaralta in via Fornasini 3 (traversa di via Ferrarese)
Presenti per il Forum: Claudio Nunziata, Roberto Giorgi Ronchi, Pietro Filippini, Marina Pirazzi, Luciano Proietti, referente per il circolo Valentina Marino. Presenti esponenti del comitato “Casaralta che si muove”.
Vengono rappresentate da Valentina Marino le caratteristiche e le problematiche della zona Casaralta che si estende prevalentemente lungo la via Ferrarese, senza una piazza e senza vitalità dello spazio pubblico, con un 60% di negozi, spesso mal tenuti, condotti da cinesi che si lasciano coinvolgere molto poco nelle iniziative del territorio. I problemi sono rappresentati prevalentemente dall’area delle ex Officine Casaralta che per la sua vasta estensione si presta ad fungere da rifugio per sbandati e spacciatori. Per quanto ne sia prevista una riqualificazione, sembra che il relativo progetto ne preveda solo una destinazione a capannoni senza soluzioni urbanistiche che si prestino ad un allargamento della destinazione residenziale, a spazio verde ed, a luoghi di aggregazione o che ne favoriscano altrimenti una migliore vivibilità, con tutti i conseguenti effetti anche sulla sicurezza complessiva e il controllo del territorio. I rappresentanti del comitato danno atto che comunque sono presenti nel territorio alcuni centri di aggregazione: due biblioteche, un centro per ragazzi (ex casetta), un campo di Skateboard, il centro giovani della Parrocchia.
I membri del Forum concordano sulla necessità che qualsiasi intervento urbanistico sia comunque subordinato ad una clausola di compatibilità con le esigenze di inclusione sociale ed una valutazione di assenza di condizioni atte a generare insicurezza e degrado e si augurano che lo stato dei relativi progetti consenta ancora modifiche atte a soddisfare le esigenze rappresentate, che appaiono perfettamente condivisibili . Espongono le caratteristiche del provvedimento governativo sulle cd. ronde evidenziando tutti i rischi di esasperazione delle tensioni sociali, del clima di civile convivenza, di accentuazione della percezione di insicurezza e della paura che oggi viene utilizzata al fine di distrazione dai problemi reali e di manipolazione del consenso. Si ricorda come tutte le forze di polizia in una recente manifestazione a Roma abbiano in questi giorni abbiano manifestato la propria contrarietà al provvedimento governativo.
Il coordinatore del Forum pone in evidenza le profonde differenze con la normativa regionale in materia di associazioni di volontariato ed in particolare la direttiva 14.2.2005 in attuazione della legge regionale n.24/2005 consultabili ai link indicati sul sito www.forumsicurezza.blogspot.com
http://crerbd.regione.emilia-romagna.it/stampa/stampepdf/leggiV/LR-ER-2003-24.pdf http://www.uil.it/uil_emiliaromagna/archivio/anno2005/UtilizzazioneVolontariato.htm
Espone come nella legge 20.2.2009 siano presenti i caratteri della destinazione a creare condizioni persecutorie e di discriminazione in danno degli immigrati e di tutti coloro che oggettivamente si troveranno in una situazione di “disagio sociale” (questo il termine utilizzato dalla legge), pur senza commettere alcun reato, come l’iniziativa si presti alla creazione di corpi politicizzati, caratterizzati dalla intimidazione fisica del gruppo che si propone in formazione paramilitare, che piuttosto che risolvere potranno solo creare nuovi e più gravi problemi.
Sottolinea la necessità che il principio generale di collaborazione dei cittadini alla vivibilità del territorio sia salvaguardato ed interpretato come possibile supporto psicologico alle persone che siano vittime di reati ovvero della sindrome della paura, nonché come possibile supporto di intelligence alla polizia locale nella conoscenza delle problematiche del territorio. Evidenzia come la normativa regionale risponda a questa esigenza rappresentando le associazioni di volontariato in tale materia come “servizio pubblico volontario aggiuntivo e non sostitutivo di quello ordinariamente svolto dalle strutture di Polizia Locale”, essendo rivolte “a realizzare una presenza attiva sul territorio con il fine di promuovere l’educazione alla convivenza e il rispetto della legalità, la mediazione dei conflitti e il dialogo tra le persone”. Sottolinea altresì come nello svolgimento di tale attività il volontario acquisisce capacità di osservazione del territorio e di selezione delle informazioni che possono risultare utili per migliorare la qualità delle relazioni e delle attività nello spazio pubblico urbano.
