giovedì 18 giugno 2009

La lezione sulla responsabilità personale di Michelle Obama

da “La fortuna non esiste” di Mario Calabresi

“La visita di Michelle Obama al Mary’s Center comincia alle 2,45 del pomeriggio…Quando esce dalla classe…un ragazzo le chiede cosa si possa fare per migliorare la sicurezza nella comunità e racconta che qualche giorno prima un senzatetto è morto per la strada e la gente per ora è passata accanto senza far niente. Michelle prende l’occasione al volo per fare una lezione sulla responsabilità personale: “Il problema ha due facce: una è quella delle risorse, riguarda il sistema della giustizia e le forze dell’ordine, ma l’altra riguarda noi. Non ci possono essere leggi che obbligano le persone a fare cose giuste: non si può imporre a un papà di leggere le favole al figlio o di trattare il vicino con rispetto e decenza. A fare la differenza non sono i soldi che guadagni o il diploma che hai preso, ma la scelta che fai di essere cittadino attivo, coinvolto e responsabile. Nessun presidente e nessun sindaco possono ordinarlo, sono cose che vengono dai valori e dalla fede che abbiamo dentro. Spero che sia qualcosa di cui parlate quando venite qui, non solo di cosa avete bisogno o chi ve lo potrà dare. Dovete chiedervi: ma cosa posso fare, che tipo di cittadino sarò, che genitore ? E che cosa farò la prossima volta che verrà commesso un crimine ? Ci passerò accanto o chiamerò la polizia e mi farò coinvolgere ?
Stanno tutti in silenzio e fanno si con la testa. Lei li fissa con quello sguardo di sfida che è il suo biglietto da visita, vuol lasciare il segno, stimolarli a crescere e a impegnarsi.”
mercoledì 17 giugno 2009

Una analisi di nens.it sui costi della sicurezza

leggi
Sicurezza, le vere cifre di Maroni
di Antonio Misiani
in
http://www.nens.it/_public-file/2009-05-04_NENS_Sicurezza2.pdf

link per le nuove disposizioni sulla sicurezza

In questo sito http://www.associazionemagistrati.it/articolo.php?id=1793
sono consultabili:

Il testo del decreto legge 24/02/09 n° 2232 (conversione in legge del dl 23/03/09 n° 11) recante misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori - Dossier predisposto dal servizio Studi della Camera, con le schede di lettura del decreto legge

Il testo del ddl n° 773 approvato dal Senato il 05/02/09 recante disposizioni in materia di sicurezza

Il testo del decreto legge 23 maggio 2008 n. 92 (pubblicato sulla G.U. 26 maggio 2008 n. 122), coordinato con le modifiche introdotte dalla legge di conversione 24 luglio 2008 n. 125 (pubblicata sulla G.u. 25 luglio 2008 n. 173), è stato tratto dal sito di Guida al Diritto on line

Per una più agevole lettura delle novità legislative entrate in vigore, diffondiamo il testo degli articoli del codice penale e di procedura penale ante e post entrata in vigore della legge di conversione di cui sopra; il lavoro di coordinamento dei testi è stato effettuato dal dott. Carlo Marzella della Procura della Repubblica di Palermo
martedì 16 giugno 2009

L'Anm sugli emendamenti governativi al pacchetto sicurezza.

DOCUMENTO DELLA COMMISSIONE MINORI ANM

Il disegno di legge n. 733 del 3 giugno 2008 in materia di sicurezza pubblica comprende, nel testo approvato alla Camera dei Deputati il 14 maggio 2009, alcuni emendamenti proposti dal Governo. Essi tuttavia lasciano inalterati i profili di criticità rispetto all’interesse dei minori già evidenziati in numerosi documenti.

In particolare, il testo licenziato dalle Camere non è stato modificato nella parte in cui non consente la registrazione dei figli dei clandestini nell’atto di nascita (modifica all’art. 6 comma 2 tu immigrazione, come modificato dall’art. 45 lett. F, ora art. 20 lett. F ddl), nonostante il Parlamento fosse stato debitamente informato della palese incostituzionalità di tale norma (si richiama, in proposito, il documento dell’associazione dei Giudici Minorili e della Famiglia).
Detta previsione contrasta con il diritto del minore alla propria identità personale (nel quale rientra lo status filiationis) e cittadinanza, che viene riconosciuto dall’art. 7 della Convenzione sui diritti del fanciullo approvata a New York il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia, la cui limitazione comporterebbe l’esposizione dei minori al pericolo di falsi riconoscimenti di terzi e aggiramenti fraudolenti della legge sull’adozione. In ogni caso, l’abnorme ed iniqua conseguenza di tale modifica normativa è che, non potendo il minore essere riconosciuto entro soli dieci giorni, si aprirà automaticamente la procedura di adottabilità. Sarebbe opportuno prolungare il termine previsto per l’apertura di una procedura di adattabilità, al fine di non determinare una impossibilità in concreto di registrazione dei figli di clandestini nei termini i legge, con il timore che tale situazione, nel tempo, possa indurre le clandestine a partorire senza assistenza ospedaliera con grave rischio per la salute delle donne e dei nascituri destinati a rimanere minori invisibili .
Né pare che i lamentati profili di incostituzionalità siano esclusi dal fatto che la madre e il coniuge possano chiedere un permesso per maternità, ai sensi dell’art. 19 u.c. lett. D), come modificato dalla sentenza della Corte costituzionale n. 376/2000. Invero, è facile prevedere le notevoli difficoltà di ordine burocratico che i competenti uffici delle questure incontreranno nel valutare istanze corredate da atti di nascita dai quali non potrà desumersi la paternità e maternità dei neonati. Il rapporto di filiazione dovrà essere provato in via indiretta (per esempio attraverso il certificato di assistenza al parto, a mezzo testimoni etc.), con esiti incerti e la verosimile possibilità di un successivo contenzioso in via amministrativa.

La modifica più rilevante è costituita dall’introduzione del reato di “ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato (art. 10 bis tu immigrazione, introdotto dall’art. 1 coma 16 ddl), punito con la pena dell’ammenda, ma corredato da sanzioni accessorie (espressa previsione dell’espulsione come sanzione sostitutiva, effetto estintivo del reato dell’avvenuto allontanamento dello straniero e possibilità di procedere ad espulsione amministrativa anche in assenza di nulla osta dell’autorità giudiziaria procedente), che ne rendono evidente la finalità di allontanamento dello straniero dal territorio dello Stato.
La Commissione rileva in proposito che non è espressamente prevista l’esclusione dei soggetti minorenni dall’ambito applicativo della nuova fattispecie, sebbene, dalle norme costituzionali e convenzionali, dall’arti. 37 bis l.n. 184 del 1983 e dall’art. 19 cpv. lett. A) TU immigrazione, si desuma il principio per cui il minore straniero che si trovi in Italia in condizioni abbandono non può essere espulso, ma deve anzi ricevere protezione sulla base della legislazione italiana in materia di adozione, affidamento e interventi urgenti.

Una lacuna normativa si evidenzia nell’art. 10 bis comma 6, che prevede una causa di sospensione del procedimento penale, nel caso di presentazione di una domanda di protezione internazionale di cui al decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251. Tale previsione andrebbe ragionevolmente estesa anche ai permessi rilasciati dal Tribunale per i Minorenni ai sensi dell’art. 31 tu immigrazione in presenza di situazioni di pregiudizio psico – fisico per i figli minori. Poiché tali domande vengono proposte da soggetti in stato di clandestinità, si determinerebbe la paradossale conseguenza di imporre ai Tribunali per i Minorenni di denunciare gli istanti per il reato di immigrazione clandestina.

In conclusione, la Commissione evidenzia che i menzionati emendamenti governativi, nonostante le numerose sollecitazioni fatte, non hanno apportato al testo del ‘pacchetto sicurezza’ alcuna modifica a tutela della delicata condizione dei minori stranieri che si trovano nel territorio dello Stato.
giovedì 21 maggio 2009

Il 9 giugno incontro su "I numeri che contano"

Il Forum “Sicurezza e convivenza nello spazio pubblico” conclude con questa ultima iniziativa il ciclo di seminari dedicato aisui temi della sicurezza urbana. Quello in programma è l’ottavo ed ultimo incontro della serie. L’obiettivo è stato quello di realizzare momenti di confronto che contribuissero a qualificare il dibattito pubblico sulla sicurezza.



Ottavo seminario:
Martedì 9 Giugno 2009 ore 21/23,30
Presso Circolo PD Murri, via Murri 99

I NUMERI CHE CONTANO
Quelli sulla criminalità, la vittimizzazione e l’insicurezza…..
ma anche quelli sulle elezioni!


Introduce la serata Giovanni Sacchini
Coordina l’incontro Cosimo Braccesi



Come d’uso, il circolo Murri a partire dalle 20,30 sarà lieto di offrire a tutti i partecipanti un caffè (fatto con la moka) e l'opportunità di fare quattro chiacchiere.

L'orario di inizio e fine del seminario sarà comunque rispettato.
lunedì 27 aprile 2009

Il 12 maggio incontro su LA PAURA DELLA CRIMINALITA’

Il Forum “Sicurezza e convivenza nello spazio pubblico” sta per concludere il ciclo di seminari rivolti a quanti vogliono approfondire i diversi aspetti della sicurezza delle nostre città. Quello in programma è il sesto e penultimo incontro. L’obiettivo è quello di realizzare momenti di confronto che contribuiscano a qualificare il dibattito pubblico sulla sicurezza.

Settimo seminario:
Martedì 12 Maggio 2009 ore 21/23,30
Presso Circolo PD Murri, via Murri 99

LA PAURA DELLA CRIMINALITA’,

Introduce la serata Marcello Maneri. Discutono con lui Ascher Colombo e Fausto Anderlini. Coordina l’incontro Cosimo Braccesi

Come d’uso, il circolo Murri a partire dalle 20,30 sarà lieto di offrire a tutti i partecipanti un caffè (fatto con la moka) e l'opportunità di fare quattro chiacchiere. L'orario di inizio e fine del seminario sarà comunque rispettato.

Ultimo incontro del ciclo
Martedì 9 Giugno, I numeri che contano, con Giovanni Sacchini
mercoledì 8 aprile 2009

La violenza contro le donne in Emilia-Romagna

Se ne parlerà martedì 14 Aprile 2009 al circolo Murri

Il Forum “Sicurezza e convivenza nello spazio pubblico” organizza un ciclo di seminari rivolti a quanti vogliono approfondire i diversi aspetti della sicurezza delle nostre città. Quello in programma è il sesto incontro. L’obiettivo è quello di realizzare momenti di confronto che contribuiscano a qualificare il dibattito pubblico sulla sicurezza.

Questi seminari si tengono, ordinariamente, il secondo martedì di ogni mese e sono ospitati dal Circolo PD “Murri”.

Sesto seminario:
Martedì 14 Aprile 2009 ore 21/23,30
Presso Circolo PD Murri, via Murri 99

LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE IN EMILIA-ROMAGNA,

Introducono la serata Rossella Selmini ed Eugenio Arcidiacono. Discutono con loro Giuditta Creazzo e Luciano Vandelli. Coordina l’incontro Cosimo Braccesi

Come d’uso, il circolo Murri a partire dalle 20,30 sarà lieto di offrire a tutti i partecipanti un caffè (fatto con la moka) e l'opportunità di fare quattro chiacchiere.

L'orario di inizio e fine del seminario sarà comunque rispettato.

Prossimi incontri (titoli provvisori)
Martedì 12 Maggio, La paura della criminalità, con Marcello Maneri
Martedì 9 Giugno, I numeri che contano, con Giovanni Sacchini


Il Forum “Sicurezza e convivenza nello spazio pubblico”
in collaborazione con il Circolo PD Murri
lunedì 30 marzo 2009

Dibattito il 3 aprile al quartiere Fossolo

Venerdì 3 aprile 2009 ore 20,45

Incontro sul tema
SICUREZZA E LEGALITA’
I diritti da affermare, le paure da sconfiggere

presso l’ARCI “Il Fossolo” – Viale Felsina, 52 – Bologna
(a fianco del campo da calcio dell’Istituto “E. Manfredi”)

Intervengono

Virginia Gieri, presidente del Quartiere Savena
Libero Mancuso, assessore alle Politiche per la Sicurezza
Claudio Nunziata, presidente del Forum Sicurezza e Convivenza del PD

Introduce Davide Barbieri, segretario del circolo PD “Fossolo”
I cittadini presenti potranno intervenire proponendo spunti di riflessione.
venerdì 20 marzo 2009

I Sindacati della Polizia di Stato segnalano un allarmante disagio

COMUNICATO STAMPA DEI SINDACATI DI POLIZIA

Mercoledi 11 febbraio, le sottoscritte sigle sindacali della Polizia di Stato hanno abbandonato, in apertura dei lavori, il tavolo contrattuale convocato dalla Dirigenza della Polizia Stradale di Bologna intendendo esprimere, in tal modo, una netta condanna dei metodi di gestione del personale e di organizzazione del relativo impiego, in particolare all’interno della Sezione di Bologna. Una gestione ormai tutta orientata al controllo gerarchico del personale per soffocarne la capacità critica e volta alla ricerca di una visibilità e di una affermazione che privilegiando da tempo il metodo della quantità, anziché della qualità, si sta allontanando sempre di più dai valori della prossimità al cittadino e della responsabilità del lavoratore di Polizia, principi cardini della Polizia Repubblicana.
Malgrado le segnalazioni e le richieste di apertura di un confronto reale sullo specifico tema, arroccata su un circuito autocelebrativo che trova forse un’utile sponda in taluni settori del Dipartimento, la Dirigenza rappresenta ormai solo un quotidiano esercizio antiriformista che le Rappresentanze Sindacali, nell’interesse dei lavoratori e dei cittadini, non intendono in alcun modo assecondare né tantomeno legittimare, adottando così l’unica iniziativa possibile dopo mesi di inutili vertenze.
Nessuna procedura deflattiva incontrerà il consenso dei lavoratori e delle lavoratrici della Polizia Stradale se questa non sarà collocata al’interno di un ragionamento che porti fino alle ragioni profonde del disagio a fronte delle quali le OO.SS. proseguiranno unitariamente mettendo in campo tutte le iniziative possibili a tutela della categoria e del modello civile di sicurezza, oggi così pericolosamente messo in discussione.
Bologna 20/3/2009
SIULP - SAP - SILP per la CGIL - SIAP.ANFP - COISP - UILPS- UGL Polizia di Stato-
giovedì 19 marzo 2009

La centralità dello spazio pubblico nelle politiche della sicurezza

Incontro del Forum Sicurezza con Flavio Delbono - 16 Febbraio 2009
a cura di Cosimo Braccesi


Insicurezza soggettiva, aumento della criminalità di strada, disordine fisico e sociale, diminuzione del controllo sociale informale sono problemi reali.

L’errore è pensare che sia un nesso di causa effetto tra di essi:
diminuzione del controllo > disordine > criminalità > paura.
E’. invece, la velocità del cambiamento a produrre paura, disorientamento, criminalità e disordine.

Ma c’è un luogo “fisico” dove tutto si tiene, dove il cambiamento, l’insicurezza personale, il disordine e anche un po’ di criminalità diventano tutt’uno: questo luogo e’ lo spazio pubblico delle citta’. E’ nello spazio pubblico che ciascuno di noi trova una conferma materiale della velocità del cambiamento e di un cambiamento che si connota troppo spesso in termini negativi, senza controllo, imprevedibile.

PER QUESTO C’E’ UNA CENTRALITA’ DELLO SPAZIO PUBBLICO NELLE POLITICHE DI MIGLIORAMENTO DELLA SICUREZZA URBANA

Un programma sullo spazio pubblico potrebbe essere articolato in due proposte e tre progetti speciali.

DUE PROPOSTE PER MIGLIORARE LA QUALITA’ E LA SICUREZZA NELLO SPAZIO PUBBLICO:

1) Primo. Ricondurre ad unità tutto ciò che riguarda lo spazio pubblico: riqualificazione, manutenzione, illuminazione, pulizia, commercio al dettaglio, trasporto pubblico, spettacoli, polizia municipale, interventi sociali in strada, monitoraggio dei problemi ecc.
UNITA’ ORGANIZZATIVA E UNITA’ DI GOVERNO POLITICO

2) Secondo. Aumentare il controllo formale nello spazio pubblico finché non si trova un nuovo equilibrio. Il comune dispone di uno strumento importante: la polizia municipale. A Bologna c’è un problema irrisolto che riguarda il ruolo, l’organizzazione e la strumentazione della polizia municipale.
E’ UN PROBLEMA CHE VA AFFRONTATO.

TRE PROGETTI SPECIALI realizzabili:

1) Ridurre la violenza contro le donne
2) Riportare a normalità il fenomeno del graffitismo
3) Rendere meno impattante la prostituzione

DUE COSE DA EVITARE:

1) La prima. Le discussioni astratte, come quella sulla legalità. Permette a tutti di sfuggire i problemi reali e permette alla destra di farci anche una bella figura.
2) La seconda. Non cadere nella trappola di una discussione che sovrapponga immigrazione, sicurezza e criminalità, senza per questo sfuggire a nessuno di questi problemi.
E’ questa sovrapposizione che consente alla destra di non avere una politica per l’immigrazione e di non risponderne; di truffare gli italiani con una politica sulla sicurezza che invece di prevenirla, produce criminalità.

UNA RACCOMANDAZIONE FINALE:

Se è vero che la preoccupazione per la sicurezza è in primo luogo ansia per il cambiamento. Se questo è il problema occorre…..

COSTRUIRE UN’IDEA DI CITTÀ: INDIVIDUARE, PROMUOVERE E FAVORIRE GLI ELEMENTI POSITIVI DEL CAMBIAMENTO.

In Emilia-Romagna abbiamo un problema particolare, guardiamo troppo al passato (che era tanto bello) e scommettiamo troppo poco sul futuro (tanto incerto). Ma se non si scommette sul futuro non si può guidare il cambiamento.

Individuare le opportunità insite nel cambiamento (produttive, demografiche, sociali, culturali) farne i punti di forza di una politica per guidarlo, significa renderlo, almeno in parte, prevedibile, governabile.

E QUESTO HA SICURAMENTE MOLTO A CHE VEDERE CON LA RIDUZIONE DELL’INSICUREZZA E DELLA PAURA PER LA CRIMINALITÀ.

I temi a Bologna sono molti:
> una grande università con troppi studenti;
> una città che non ha più fabbriche, ma solo terziario;
> una città con funzioni sovra-regionali, ma con una dimensione da paese;
> una città di attraversamento, più che di residenza;
> una città del divertimento, …. soprattutto per gli altri;
> una città che offre agli stranieri lavori tendenzialmente di bassa qualità (terziario e mercati illegali, che poi è una forma di terziario);

Sono tutti “problemi”, ma certamente ci sono anche delle opportunità, sta solo a noi saperle vedere, ma dobbiamo mettere gli occhiali giusti e guardare avanti.

c.b.

A proposito di "ronde"

di Cosimo Braccesi

Cerchiamo per un momento di uscire dalla polemica. Partiamo da qui: il Governo non ha proposto l’istituzionalizzazione delle “ronde” e il Pd considera un fatto positivo la disponibilità dei cittadini ad impegnarsi, come volontari, per il miglioramento della sicurezza nelle loro città. In Emilia-Romagna, ma è così in tante altre città e regioni, i cittadini che svolgono attività di volontariato nel campo della sicurezza sono circa duemila e lo fanno in base ad una legge regionale del 2003.