Una fattiva collaborazione con le polizie locali si realizza per il tramite di una qualificata attività di segnalazione delle problematicità riscontrate finalizzata al miglioramento delle funzioni di prevenzione e controllo svolta dalla polizia locale. Ed a tale fine ricorda come in altre città europee le telecamere presenti sul territorio nelle zone di maggiore rischio siano in numero enormemente maggiore che nelle città italiane indicando, comunque, la possibilità che volontari siano utilizzati per collaborare con gli organi di polizia, tra l’altro, anche nella visione nel corso della notte dei filmati delle telecamere, in modo da potere realizzare un sistema di prevenzione in grado di intervenire tempestivamente nelle occasioni di maggiore vulnerabilità.
Ed infine rappresenta come il più efficace rimedio alla insicurezza sia costituito da un corretto funzionamento del sistema di controllo di legalità, come gli organi istituzionali ad esso preposti (polizia e magistratura) agiscano in condizioni di scarsità di mezzi e di personale, sicché un qualsiasi supporto di servizi tecnici (di informatica, di tecnica dell’organizzazione, etc.) messo gratuitamente a disposizione dagli enti locali, da soggetti sociali o reso da volontari esperti possa aumentare il rendimento e l’efficacia di questi organi.
Roberto Giorgi Ronchi del Forum Sicurezza pone in luce la differenza tra problematiche relative alla sicurezza in senso stretto, e problematiche relative alla qualità della convivenza nello spazio urbano.
Il primo profilo riguarda il contrasto alla vera e propria criminalità, nelle sue manifestazioni più gravi: lo spaccio di sostanze stupefacenti, i furti nelle abitazioni, le rapine a mano armata, gli stupri e tutti i reati violenti contro le persone, ecc. ecc..
Rispetto a questi gravi fenomeni il ruolo dei cittadini, pur consapevoli, ben informati, e solidamente organizzati attraverso le associazioni di volontariato, non può che essere soprattuto di appoggio e di collaborazione con le forze dell'ordine, poiché il contrasto alla criminalità – specie quella più organizzata e pericolosa - richiede competenze specialistiche ed approfondite e metodiche di intervento complesse e consolidate, cioè risorse tutte che solo professionisti della sicurezza di comprovata esperienza possono offrire. Ciò non vuol dire che i cittadini non possano avere un ruolo, ad esempio nella denuncia e nella vigilanza sul territorio, ma si vuol qui sostenere che in questa materia la delega alle forze dell'ordine riveste particolare importanza.
Sussiste poi un secondo importante profilo, spesso e superficialmente ricompreso anch'esso nelle problematiche della sicurezza, attinente a tutti quei comportamenti posti in essere all'insegna della maleducazione, dell'intolleranza e dell'inciviltà, e dunque comportamenti che provocano sporcizia, rumori molesti, degrado dei luoghi e delle relazioni tra le persone, ecc. ecc..
Questi comportamenti, pur in sé meno gravi di quelli attinenti alla criminalità e sopra ricordati, non devono essere sottovalutati perché di fatto e molto spesso feriscono profondamente la sensibilità dei cittadini, e danneggiano grandemente la qualità della loro vita, arrecando loro gravi sofferenze morali.
La forte attenzione alle suddette questioni è una caratteristica dei nostri tempi, assistiamo infatti ad una vera e propria “polverizzazione” degli interessi, per la quale spesso si usa il termine “sicurezza” in termini generali, ma si pensa in realtà a concrete situazioni di inciviltà e degrado che allignano – talora letteralmente – avanti alla propria porta di casa.
Riguardo a tale secondo aspetto – il contrasto al degrado urbano – i cittadini possono svolgere un ruolo molto importante, perché con la presenza sul territorio, la capacità di creare e far crescere contesti di aggregazione tra le persone, e la capacità di monitare efficacemente il territorio e di rilevare immediatamente le criticità insorgenti, possono dare un contributo essenziale nella prevenzione e nel contrasto a tristi fenomeni di sporcizia, rumori molesti, maleducazione, inciviltà, ecc. ecc.. In questo contesto il volontariato può svolgere un ruolo prezioso, come tante esperienze già in essere sul territorio stanno mostrando.