Il problema è il modo con cui il governo ha disciplinato, con lo strumento del Decreto legge, questa attività riconoscendo a dei privati compiti che si inseriscono esplicitamente nell’area della sicurezza e dell’ordine pubblico, che la costituzione e la legge riservano, giustamente, alle sole polizie dello stato

L’ha fatto inserendola in un unico articolo denominato “Piano straordinario di controllo del territorio” che prevede sia l’assunzione di nuovi operatori di polizia, sia l’utilizzo di cittadini riuniti in associazioni. L’ha fatto con l’inciso “non armati” che invece di tranquillizzare rende esplicito che si tratta di un’attività di controllo assimilabile a quella della polizia. L’ha fatto parlando genericamente di associazioni senza riferirsi in specifico alle associazioni di volontariato riconosciute come tali, aprendo la strada all’attivismo di associazioni connotate politicamente o legate ad interessi di soggetti privati. L’ha fatto attribuendo al Prefetto, nella sua qualità di Autorità provinciale di pubblica sicurezza, la responsabilità di controllare le associazioni che intendono svolgere questa attività. Di qui l’uso legittimo del termine “ronda” per sintetizzare di cosa si tratta.

L’uso del volontariato, così diffuso nell’ambito delle politiche di sicurezza sviluppate da comuni e regioni, ha invece tutt’altre caratteristiche. Non serve a “controllare il territorio” ma a “realizzare una presenza attiva …con il fine di promuovere l’educazione alla convivenza e il rispetto della legalità, … l’integrazione e l’inclusione sociale”, come dice la nostra legge regionale. Non si riferisce a generiche associazioni di cittadini, ma solo alle associazioni di volontariato riconosciute come tali. Opera in convenzione con le amministrazioni locali e nella maggior parte dei casi in collaborazione con le polizie municipali. Insomma si tratta di una particolare attività di volontariato come molte altre e dai nomi più diversi: assistenti civici, volontari della sicurezza, gruppo primavera e così via. Sono le persone (uomini e donne, italiani e stranieri) che munite di bracciale o di pettorina con il simbolo del comune stanno davanti alle scuole, nei parchi o nei mercati, sono le persone che aiutano la polizia municipale in occasione di fiere, feste e gare sportive. Sono formate e, per ogni evenienza, sono in contatto permanente con la polizia municipale.

C’è poi un’altra differenza. Nel decreto del governo il controllo si esercita a priori nei confronti delle “associazioni” in quanto tali, ma nulla si dice sulle garanzie richieste ai singoli per svolgere una così delicata attività, se non la previsione che vanno privilegiate le associazioni tra ex appartenenti alle forze di polizia nazionali. Nella legge regionale invece le garanzie sono richieste ai singoli, ancor prima che alle associazioni, ed esiste sempre una linea diretta di responsabilità tra i singoli volontari e il responsabile della polizia municipale. Questo significa che si sa sempre chi sono le persone impegnate, dove sono impegnate e in che momento della giornata, perché si è consapevoli delle garanzie che devono essere offerte ai cittadini per attività di volontariato che hanno comunque profili di particolare delicatezza.

C’è dunque una differenza evidente tra la proposta del governo e quanto hanno attuato comuni e regioni. Che non si tratti di esperienze isolate è dimostrato dal fatto che sono in discussione in Senato due DDL, uno di Saia di An e uno di Incostante del PD, che propongono di regolare e promuovere in questo stesso modo il contributo del volontariato nel campo della sicurezza urbana.


Sono proposte riprese da un testo firmato in comune da Regioni, Anci e Upi. Se il Governo e il Ministro Maroni proponessero quel testo al posto dell’attuale potremmo metterci alle spalle, almeno su questo tema, gran parte della discussione di questi giorni.
martedì 17 marzo 2009

Quale Sicurezza ?

di Claudio Nunziata

La sensazione di insicurezza, che molti cittadini vivono con angoscia, non nasce dal nulla. E’ prevalentemente frutto di una carente azione delle istituzioni. Viviamo in un paese che ha strutture istituzionali arretrate, anche se con personale pubblico in linea di massima di buona qualità. Si tratta di una arretratezza, di carattere prevalentemente organizzativo che si manifesta in molti settori della P.A. Nei settori della polizia e della giustizia essa contribuisce ad aumentare la percezione di insicurezza.
Questa sensazione è accentuata dagli attacchi continui di cui è oggetto la Magistratura, che si traduce nella convinzione diffusa di non potere contare su un punto fermo dello stato di diritto, la repressione dei reati. La continua ricerca di nuovi modelli organizzativi e procedurali per migliorare la funzionalità del servizio Giustizia, e l’assenza di interventi legislativi concreti in tal senso, fa si che non si riesca a ribaltare questa immagine delegittimante ed a colmare quella sensazione di mancanza di risposta dello Stato. Altrettanti problemi sono creati dalla carenza di uomini , mezzi e coordinamento tra le forze di polizia e tra queste e le amministrazioni locali.
L’enfatizzazione da parte della stampa di casi isolati – che sono però fisiologici e non caratterizzano le modalità di funzionamento normale del sistema - amplifica a dismisura questi effetti negativi.
I problemi creati dalla diffusione del crimine sono comunque problemi ineliminabili in una società moderna, che necessariamente deve poter contare sull’affidamento e sulla fiducia su cui si basano tutte le relazioni personali e commerciali.
I recenti casi Parmalat, derivati, subprime, le frequenti truffe commerciali, gli scandali finanziari e la corruzione diffusa evidenziano come la criminalità si vada diffondendo prevalentemente in questi settori, mentre le statistiche ufficiali ci indicano che il livello di criminalità urbana rimane stabile. La stampa è, però, portata ad amplificare prevalentemente quest’ultima sicché ne deriva una sensazione generalizzata di maggiore aggressività diffusa nelle città.
Essa in parte è reale e consegue a condizioni di miseria reale e culturale, nonché da un disagio sociale diffuso, al quale i servizi sociali non riescono a far fronte in misura adeguata, anche per effetto dei tagli continui di bilancio.
Buona parte di questa criminalità nasce in particolare dal disagio giovanile e dal trasferimento sul territorio nazionale di delinquenti provenienti da altri paesi allettati dalla diffusa sensazione di impunità. In particolari questi ultimi trovano facile gioco nel mimetizzarsi in mezzo ai tanti onesti lavoratori stranieri che vengono in Italia in cerca di lavoro.
Nei confronti di queste persone non vengono attrezzati sufficienti servizi per favorirne l’inserimento sociale né vengono ricercate strade per modificare i messaggi che loro pervengono circa la scarsa funzionalità dei nostri sistemi di repressione. Una legislazione dissennata sulla immigrazione fa il resto trasformando in delinquenti persone che in realtà sono solo prive di un permesso di soggiorno temporaneo che consenta loro di cercare lavoro. Le più recenti proposte di inasprimento normativo sono addirittura contrarie ai diritti fondamentali dell’uomo ed più elementari principi acquisiti nella coscienza sociale di un paese democratico.
Non vi è dubbio che la strada primaria è quella di affiancare iniziative di carattere sociale ad un efficace funzionamento del sistema di legalità, evitando i condoni, eliminando meccanismi garantistici sproporzionati ed intervenendo sul sistema delle impugnazioni in modo da ridurre i tempi di applicazione delle sanzioni.
In assenza o in attesa degli effetti di tali misure, è evidente che ai cittadini non può essere disconosciuta la possibilità di collaborare alla sicurezza delle città, ma questa non dovrà mai tradursi in iniziative di sostituzione dello Stato ovvero in ridicole parate di carattere militaresco o manifestazioni muscolari che non sono in grado di affrontare le radici dei problemi.
Il territorio segnala gli effetti estremamente positivi di iniziative rivolte, invece, ad affermare la presenza delle amministrazioni sul territorio. Tra queste la creazione di patti locali per la sicurezza urbana anche a livello di quartieri, lo stimolo alla presenza vigile dei cittadini in modo che essi diventino dei sensori diffusi delle situazioni di disagio, la creazione di un punto telefonico unico per le segnalazioni e per mettere in movimento una risposta adeguata e sensibile, la formazione di tavoli tecnici tra le associazioni e le forze di polizia operanti sul territorio per l’esame delle segnalazioni, la identificazione delle ragioni dei conflitti e la ricerca di soluzioni rivolte a contenerli, la mediazione tra le culture diverse, la mediazione dei conflitti nei condomini a rischio, la creazioni di laboratori di teatro e di manualità e la sollecitazione di attività varie per coinvolgere in iniziative socializzanti le comunità delle zone più a rischio, la creazione di figure professionali specifiche e la sollecitazione di volontari per tutti questi tipi di interventi.
Avranno evidentemente un ruolo primario quelle iniziative che possono essere rivolte ad affrontare problemi che si presentano in modo costante perché strutturali, quali sono il contrasto dell’abuso dell’alcool e delle droghe e l’intervento psicologico da mettere realmente (e non solo virtualmente) a disposizione delle vittime dei reati ed in particolare delle persone anziane.
Si tratta nella sostanza di decostruire la domanda di sicurezza e dare risposta ai problemi specifici creati dai concreti conflitti che si verificano nel territorio. Una volta affrontato in questo modo il problema le c.d. ronde di stampo leghista appariranno veramente una pagliacciata rivolta soltanto a gettare fumo negli occhi e ad eludere le problematiche reali.
A questi interventi va anche affiancata una visione più organizzata delle disponibilità di volontariato presenti sul territorio mediante la creazione di social network che siano in grado di selezionare le professionalità specifiche e metterle a disposizione di quelle istituzioni che presentino carenze di personale e servizi, in modo da contribuire a dare soluzione a problemi diffusi. Con effetti che potrebbero anche contribuire a ridurre le carenze di cui soffrono i corpi di polizia giudiziaria ed il servizio giustizia. Penso ad esempio - al fine di prevenire la commissione di reati - anche alla utilizzazione di volontari per visionare in tempo reale le immagini delle telecamere puntate di notte in tante zone delle città, spesso senza che nessuno abbia il tempo di farlo.
La sicurezza può essere assicurata solo dal corretto funzionamento dello stato sociale e da risposte giudiziarie rese in tempi rapidi per qualsiasi tipo di delitto e da chiunque posto in essere, senza privilegi ingiustificati a favore di determinate categorie di cittadini e ingiusti atteggiamenti persecutori nei confronti di settori determinati di persone che già vivono situazioni di profondo disagio.
Occorre uscire dalla logica angusta della categoria della sicurezza rivolta ad eccitare latenti stati di insoddisfazione ed inquietudine che trovano la loro origine nella solitudine o nell’isolamento. Vanno, dunque, respinti tutti quegli atteggiamenti, attualmente in voga, rivolti a ridicolizzare i principi dello stato di diritto e quelli di solidarietà fissati dalla Carta Costituzionale, dai trattati europei e dalla Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo.
La città di Bologna per sua tradizione sa di poter ancora contare sulla disponibilità dei propri cittadini di essere sensori di legalità. La consapevolezza e l’orgoglio di questo livello di civismo sono di per sé fattori che possono contribuire a dare sicurezza: occorre solo che i pubblici poteri, l’associazionismo e la stampa più responsabile si facciano carico di rendere adeguata rilevanza alla loro efficacia.