Serve a tal riguardo una riflessione più approfondita sulla Polizia Municipale, e sulla effettiva e continuativa presenza sul territorio della suddetta, a fianco dei cittadini.
Marina Pirazzi segnala il manuale, che può essere richiesto ai servizi regionali, PIANIFICAZIONE, DISEGNO URBANO, GESTIONE DEGLI SPAZI PER LA SICUREZZA. prodotto nel 2007 insieme dalla Regione, dal Servizio politiche per la sicurezza e la polizia locale e dal Servizio Riqualificazione Urbana, Politecnico di Milano - Laboratorio qualità urbana e sicurezza e Ile-de-france / Institut d’amenegement et d’urbanisme.
Presenti per il Forum: Claudio Nunziata, Roberto Giorgi Ronchi, Pietro Filippini, Marina Pirazzi, Luciano Proietti, referente per il circolo Valentina Marino. Presenti esponenti del comitato “Casaralta che si muove”.
Vengono rappresentate da Valentina Marino le caratteristiche e le problematiche della zona Casaralta che si estende prevalentemente lungo la via Ferrarese, senza una piazza e senza vitalità dello spazio pubblico, con un 60% di negozi, spesso mal tenuti, condotti da cinesi che si lasciano coinvolgere molto poco nelle iniziative del territorio. I problemi sono rappresentati prevalentemente dall’area delle ex Officine Casaralta che per la sua vasta estensione si presta ad fungere da rifugio per sbandati e spacciatori. Per quanto ne sia prevista una riqualificazione, sembra che il relativo progetto ne preveda solo una destinazione a capannoni senza soluzioni urbanistiche che si prestino ad un allargamento della destinazione residenziale, a spazio verde ed, a luoghi di aggregazione o che ne favoriscano altrimenti una migliore vivibilità, con tutti i conseguenti effetti anche sulla sicurezza complessiva e il controllo del territorio. I rappresentanti del comitato danno atto che comunque sono presenti nel territorio alcuni centri di aggregazione: due biblioteche, un centro per ragazzi (ex casetta), un campo di Skateboard, il centro giovani della Parrocchia.
I membri del Forum concordano sulla necessità che qualsiasi intervento urbanistico sia comunque subordinato ad una clausola di compatibilità con le esigenze di inclusione sociale ed una valutazione di assenza di condizioni atte a generare insicurezza e degrado e si augurano che lo stato dei relativi progetti consenta ancora modifiche atte a soddisfare le esigenze rappresentate, che appaiono perfettamente condivisibili . Espongono le caratteristiche del provvedimento governativo sulle cd. ronde evidenziando tutti i rischi di esasperazione delle tensioni sociali, del clima di civile convivenza, di accentuazione della percezione di insicurezza e della paura che oggi viene utilizzata al fine di distrazione dai problemi reali e di manipolazione del consenso. Si ricorda come tutte le forze di polizia in una recente manifestazione a Roma abbiano in questi giorni abbiano manifestato la propria contrarietà al provvedimento governativo.
Il coordinatore del Forum pone in evidenza le profonde differenze con la normativa regionale in materia di associazioni di volontariato ed in particolare la direttiva 14.2.2005 in attuazione della legge regionale n.24/2005 consultabili ai link indicati sul sito www.forumsicurezza.blogspot.com
http://crerbd.regione.emilia-romagna.it/stampa/stampepdf/leggiV/LR-ER-2003-24.pdf http://www.uil.it/uil_emiliaromagna/archivio/anno2005/UtilizzazioneVolontariato.htm
Espone come nella legge 20.2.2009 siano presenti i caratteri della destinazione a creare condizioni persecutorie e di discriminazione in danno degli immigrati e di tutti coloro che oggettivamente si troveranno in una situazione di “disagio sociale” (questo il termine utilizzato dalla legge), pur senza commettere alcun reato, come l’iniziativa si presti alla creazione di corpi politicizzati, caratterizzati dalla intimidazione fisica del gruppo che si propone in formazione paramilitare, che piuttosto che risolvere potranno solo creare nuovi e più gravi problemi.