L'esperienza degli Assistenti Civici a Bologna



Inquadramento e convenzioni con le associazioni

Il 1° ottobre 2001 ha avuto inizio nel Comune di Bologna l'attività operativa delle Associazioni di volontariato impegnate nel progetto "Assistenti Civici", approvato con Decisione di Massima della Giunta Municipale PG n. 114830/01 in data 2/07/2001.

Scopi:
- coinvolgere i cittadini sulle tematiche della sicurezza,
- (ri)promuovere senso civico,
- avvicinare i cittadini residenti in determinate zone al fine di ridurre la percezione di insicurezza, - suscitare rispetto dei regolamenti e delle leggi,
- assicurare una presenza concreta sul territorio.

Normativa di riferimento
- Decisione di massima della Giunta Municipale P.G. n. 114830/2001
- Legge quadro sul volontariato (L. 11 Agosto 1991, n. 266)
- Disciplina delle Associazioni di Promozione Sociale (L. 7 Dicembre 2000, n. 383)
- Norme per la valorizzazione delle Associazioni di Promozione Sociale (Legge Regionale 34/ 2002)
- Regolamento sui rapporti con le libere forme associative (ODG: 187 PG: 200542/2005)
- Legge Regionale n. 24/2003 - Disciplina della Polizia Amministrativa Locale e Promozione del Sistema Integrato di Sicurezza

Nel 2006 si è sfruttata la Legge regionale che all’art.8 prevede i volontari a supporto della polizia locale. A seguito di avviso pubblico del 2006 sono state selezionate 29 associazioni che hanno composto il novero di quelle appartenenti al servizio degli Assistenti Civici.
Le associazioni che vogliono svolgere il servizio di volontariato di AC, devono iscriversi al registro delle Libere Forme Associative (LFA) e con loro è poi stipulata una convenzione : a queste IL COMBO può dare sede e fondi in cambio di controllo. La convenzione deve prevedere sempre che l’associazione faccia un’assicurazione per i propri volontari e lo farà con i fondi destinati all’associazione stessa.
All’inizio si trattava solo di associazioni di ex operatori delle FF.OO. Oggi invece si tratta di 27/28 associazioni per un totale di circa 250 Assistenti Civici (AC) in zone che coinvolgono tutti i quartieri di Bologna.
Per la realizzazione di “percorsi sicuri” in tutta la città è iniziato un lavoro di confronto, consultazione e collaborazione tra i Settori coinvolti (Politiche per la Sicurezza, Polizia Municipale, Istruzione, Lavori Pubblici, Mobilità Urbana) ed i Quartieri. In alcune zone, sono stati interessati soggetti specifici (per es., attorno alla stazione si è interessata la POLFER e TRENITALIA).
Molta attenzione è posta nei “premi” simbolici per la loro attività:
- i coordinatori (dipendenti del COMBO) si fanno vedere nei luoghi dove i volontari si trovano, anche nelle ore serali o presto il mattino per salutare, sentire se hanno problemi;
- gli attestati dei corsi ai quali prendono parte,
- illustrazione dei vantaggi (agli stranieri) del conoscere meglio la società e dunque di potersi integrare meglio.
- Festa annuale (che ora non si fa più per mancanza di fondi)


In strada

Principalmente le aree individuate per le iniziative in strada sono state tre:
 scuole e dintorni (asili, scuole dell'infanzia, elementari, medie)
 verde pubblico (giardini, parchi pubblici e aree verdi)
 altre aree (piazze, fermate autobus, mercati, manifestazioni, zone con riscontrare criticità, etc.)

• Modalità di intervento

Gli Assistenti Civici sono privi di qualsiasi qualifica giuridica e non effettuano alcuna azione di intervento diretto con operazioni impositive e/o repressive, bensì garantiscono una presenza amica, colloquiante, rassicurante con la possibilità di richiesta di intervento della Polizia Municipale, delle Forze dell'Ordine, dei Vigili del Fuoco o del Pubblico Soccorso in caso di necessità e emergenza.
Il compito degli Assistenti Civici è quello di collaborare in termini di prevenzione del degrado, finalizzando la propria azione alla salvaguardia della sicurezza dei cittadini, garantita attraverso una presenza attenta e rassicurante sul territorio.
Tutti agiscono sulla percezione dell’insicurezza ma specie gli “Angeli alle fermate”: gruppo che in origine è teatrale e i cui membri si presentano travestiti, con le ali e un distintivo che li qualifica. Fanno piccole performance alle fermate bus e in autobus. Ottengono ottimi risultati con anziani che hanno paura a muoversi la sera, anche in estate.
Solo alcuni AC hanno potere sanzionatorio e sono coloro che lo hanno già indipendentemente dalla qualifica di AC (che, come si diceva, non è qualifica riconosciuta). G.E.V. (Guardie Ecologiche Volontarie) Rangers d’Italia con qualifica di G.E.V., PRO NATURA hanno come “valore aggiunto” un riconoscimento legislativo che consente loro una capacità sanzionatoria limitata tale da renderle particolarmente incisive nel risolvere problematiche in parchi ed aree verdi della città.

• Dotazioni

I volontari sono dotati di tessera di riconoscimento con dati identificativi e fotografia, di un corpetto e/o di un bracciale con la scritta "Assistente Civico" e lo stemma del Comune di Bologna.
Inoltre hanno a disposizione dei telefoni cellulari per le telefonate di emergenza e le segnalazioni e il coordinamento.


La composizione degli AC

Ci sono donne tra AC ma solo giovani.
Le persone di origine straniera sono organizzate in 3 associazioni:
1. Ass. UNIVERSO e Stella Nostra, sono quasi tutti stranieri (studenti e lavoratori), giovani. Sono molto preparati perché facevano già “sicurezza” al Link: allontanavano le persone problematiche, cercavano di evitare le risse, ecc., quindi con già una loro formazione su approccio non aggressivo, mediazione. Sono impiegati soprattutto vicino alla stazione, dove c’è spaccio, abuso di alcol e senza fissa dimora. La strategia di attacco in queste zone è stata avere una presenza massiccia di AC in collaborazione con FFOO (c’era già il carabiniere di quartiere e il poliziotto di prossimità della Polizia Municipale). Il loro ruolo è stato soprattutto di antenne per dare informazioni precise alle FFOO, insomma avevano acquisito le capacità di comunicare con le FFOO secondo le loro richieste e criteri.
2. Forum Metropolitano delle associazioni degli stranieri a Bologna e Provincia. Sono persone adulte.

Impiegare persone straniere ha reso più semplice interagire con gli stranieri gestori di negozi (cingalesi, indiani, pakistani, bangladeshi).
Purtroppo le assicurazioni non coprono le persone anziane e questo ha fatto sì che i volontari anziani ex operatori di PS/PM/Car. non possono intervenire.


Formazione

Ricevono una formazione di base su:
- facoltà, limiti e rischi dell’AC volontario;
- come rapportarsi alle FFOO: come segnalare, le varie modalità di truffa, ecc.
- come e cosa segnalare ai quartieri (disservizi, pulizie, ecc.)
- i regolamenti comunali sui parchi, aree verdi, ecc.

Secondo il tipo di intervento al quale sono assegnati ricevono formazione su:
- primo soccorso (tenuti da Prot. Civ. e CR)
- mediazione dei conflitti;
- quali servizi sono disponibili, specie di notte.

Dopo la formazione non è rilasciata qualifica
Sempre seguendo le indicazioni dell’art.8 della L.R. 24/2003, e la relativa direttiva di applicazione, che indicano espressamente l’utilizzazione del volontariato in un sistema integrato di sicurezza con una presenza aggiuntiva e non sostitutiva rispetto a quella garantita dalla polizia locale, i dati dei volontari che hanno seguito la formazione sopra descritta sono inseriti in apposito elenco che l’ufficio Assistenti Civici sta predisponendo.





giovedì 5 marzo 2009

Verbale della riunione 5.3.2009 tenutasi presso il circolo di Casaralta

Verbale della riunione del Forum Sicurezza e Convivenza nello spazio pubblico del PD di Bologna che ha avuto luogo dalle ore 21 alle ore 23 del 5 marzo 2009 presso il circolo del PD di Casaralta in via Fornasini 3 (traversa di via Ferrarese)

Presenti per il Forum: Claudio Nunziata, Roberto Giorgi Ronchi, Pietro Filippini, Marina Pirazzi, Luciano Proietti, referente per il circolo Valentina Marino. Presenti esponenti del comitato “Casaralta che si muove”.

Vengono rappresentate da Valentina Marino le caratteristiche e le problematiche della zona Casaralta che si estende prevalentemente lungo la via Ferrarese, senza una piazza e senza vitalità dello spazio pubblico, con un 60% di negozi, spesso mal tenuti, condotti da cinesi che si lasciano coinvolgere molto poco nelle iniziative del territorio. I problemi sono rappresentati prevalentemente dall’area delle ex Officine Casaralta che per la sua vasta estensione si presta ad fungere da rifugio per sbandati e spacciatori. Per quanto ne sia prevista una riqualificazione, sembra che il relativo progetto ne preveda solo una destinazione a capannoni senza soluzioni urbanistiche che si prestino ad un allargamento della destinazione residenziale, a spazio verde ed, a luoghi di aggregazione o che ne favoriscano altrimenti una migliore vivibilità, con tutti i conseguenti effetti anche sulla sicurezza complessiva e il controllo del territorio. I rappresentanti del comitato danno atto che comunque sono presenti nel territorio alcuni centri di aggregazione: due biblioteche, un centro per ragazzi (ex casetta), un campo di Skateboard, il centro giovani della Parrocchia.
I membri del Forum concordano sulla necessità che qualsiasi intervento urbanistico sia comunque subordinato ad una clausola di compatibilità con le esigenze di inclusione sociale ed una valutazione di assenza di condizioni atte a generare insicurezza e degrado e si augurano che lo stato dei relativi progetti consenta ancora modifiche atte a soddisfare le esigenze rappresentate, che appaiono perfettamente condivisibili . Espongono le caratteristiche del provvedimento governativo sulle cd. ronde evidenziando tutti i rischi di esasperazione delle tensioni sociali, del clima di civile convivenza, di accentuazione della percezione di insicurezza e della paura che oggi viene utilizzata al fine di distrazione dai problemi reali e di manipolazione del consenso. Si ricorda come tutte le forze di polizia in una recente manifestazione a Roma abbiano in questi giorni abbiano manifestato la propria contrarietà al provvedimento governativo.
Il coordinatore del Forum pone in evidenza le profonde differenze con la normativa regionale in materia di associazioni di volontariato ed in particolare la direttiva 14.2.2005 in attuazione della legge regionale n.24/2005 consultabili ai link indicati sul sito www.forumsicurezza.blogspot.com
http://crerbd.regione.emilia-romagna.it/stampa/stampepdf/leggiV/LR-ER-2003-24.pdf http://www.uil.it/uil_emiliaromagna/archivio/anno2005/UtilizzazioneVolontariato.htm
Espone come nella legge 20.2.2009 siano presenti i caratteri della destinazione a creare condizioni persecutorie e di discriminazione in danno degli immigrati e di tutti coloro che oggettivamente si troveranno in una situazione di “disagio sociale” (questo il termine utilizzato dalla legge), pur senza commettere alcun reato, come l’iniziativa si presti alla creazione di corpi politicizzati, caratterizzati dalla intimidazione fisica del gruppo che si propone in formazione paramilitare, che piuttosto che risolvere potranno solo creare nuovi e più gravi problemi.
Sottolinea la necessità che il principio generale di collaborazione dei cittadini alla vivibilità del territorio sia salvaguardato ed interpretato come possibile supporto psicologico alle persone che siano vittime di reati ovvero della sindrome della paura, nonché come possibile supporto di intelligence alla polizia locale nella conoscenza delle problematiche del territorio. Evidenzia come la normativa regionale risponda a questa esigenza rappresentando le associazioni di volontariato in tale materia come “servizio pubblico volontario aggiuntivo e non sostitutivo di quello ordinariamente svolto dalle strutture di Polizia Locale”, essendo rivolte “a realizzare una presenza attiva sul territorio con il fine di promuovere l’educazione alla convivenza e il rispetto della legalità, la mediazione dei conflitti e il dialogo tra le persone”. Sottolinea altresì come nello svolgimento di tale attività il volontario acquisisce capacità di osservazione del territorio e di selezione delle informazioni che possono risultare utili per migliorare la qualità delle relazioni e delle attività nello spazio pubblico urbano.
Una fattiva collaborazione con le polizie locali si realizza per il tramite di una qualificata attività di segnalazione delle problematicità riscontrate finalizzata al miglioramento delle funzioni di prevenzione e controllo svolta dalla polizia locale. Ed a tale fine ricorda come in altre città europee le telecamere presenti sul territorio nelle zone di maggiore rischio siano in numero enormemente maggiore che nelle città italiane indicando, comunque, la possibilità che volontari siano utilizzati per collaborare con gli organi di polizia, tra l’altro, anche nella visione nel corso della notte dei filmati delle telecamere, in modo da potere realizzare un sistema di prevenzione in grado di intervenire tempestivamente nelle occasioni di maggiore vulnerabilità.
Ed infine rappresenta come il più efficace rimedio alla insicurezza sia costituito da un corretto funzionamento del sistema di controllo di legalità, come gli organi istituzionali ad esso preposti (polizia e magistratura) agiscano in condizioni di scarsità di mezzi e di personale, sicché un qualsiasi supporto di servizi tecnici (di informatica, di tecnica dell’organizzazione, etc.) messo gratuitamente a disposizione dagli enti locali, da soggetti sociali o reso da volontari esperti possa aumentare il rendimento e l’efficacia di questi organi.
Roberto Giorgi Ronchi del Forum Sicurezza pone in luce la differenza tra problematiche relative alla sicurezza in senso stretto, e problematiche relative alla qualità della convivenza nello spazio urbano.
Il primo profilo riguarda il contrasto alla vera e propria criminalità, nelle sue manifestazioni più gravi: lo spaccio di sostanze stupefacenti, i furti nelle abitazioni, le rapine a mano armata, gli stupri e tutti i reati violenti contro le persone, ecc. ecc..
Rispetto a questi gravi fenomeni il ruolo dei cittadini, pur consapevoli, ben informati, e solidamente organizzati attraverso le associazioni di volontariato, non può che essere soprattuto di appoggio e di collaborazione con le forze dell'ordine, poiché il contrasto alla criminalità – specie quella più organizzata e pericolosa - richiede competenze specialistiche ed approfondite e metodiche di intervento complesse e consolidate, cioè risorse tutte che solo professionisti della sicurezza di comprovata esperienza possono offrire. Ciò non vuol dire che i cittadini non possano avere un ruolo, ad esempio nella denuncia e nella vigilanza sul territorio, ma si vuol qui sostenere che in questa materia la delega alle forze dell'ordine riveste particolare importanza.
Sussiste poi un secondo importante profilo, spesso e superficialmente ricompreso anch'esso nelle problematiche della sicurezza, attinente a tutti quei comportamenti posti in essere all'insegna della maleducazione, dell'intolleranza e dell'inciviltà, e dunque comportamenti che provocano sporcizia, rumori molesti, degrado dei luoghi e delle relazioni tra le persone, ecc. ecc..
Questi comportamenti, pur in sé meno gravi di quelli attinenti alla criminalità e sopra ricordati, non devono essere sottovalutati perché di fatto e molto spesso feriscono profondamente la sensibilità dei cittadini, e danneggiano grandemente la qualità della loro vita, arrecando loro gravi sofferenze morali.
La forte attenzione alle suddette questioni è una caratteristica dei nostri tempi, assistiamo infatti ad una vera e propria “polverizzazione” degli interessi, per la quale spesso si usa il termine “sicurezza” in termini generali, ma si pensa in realtà a concrete situazioni di inciviltà e degrado che allignano – talora letteralmente – avanti alla propria porta di casa.
Riguardo a tale secondo aspetto – il contrasto al degrado urbano – i cittadini possono svolgere un ruolo molto importante, perché con la presenza sul territorio, la capacità di creare e far crescere contesti di aggregazione tra le persone, e la capacità di monitare efficacemente il territorio e di rilevare immediatamente le criticità insorgenti, possono dare un contributo essenziale nella prevenzione e nel contrasto a tristi fenomeni di sporcizia, rumori molesti, maleducazione, inciviltà, ecc. ecc.. In questo contesto il volontariato può svolgere un ruolo prezioso, come tante esperienze già in essere sul territorio stanno mostrando.
Serve a tal riguardo una riflessione più approfondita sulla Polizia Municipale, e sulla effettiva e continuativa presenza sul territorio della suddetta, a fianco dei cittadini.
Marina Pirazzi segnala il manuale, che può essere richiesto ai servizi regionali, PIANIFICAZIONE, DISEGNO URBANO, GESTIONE DEGLI SPAZI PER LA SICUREZZA. prodotto nel 2007 insieme dalla Regione, dal Servizio politiche per la sicurezza e la polizia locale e dal Servizio Riqualificazione Urbana, Politecnico di Milano - Laboratorio qualità urbana e sicurezza e Ile-de-france / Institut d’amenegement et d’urbanisme.
lunedì 2 marzo 2009

Iniziativa il 10 marzo al circolo Murri

Il Forum “Sicurezza e convivenza nello spazio pubblico” organizza un ciclo di seminari rivolti a quanti vogliono approfondire i diversi aspetti della sicurezza delle nostre città. Quello in programma è il quinto della serie. L’obiettivo è quello di realizzare momenti di confronto che contribuiscano a qualificare il dibattito pubblico sulla sicurezza.

Questi seminari si tengono, ordinariamente, il secondo martedì di ogni mese e sono ospitati dal Circolo PD “Murri”.

Quinto seminario:
Martedì 10 Marzo 2009 ore 21/23,30
Presso Circolo PD Murri, via Murri 99

DALLA TEORIA ALLA PRATICA E VICEVERSA

Introduce la serata Roberto Cornelli, sindaco di Cormano (Mi) e docente di criminologia. Discutono con lui Raffaele Atti e Franco Corradini, assessori alla sicurezza a Ferrara e Reggio Emilia
Coordina l’incontro Cosimo Braccesi

Come d’uso, il circolo Murri a partire dalle 20,30 sarà lieto di offrire a tutti i partecipanti un caffè (fatto con la moka) e l'opportunità di fare quattro chiacchiere.
L'orario di inizio e fine del seminario sarà comunque rispettato.