Sottolinea la necessità che il principio generale di collaborazione dei cittadini alla vivibilità del territorio sia salvaguardato ed interpretato come possibile supporto psicologico alle persone che siano vittime di reati ovvero della sindrome della paura, nonché come possibile supporto di intelligence alla polizia locale nella conoscenza delle problematiche del territorio. Evidenzia come la normativa regionale risponda a questa esigenza rappresentando le associazioni di volontariato in tale materia come “servizio pubblico volontario aggiuntivo e non sostitutivo di quello ordinariamente svolto dalle strutture di Polizia Locale”, essendo rivolte “a realizzare una presenza attiva sul territorio con il fine di promuovere l’educazione alla convivenza e il rispetto della legalità, la mediazione dei conflitti e il dialogo tra le persone”. Sottolinea altresì come nello svolgimento di tale attività il volontario acquisisce capacità di osservazione del territorio e di selezione delle informazioni che possono risultare utili per migliorare la qualità delle relazioni e delle attività nello spazio pubblico urbano.
Una fattiva collaborazione con le polizie locali si realizza per il tramite di una qualificata attività di segnalazione delle problematicità riscontrate finalizzata al miglioramento delle funzioni di prevenzione e controllo svolta dalla polizia locale. Ed a tale fine ricorda come in altre città europee le telecamere presenti sul territorio nelle zone di maggiore rischio siano in numero enormemente maggiore che nelle città italiane indicando, comunque, la possibilità che volontari siano utilizzati per collaborare con gli organi di polizia, tra l’altro, anche nella visione nel corso della notte dei filmati delle telecamere, in modo da potere realizzare un sistema di prevenzione in grado di intervenire tempestivamente nelle occasioni di maggiore vulnerabilità.
Ed infine rappresenta come il più efficace rimedio alla insicurezza sia costituito da un corretto funzionamento del sistema di controllo di legalità, come gli organi istituzionali ad esso preposti (polizia e magistratura) agiscano in condizioni di scarsità di mezzi e di personale, sicché un qualsiasi supporto di servizi tecnici (di informatica, di tecnica dell’organizzazione, etc.) messo gratuitamente a disposizione dagli enti locali, da soggetti sociali o reso da volontari esperti possa aumentare il rendimento e l’efficacia di questi organi.
Roberto Giorgi Ronchi del Forum Sicurezza pone in luce la differenza tra problematiche relative alla sicurezza in senso stretto, e problematiche relative alla qualità della convivenza nello spazio urbano.
Il primo profilo riguarda il contrasto alla vera e propria criminalità, nelle sue manifestazioni più gravi: lo spaccio di sostanze stupefacenti, i furti nelle abitazioni, le rapine a mano armata, gli stupri e tutti i reati violenti contro le persone, ecc. ecc..
Rispetto a questi gravi fenomeni il ruolo dei cittadini, pur consapevoli, ben informati, e solidamente organizzati attraverso le associazioni di volontariato, non può che essere soprattuto di appoggio e di collaborazione con le forze dell'ordine, poiché il contrasto alla criminalità – specie quella più organizzata e pericolosa - richiede competenze specialistiche ed approfondite e metodiche di intervento complesse e consolidate, cioè risorse tutte che solo professionisti della sicurezza di comprovata esperienza possono offrire. Ciò non vuol dire che i cittadini non possano avere un ruolo, ad esempio nella denuncia e nella vigilanza sul territorio, ma si vuol qui sostenere che in questa materia la delega alle forze dell'ordine riveste particolare importanza.
Sussiste poi un secondo importante profilo, spesso e superficialmente ricompreso anch'esso nelle problematiche della sicurezza, attinente a tutti quei comportamenti posti in essere all'insegna della maleducazione, dell'intolleranza e dell'inciviltà, e dunque comportamenti che provocano sporcizia, rumori molesti, degrado dei luoghi e delle relazioni tra le persone, ecc. ecc..
Questi comportamenti, pur in sé meno gravi di quelli attinenti alla criminalità e sopra ricordati, non devono essere sottovalutati perché di fatto e molto spesso feriscono profondamente la sensibilità dei cittadini, e danneggiano grandemente la qualità della loro vita, arrecando loro gravi sofferenze morali.
La forte attenzione alle suddette questioni è una caratteristica dei nostri tempi, assistiamo infatti ad una vera e propria “polverizzazione” degli interessi, per la quale spesso si usa il termine “sicurezza” in termini generali, ma si pensa in realtà a concrete situazioni di inciviltà e degrado che allignano – talora letteralmente – avanti alla propria porta di casa.
Riguardo a tale secondo aspetto – il contrasto al degrado urbano – i cittadini possono svolgere un ruolo molto importante, perché con la presenza sul territorio, la capacità di creare e far crescere contesti di aggregazione tra le persone, e la capacità di monitare efficacemente il territorio e di rilevare immediatamente le criticità insorgenti, possono dare un contributo essenziale nella prevenzione e nel contrasto a tristi fenomeni di sporcizia, rumori molesti, maleducazione, inciviltà, ecc. ecc.. In questo contesto il volontariato può svolgere un ruolo prezioso, come tante esperienze già in essere sul territorio stanno mostrando.
Serve a tal riguardo una riflessione più approfondita sulla Polizia Municipale, e sulla effettiva e continuativa presenza sul territorio della suddetta, a fianco dei cittadini.
Marina Pirazzi segnala il manuale, che può essere richiesto ai servizi regionali, PIANIFICAZIONE, DISEGNO URBANO, GESTIONE DEGLI SPAZI PER LA SICUREZZA. prodotto nel 2007 insieme dalla Regione, dal Servizio politiche per la sicurezza e la polizia locale e dal Servizio Riqualificazione Urbana, Politecnico di Milano - Laboratorio qualità urbana e sicurezza e Ile-de-france / Institut d’amenegement et d’urbanisme.
Iniziativa il 10 marzo al circolo Murri
Il Forum “Sicurezza e convivenza nello spazio pubblico” organizza un ciclo di seminari rivolti a quanti vogliono approfondire i diversi aspetti della sicurezza delle nostre città. Quello in programma è il quinto della serie. L’obiettivo è quello di realizzare momenti di confronto che contribuiscano a qualificare il dibattito pubblico sulla sicurezza.
Questi seminari si tengono, ordinariamente, il secondo martedì di ogni mese e sono ospitati dal Circolo PD “Murri”.
Quinto seminario:
Martedì 10 Marzo 2009 ore 21/23,30
Presso Circolo PD Murri, via Murri 99
DALLA TEORIA ALLA PRATICA E VICEVERSA
Introduce la serata Roberto Cornelli, sindaco di Cormano (Mi) e docente di criminologia. Discutono con lui Raffaele Atti e Franco Corradini, assessori alla sicurezza a Ferrara e Reggio Emilia
Coordina l’incontro Cosimo Braccesi
Come d’uso, il circolo Murri a partire dalle 20,30 sarà lieto di offrire a tutti i partecipanti un caffè (fatto con la moka) e l'opportunità di fare quattro chiacchiere.
L'orario di inizio e fine del seminario sarà comunque rispettato.
Prossimi incontri (titoli provvisori)
Martedì 14 Aprile, La violenza contro le donne in Emilia-Romagna,
con Rossella Selmini ed Eugenio Arcidiacono
Martedì 12 Maggio, La paura della criminalità, con Marcello Maneri
Martedì 9 Giugno, I numeri che contano, con Giovanni Sacchini
Il Forum “Sicurezza e convivenza nello spazio pubblico”
in collaborazione con il Circolo PD Murri
Questi seminari si tengono, ordinariamente, il secondo martedì di ogni mese e sono ospitati dal Circolo PD “Murri”.
Quinto seminario:
Martedì 10 Marzo 2009 ore 21/23,30
Presso Circolo PD Murri, via Murri 99
DALLA TEORIA ALLA PRATICA E VICEVERSA
Introduce la serata Roberto Cornelli, sindaco di Cormano (Mi) e docente di criminologia. Discutono con lui Raffaele Atti e Franco Corradini, assessori alla sicurezza a Ferrara e Reggio Emilia
Coordina l’incontro Cosimo Braccesi
Come d’uso, il circolo Murri a partire dalle 20,30 sarà lieto di offrire a tutti i partecipanti un caffè (fatto con la moka) e l'opportunità di fare quattro chiacchiere.
L'orario di inizio e fine del seminario sarà comunque rispettato.
Prossimi incontri (titoli provvisori)
Martedì 14 Aprile, La violenza contro le donne in Emilia-Romagna,
con Rossella Selmini ed Eugenio Arcidiacono
Martedì 12 Maggio, La paura della criminalità, con Marcello Maneri
Martedì 9 Giugno, I numeri che contano, con Giovanni Sacchini
Il Forum “Sicurezza e convivenza nello spazio pubblico”
in collaborazione con il Circolo PD Murri
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