Prossimi incontri (titoli provvisori)
Martedì 14 Aprile, La violenza contro le donne in Emilia-Romagna,
con Rossella Selmini ed Eugenio Arcidiacono
Martedì 12 Maggio, La paura della criminalità, con Marcello Maneri
Martedì 9 Giugno, I numeri che contano, con Giovanni Sacchini


Il Forum “Sicurezza e convivenza nello spazio pubblico”
in collaborazione con il Circolo PD Murri
venerdì 20 febbraio 2009

Le "ronde" di Berlusconi del 2009 e la Milizia Volontaria di Mussolini del 1923

(a cura di Claudio Nunziata)

La lettura del testo del decreto legge odierno evidenzia:

a) l’autorità pubblica può avvalersi, per la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, della collaborazione di associazioni tra cittadini, associazioni che attendibilmente potrebbero caratterizzarsi per forti connotazioni ideologiche e persino per la loro vicinanza a partiti;
b) l’intesa preliminare opera tra il sindaco quale ufficiale del governo (art. 54 d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali) ed il prefetto, senza alcun coinvolgimento degli altri organi di governo dell’amministrazione locale, quali la giunta e, sopratutto, il consiglio comunale;
c) se è vero che all’apparenza sono attribuibili solo compiti di segnalazione di “eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale”, è prevista la determinazione di non meglio indicati “ambiti operativi” per l’attività di queste associazioni, determinazione tuttavia riservata a norme di rango secondario emanate dal Ministro dell'interno, senza alcuna specificazione;
d)esse si presteranno inevitabilmente a creare condizioni persecutorie e di discriminazione in danno degli immigrati e di tutti coloro che oggettivamente si troveranno in una situazione di disagio sociale, pur senza commettere alcun reato.

Di seguito, alcuni datati riferimenti relativi alla istituzione nel 1923 della milizia volontaria per la sicurezza nazionale, nata come è noto per dare una risposta all’esigenza di trasformare le squadre d’azione fasciste in una organizzazione formalmente riconosciuta e stabile, che prevedevano:

- l’istituzione di strutture a reclutamento volontario, anche a base locale;
- il concorso della milizia al mantenimento dell’ordine pubblico;
- l’ampio uso del rinvio ad appositi regolamenti per le “norme organiche e disciplinari per la costituzione e il funzionamento della milizia”;
- la possibilità di un impiego ordinato dal Ministero dell'interno, dall’autorità militare, dai prefetti e, allora solo eccezionalmente, dal sindaco.


Decreto Legge del 20.2.2009: Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica, di contrasto alla violenza sessuale e in tema di atti persecutori.

Articolo 6
(Piano straordinario di controllo del territorio).
(omissis)
3. I Sindaci possono avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati, previa intesa con il Prefetto che ne informa il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, al fine di segnalare agli organi di polizia locale, ovvero alle Forze di polizia dello Stato, eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale.
4. Le associazioni sono iscritte in apposito elenco tenuto a cura del prefetto. Con decreto del Ministro dell'interno, da emanare entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge, sono determinati gli ambiti operativi, i requisiti per l'iscrizione nell'elenco e sono disciplinate le modalità di tenuta dei relativi elenchi.
(omissis)

R.d. 14 gennaio 1923, n. 31: Istituzione di una milizia volontaria per la sicurezza nazionale.

Art. 1. È istituita una milizia volontaria per la sicurezza nazionale.
Art. 2. La milizia per la sicurezza nazionale è al servizio di Dio e della Patria italiana, ed è agli ordini del Capo del Governo.
Provvede, in concorso coi corpi armati per la pubblica sicurezza e con il R. esercito, a mantenere all'interno l'ordine pubblico; prepara e conserva inquadrati i cittadini per la difesa degli interessi dell'Italia nel mondo.
(omissis)
Art. 4. Le norme organiche e disciplinari per la costituzione e il funzionamento della milizia saranno stabilite da appositi regolamenti da redigersi, in armonia con le leggi vigenti, dal Presidente del Consiglio o dalle autorità da lui delegate.
(omissis)

R.D.L. 8 marzo 1923, n. 832: Norme per la costituzione, la formazione, il funzionamento e le chiamate della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale.

1. La « Milizia volontaria per la sicurezza nazionale » istituita con decreto-legge n. 31 del 14 gennaio 1923 provvede, insieme coi corpi armati per la PS e col Regio esercito, a mantenere all'interno l'ordine pubblico; prepara e conserva inquadrati i cittadini per la difesa degli interessi dell'Italia nel mondo.
2. È agli ordini del Capo del Governo, a cui è direttamente subordinato il Comando generale e dipende in conseguenza dalle proprie autorità gerarchiche, che agiscono in accordo col Ministero dell'interno, e quindi con le autorità da questo dipendenti. Eventualmente, in quelle località ove non esiste nessuna di dette autorità, può venir richiesta della sua opera anche dai sindaci.
(omissis)
37. Le chiamate in tempo di pace possono avvenire per ragioni di ordine pubblico, in caso di pubbliche calamità, per istruzione, per riviste e parate.
Tali chiamate possono essere parziali e generali.
38. Le chiamate parziali vengono fatte per reparti, o per località, e possono essere ordinate ovunque dal Comando generale; nei limiti di loro giurisdizione dagli ispettori, dai consoli generali e consoli.
Quelle riferentisi a servizi d'ordine pubblico o a pubbliche calamità possono venire ordinate:
a) dal Ministero dell'interno;
b) dal Comando generale;
e) dai prefetti e sottoprefetti con le norme per la richiesta delle truppe in servizio di ordine pubblico.
In casi eccezionali, là ove non esiste un'autorità politica o militare, il sindaco del luogo può chiamare alle armi il reparto di Milizia che si forma nel Comune.
39. Le chiamate generali per necessità di ordine pubblico sono ordinate esclusivamente dal capo del Governo.
(omissis)

La soluzione del governo Berlusconi, dietro le parole utilizzate nel decreto, richiama direttamente una nozione di ronde di cittadini con una precisa connotazione politica (le ronde padane). Il termine “ronda” non a caso ha una sua etimologia da caserma e tende oggettivamente a rimarcare il clima di paura, alludendo implicitamente ad una contrapposizione di violenza a violenza ed al bisogno di una risposta indiscriminata nei confronti di chiunque si ponga come soggetto diverso rispetto alla comunità di appartenenza, si presenti in pratica senza la divisa della comunità. Da sempre la destra è ricorsa allo strumento della paura per affermarsi e per governare. Monopolizzando l’attenzione su questo tema, distrae dai problemi reali, diminuisce il senso critico e rende i cittadini docili.

Fondare una politica della sicurezza sul senso civico dei cittadini è un’altra cosa: significa riappropriarsi della città, viverla, essere tutti sensori sul territorio del rispetto di criteri di convivenza civile e di pari dignità sociale, potersi riferire ad amministrazioni attrezzate a provvedere ai bisogni ed a intervenire tempestivamente per far fronte ad essi. Si tratta di sostituire alla logica caporalesca portata avanti dalla destra - destinata non già ad eliminare le situazioni di disagio, bensì ad esasperarle e spostarle lontano da sé - una politica rivolta ad una maggiore coesione sociale, alla solidarietà e ad una costante attenzione allo spazio urbano.

E' un paradossale segno di decadenza dello stato di diritto e dei caratteri che connotano una democrazia il fatto che si attribuiscono scelte persecutorie a privati nello stesso momento in cui si propone al Parlamento di privare i pubblici ministeri del potere di identificare le notizie di reato in relazione alle quali esercitare l'azione penale, trasferendolo ad una polizia giudiziaria, peraltro privata delle garanzie di inamovibilità di cui oggi dispone e, quindi, più direttamente subordinata all'esecutivo.
giovedì 19 febbraio 2009

La polizia locale come regolatore della vita sociale

Dichiarazione congiunta approvata dagli organismi dirigenti nazionali del
Forum italiano per la sicurezza urbana, F.P. CGIL, F.P. CISL., UIL F.P.L., S.U.L.P.M.,
ANVU, A.N.C.U.P.M., M.A.R.CO.PO.LO, Circolo dei 13,
riuniti a Roma il 5 Ottobre 2007


La polizia locale, municipale o provinciale, è il principale regolatore della vita di tutti i giorni nello spazio pubblico delle città e nel territorio.

Regola il traffico e contrasta i comportamenti di guida rischiosi, tutela i consumatori e garantisce il rispetto delle regole del commercio, tutela l’ambiente, controlla lo sviluppo edilizio e contrasta l’abusivismo, presidia, anche a piedi, lo spazio pubblico per garantire sicurezza nelle città e nel territorio.

E’ questa funzione di regolatore della vita sociale, consolidatasi negli anni ’80 e ’90, che la distingue dalle attività di controllo e repressione della criminalità e di tutela dell’ordine pubblico garantite principalmente dalle polizie dello stato.

Trasformazione delle città e ruolo della polizia locale

Se oggi sempre più spesso si parla pubblicamente delle polizie locali, della loro importanza e della loro necessaria qualificazione, questo non nasce da un cambiamento o da un nuovo arricchimento di funzioni, o dal suo trasformarsi in polizia di sicurezza, ma dai cambiamenti intervenuti nelle città e nei territori, che sono il “luogo di lavoro”, il contesto operativo della polizia locale.

Da oltre un decennio le città italiane sono al centro di una trasformazione urbana e sociale sempre più rapida e convulsa. Una trasformazione che investe lo spazio pubblico delle città come un fiume in piena, che produce disordine fisico e sociale; un disordine che va regolato giorno per giorno e mantenuto entro limiti accettabili. Nello spazio pubblico i fenomeni negativi si sommano e si intrecciano: fretta, maleducazione, inciviltà, violazione delle norme del vivere civile, degrado ambientale, mercati illegali, criminalità di strada.

In questo spazio la polizia locale fa di tutto: informa, educa, regola, sanziona, difende i più deboli da grandi e piccole prevaricazioni. Svolge cioè la propria specifica funzione di regolatore della vita sociale e lo fa conoscendo e applicando la legge, cioè le regole di vita che la comunità nazionale e locale democraticamente si è data. Per questo gli operatori, non possono e non vogliono girare mai la testa dall’altra parte, e intervengono, se necessario, anche utilizzando i propri poteri di polizia di sicurezza e giudiziaria.

E’ questa funzione così complessa che fa della polizia locale il principale strumento ordinario di regolazione e rassicurazione di ciò che avviene nello spazio pubblico delle città, una risorsa fondamentale delle politiche di miglioramento della sicurezza urbana.

Per questo non c’è bisogno di un’altra polizia di sicurezza, ma c’è bisogno di una polizia locale sempre più qualificata, professionale e attrezzata.

Le condizioni strutturali per una polizia locale di qualità

Sono tre le condizioni strutturali che rendono oggi possibile il dispiegarsi di una azione adeguata di polizia locale: un rapporto stretto con la comunità locale, un coordinamento strutturato con polizia, carabinieri e guardia di finanza, la possibilità di mobilitare tutte le risorse del comune o della provincia di cui si fa parte.

La prima: il rapporto con la comunità. I comportamenti negativi diffusi, di qualsiasi livello di gravità, possono essere contrastati solo con la partecipazione attiva e consapevole della comunità locale, solo se la comunità di riferimento condivide il valore negativo che ad essi viene attribuito e si responsabilizza nel contrastarli. E’ quello che si chiama controllo informale. La polizia municipale ha più possibilità di altri nel favorire questo processo perché sta nella comunità, conosce il territorio e le sue risorse, è parte integrante dell’istituzione più vicina ai cittadini, il comune. In Italia solo la polizia municipale ha le risorse potenziali per essere, insieme, polizia di prossimità e di comunità.

La seconda: il rapporto con le polizie dello stato. Se nello spazio pubblico si incontra di tutto e si chiede agli operatori di polizia locale, com’è giusto, di non girarsi mai dall’altra parte, allora è indispensabile che essi possano contare in tempo reale, di fronte ad una rissa, ad una rapina, ad un episodio di resistenza particolarmente grave, sul contributo professionale delle polizie dello stato.

Controllo del commercio, della quiete pubblica, di aree industriali e casolari abbandonati, della residenza, sono attività ordinarie tipiche della polizia locale. Ma quando queste attività devono essere svolte in contesti dove si pratica un abusivismo di massa, in luoghi di divertimento con migliaia di giovani, in grandi complessi edilizi degradati, per effettuare sgomberi che coinvolgono decine di persone, allora è necessario che queste attività vengano realizzate in forma congiunta tra polizia locale e polizie dello stato. Alle stesso modo, se tutti, polizia municipale, polizia di stato e carabinieri, svolgono attività di controllo del territorio, a piedi o in auto, tutto questo deve rientrare in un piano di attività concordato e coordinato.

Ed è per tutti questi motivi che non sono accettabili le resistenza che si frappongono alla realizzazione di un vero coordinamento, di vere sale operative interconnesse e alla condivisione delle informazioni tra polizia locale, polizia di stato e carabinieri.

Infine il rapporto con gli altri servizi del comune o della provincia. Una polizia di prossimità, com’è la polizia locale, è il primo osservatore diretto o il primo terminale di segnalazione di tutto ciò che non va. Problemi legati alla viabilità, problemi legati alla manutenzione e alla pulizia, problemi legati alla tutela dell’ambiente e del territorio, problemi legati alle tante situazioni di marginalità o di conflitto che popolano le nostre strade. I cittadini si rivolgono alla polizia locale come a chi, nello spazio pubblico, rappresenta oltre al proprio servizio, tutto il comune. Per questo la polizia municipale e quella provinciale devono essere messe in grado di interagire con tutti i settori degli enti di appartenenza (province e comuni, associazioni e unioni) in modo che alle sue segnalazioni venga attribuito un carattere di priorità. Solo così la prossimità diventa fiducia e la fiducia la premessa per una maggiore responsabilizzazione della comunità nella regolazione sociale delle città.

Le condizioni organizzative per offrire un servizio qualificato

La polizia locale è, in primo luogo, il terminale del comune e della provincia nel rapporto con i cittadini; un cittadino in divisa che regola la vita sociale, ma che ha anche il potere di sanzionare o di limitare la libertà di un altro cittadino. Per questo la funzione di polizia locale, ancor più di ieri, non può che essere una funzione pubblica.

La complessità delle attività che fanno capo alla funzione di polizia locale richiede professionalità adeguate e certezza giuridica dei propri poteri. Sapersi rapportare con le persone anche in situazioni potenzialmente conflittuali, saper valutare le situazioni, essere consapevoli del proprio ruolo, trattare tutti da cittadini senza cedere agli stereotipi, saper conquistare la loro fiducia, saper lavorare in una struttura gerarchica, saper lavorare con altre professionalità, essere aperti all’innovazione sono tutte qualità proprie dell’operatore di polizia locale che richiedono una predisposizione personale e una formazione adeguata. L’una e l’altra sono componenti essenziali del profilo professionale dell’operatore di polizia locale. Per questo comuni, province e regioni condividono la responsabilità della selezione, della formazione e dell’aggiornamento del personale e della qualità delle dotazioni strumentali.

Operando in strada nelle attuali condizioni sociali ed ambientali gli operatori di polizia locale devono essere messi in grado, se necessario, di potersi adeguatamente difendere. Sentirsi sicuri delle proprie capacità e possibilità di affrontare situazioni critiche mette infatti gli operatori in grado di intervenire più prontamente a difesa dei cittadini più deboli.

E’, infine, per tutte queste ragioni che accorre affermare l’unitarietà del ruolo dell’operatore di polizia locale come elemento di garanzia di una ordinata vita sociale, nelle città e nel territorio, e come soggetto pubblico a cui è attribuito un ruolo formale di prevenzione, controllo e sanzione. Una unitarietà di ruolo a cui deve necessariamente corrispondere una qualifica giuridica unitaria: quella di agente o di ufficiale di polizia locale. Una “qualità” delle cui attribuzione deve essere unico responsabile il sindaco o il presidente della provincia.

La necessità di una nuova Legge nazionale

Il Forum italiano per la sicurezza urbana e le associazioni sindacali e professionali che adottano questa “dichiarazione” ritengono indispensabile una rapida definizione da parte del Parlamento di una moderna Legge nazionale in materia di sicurezza integrata e qualificazione delle strutture e del personale di polizia locale che si ispiri ai principi qui esposti.

Per questo hanno apprezzato l’iniziativa assunta da un gruppo di parlamentari che hanno presentato all’inizio della XV legislatura, in entrambi i rami del Parlamento, il progetto di legge a suo tempo promosso da Anci, Upi e Regioni (Camera n. 883; Senato n. 356). Per questo considerano come un primo passo nella giusta direzione la decisione assunta dalla Commissione Affari costituzionali del Senato di iniziare, già nel luglio scorso, il suo esame.

Per questo si rivolgono ai Presidenti di Camera e Senato e al Ministro dell’Interno: ai primi chiedono di portare avanti celermente la discussione in Parlamento, al secondo di avviare un confronto con tutte le parti interessate che, partendo da quel testo, contribuisca a far maturare una proposta definitiva in sede parlamentare.

Forum italiano per la sicurezza urbana
Funzione pubblica CGIL
Funzione pubblica CISL
UIL Federazione dei poteri locali
S.U.L.P.M. Sindacato unitario lavoratori di polizia municipale
Associazione professionale di polizia locale
Associazione nazionale comandanti e ufficiali di polizia municipale
Movimento associativo responsabili e comandanti di polizia locale
Circolo dei 13

leggi la legge regionale in materia 4.12.2003 n.24
http://crerbd.regione.emilia-romagna.it/stampa/stampepdf/leggiV/LR-ER-2003-24.pdf

leggi la direttiva della giunta regionale 14.2.2005
http://www.uil.it/uil_emiliaromagna/archivio/anno2005/UtilizzazioneVolontariato.htm
martedì 17 febbraio 2009

Interessante incontro a Roma il 5 marzo

Il Circolo Pd Communitas 2002
promuove un incontro sul tema
IMMIGRAZIONE E SICUREZZA PUBBLICA “AL TEMPO DELLA DESTRA”
Limiti e proposte alternative

Partecipano

MARCELLA LUCIDI, Partito Democratico
ANDREA MASALA, Presidente ARCI Plurivers
ANTONIO RUSSO, Responsabile nazionale immigrazione ACLI

5 MARZO 2009 ore 18.30
Via di Santa Cecilia 3 ROMA (Trastevere/Ripa)
martedì 3 febbraio 2009

Incontro su "Sicurezza, xenofobia, razzismo" il 10 febbraio

Il Forum “Sicurezza e convivenza nello spazio pubblico” organizza una serie di seminari rivolti a quanti vogliono approfondire i diversi aspetti della sicurezza delle nostre città. Il primo di questi seminari si è svolto l’11 novembre scorso, il secondo il 9 dicembre e l’ultimo il 13 gennaio. L’obiettivo è quello di realizzare momenti di confronto che contribuiscano a qualificare il dibattito pubblico sulla sicurezza.

Questi seminari si tengono, ordinariamente, il secondo martedì di ogni mese e saranno ospitati dal Circolo PD “Murri”.

Quarto seminario:
Martedì 10 Febbraio 2009 ore 21/23,30
Presso Circolo PD Murri, via Murri 99

SICUREZZA, XENOFOBIA, RAZZISMO

Introduce la serata Dario Melossi. Discutono con lui Marina Pirazzi e Asher Colombo.
Coordina l’incontro Cosimo Braccesi

Come d’uso, il circolo Murri a partire dalle 20,30 sarà lieto di offrire a tutti i partecipanti un caffè (fatto con la moka) e l'opportunità di fare quattro chiacchiere. L'orario di inizio e fine del seminario sarà comunque rispettato.

Prossimi incontri (titoli provvisori)
Martedì 10 Marzo, Dalla teoria alla pratica, con Roberto Cornelli, studioso di politiche
della sicurezza e sindaco di Cormano
Martedì 14 Aprile, La violenza contro le donne in Emilia-Romagna,
con Rossella Selmini ed Eugenio Arcidiacono
Martedì 12 Maggio, La paura della criminalità, con Marcello Maneri



Il Forum “Sicurezza e convivenza nello spazio pubblico”
in collaborazione con il Circolo PD Murri

Per una normativa sull'immigrazione giusta ed efficace

Osservazioni sul disegno di legge n. 733/S


1. Per una normativa sull’immigrazione giusta ed efficace
Le linee-guida della normativa in tema di immigrazione delineata dal disegno di legge n, 733/S (i cui contenuti saranno di seguito esaminati nei loro aspetti più significativi) risultano univocamente orientate ad una politica del rifiuto dell’immigrazione - dell’immigrazione tout court e non solo dell’immigrazione irregolare - e possono essere così sintetizzate:
a) un’ulteriore, drastica esasperazione delle torsioni delle garanzie costituzionali della persona che già derivano, nella legislazione vigente, dal diritto speciale preordinato alla gestione dell’immigrazione irregolare: a previsioni destinate ad incidere pesantemente sulle libertà fondamentali del migrante si affiancano innovazioni del tutto inutili sul piano della razionalità finalistica e gravemente in tensione con princìpi essenziali dell’ordinamento, quali l’incriminazione della condizione del migrante irregolare, l’abnorme dilatazione della detenzione amministrativa e l’ennesima stretta sui reati previsti dal testo unico sull’immigrazione risultano;
b) l’abbandono delle logica binaria che, almeno sulla carta, ha ispirato le politiche del diritto in materia di immigrazione: a politiche di estremo rigore nel trattamento degli stranieri irregolari si sono finora contrapposte, nella definizione dello status degli stranieri regolari, politiche di integrazione che, in realtà, sono state declinate in modo da configurare comunque la posizione giuridica di questi ultimi alla stregua di ospiti in prova perpetua. Rispetto a questo assetto, il disegno di legge n. 733/S esprime, attraverso opzioni normative fatte e mancate, una logica di rifiuto dell’immigrazione (anche di quella regolare): da un lato, è prevista l’introduzione di istituti destinati ad aumentare gli ostacoli enormi che il migrante regolare già incontra nella conservazione dei titoli abilitativi del soggiorno; dall’altro, si registra un ulteriore peggioramento della disciplina - già estremamente restrittiva - della cittadinanza e la totale assenza di iniziativa su terreni individuati da più parti come essenziali a promuovere un’effettiva integrazione (ad es., il riconoscimento di diritti politici degli stranieri regolarmente residenti).
Se approvato, il disegno di legge allontanerà ulteriormente la disciplina dell’immigrazione dal profilo di una normativa giusta ed efficace: l’approccio discriminatorio che ispira le principali innovazioni e il drastico indebolimento delle prospettive reali di integrazione dei migranti non porteranno alcun giovamento alla sicurezza pubblica, che può essere perseguita solo con la piena adesione al principio personalistico posto dalla Costituzione repubblicana a base delle garanzie fondamentali dell’individuo e attraverso la promozione di politiche del diritto della convivenza e non dell’esclusione.

2. L’incriminazione della condizione del migrante irregolare: un reato inutile e ingiusto.
Nel testo licenziato dalle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato, il disegno di legge configura come reato l’ingresso e il soggiorno illegale dello straniero nel territorio dello Stato: l’art. 10-bis di cui è previsto l’inserimento nel t.u. imm. (D.Lgs. n. 286 del 1998), punisce, salvo che il fatto costituisca più grave reato, con l’ammenda da 5 a 10 mila euro «lo straniero che fa ingresso, ovvero si trattiene nel territorio dello Stato» in violazione delle disposizioni di cui al testo unico e di quelle ex art. 1, L. n. 68 del 2007 (in tema di disciplina dei soggiorni di breve durata). Il procedimento relativo a tale reato - che il legislatore sembrerebbe intenzionato ad affidare, nella fase del giudizio, al giudice di pace, secondo quanto può ipotizzarsi sulla base di un oscuro riferimento al D.Lgs. n. 274 del 2002 - è sospeso nel caso di presentazione di una domanda di protezione internazionale ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007.
La pena stabilita per il nuovo reato è solo pecuniaria, ma, con una previsione del tutto irragionevole, è precluso il ricorso all’oblazione di cui all’art. 162 cod. pen. Inoltre, attraverso una modifica dell’art. 16, comma 1, t.u. imm., è prevista l’espulsione come sanzione sostitutiva applicabile dal giudice penale, un’espulsione questa che verrebbe a sovrapporsi perfettamente all’espulsione come misura amministrativa; è poi prevista espressamente la pronuncia di una sentenza di non luogo a procedere per il reato in esame a seguito dell’esecuzione dell’espulsione o del respingimento ex art. 10, comma 2, t.u.imm.. Per l’espulsione amministrativa, d’altra parte, il disegno di legge esclude, con riferimento al nuovo reato, l’applicabilità della disciplina del nulla osta dell’autorità giudiziaria procedente, così creando per essa una corsia preferenziale che, al di là di qualsiasi considerazione sul piano della compatibilità con i princìpi di indipendenza della giurisdizione e con quelli del giusto processo, rende ancora più irrazionale la sovrapposizione tra la misura di polizia e la nuova incriminazione.
La disciplina della contravvenzione di «ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato», infatti, ne mette in luce l’assoluta inutilità: per un verso, la sfera applicativa della nuova figura di reato coincide perfettamente con l’area dei casi per i quali è prevista l’espulsione amministrativa; per altro verso, l’espulsione rappresenta il vero obiettivo della normativa, come è dimostrato dalla disciplina del nulla osta e della sentenza di non luogo a procedere e dalla stessa - ulteriore - previsione dell’espulsione come sanzione sostitutiva della pena pecuniaria (non oblazionabile) comminata per il nuovo reato. L’inutilità della norma incriminatrice delineata dal disegno di legge, a sua volta, ne rivela l’irrazionalità nella dimensione finalistica, con la quale devono comunque misurarsi le opzioni di politica criminale della legislazione, e, allo stesso tempo, l’incompatibilità, per così dire, confessata con il principio di extrema ratio della sanzione penale.
D’altra parte, così come l’aggravante dell’irregolarità introdotta da qualche mese (e già oggetto di eccezioni di illegittimità costituzionale), la previsione del reato di «ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato» fa leva su una sorta di presunzione di pericolosità dello straniero irregolare che è già stata confutata dalla Corte costituzionale.
Pronunciandosi sulla legittimità del trattamento sanzionatorio previsto dall’art. 14, comma 5-ter t.u.imm. dopo le modifiche apportate dalla legge n. 271 del 2004, la Corte, con la sentenza n. 22 del 2007, ha descritto il reato di ingiustificata inottemperanza all’ordine di allontanamento del questore come una «fattispecie che prescinde da una accertata o presunta pericolosità dei soggetti responsabili». Ora, se deve escludersi una presunzione di pericolosità per l’autore del delitto punito dalla norma citata (che, va sottolineato, presuppone l’inosservanza di un provvedimento legittimamente dato dalla competente autorità amministrativa), a maggior ragione deve escludersi una presunzione del genere per lo straniero che si trova in una posizione di mera presenza «illegale», ossia non qualificata dall’inottemperanza all’ordine di polizia.
La presunzione di pericolosità dello straniero irregolare è stata inoltre smentita dalla sentenza della Corte costituzionale n. 78 del 2007 che ha dichiarato l’illegittimità delle norme dell’ordinamento penitenziario sulle misure alternative alla detenzione ove interpretate nel senso che allo straniero non comunitario entrato illegalmente nel territorio dello Stato o privo del permesso di soggiorno sia in ogni caso precluso l’accesso alle misure stesse. Secondo la Consulta, l’interpretazione contraria a quella costituzionalmente imposta «si risolve nella radicale esclusione dalle misure alternative alla detenzione di un’intera categoria di soggetti, individuata sulla base di un indice - la qualità di cittadino extracomunitario presente irregolarmente sul territorio dello Stato - privo di univoco significato rispetto ai valori rilevanti ai fini considerati»: la preclusione alla concessione delle misure alternative alla detenzione risulta infatti «collegata in modo automatico ad una condizione soggettiva - il mancato possesso di un titolo abilitativo alla permanenza nel territorio dello Stato - che, di per sé, non è univocamente sintomatica né di una particolare pericolosità sociale, incompatibile con il perseguimento di un percorso rieducativo attraverso qualsiasi misura alternativa, né della sicura assenza di un collegamento col territorio, che impedisca la proficua applicazione della misura medesima».
Svincolati da qualsiasi ragionevole valutazione di pericolosità, l’ingresso o la presenza illegale del singolo straniero non rappresentano, di per sé, fatti lesivi di beni meritevoli di tutela penale, ma sono l’espressione di una condizione individuale, la condizione di migrante. La criminalizzazione di tale condizione risponde dunque ad una logica - quella del diritto penale d’autore - del tutto incompatibile con il volto costituzionale dell’illecito penale e, prima di tutto, con il principio di eguaglianza, il cui nucleo forte vieta distinzioni normative ratione subiecti, ossia fondate su qualità meramente soggettive.

3. Un’abnorme dilatazione della detenzione amministrativa.
Non minore allarme suscita la ridefinizione della durata del trattenimento dei migranti irregolari nei «centri di identificazione ed espulsione», una durata che il disegno di legge n. 733 vorrebbe prolungare fino a diciotto mesi. Il drastico prolungamento della durata massima del trattenimento il disegno di legge è in linea con quanto previsto dalla recente direttiva europea sul rimpatrio di stranieri irregolari (Direttiva 2008/115/CEE), direttiva che peraltro attribuisce rilievo centrale al rimpatrio volontario: il disegno di legge accoglie l’impostazione segregazionistica della direttiva in merito alla durata della detenzione amministrativa, ma non adegua ad essa l’assetto generale dell’allontanamento e, in particolare, non presenta analoga valorizzazione del rimpatrio volontario. Ma indipendentemente da ciò, l’abnorme dilatazione della detenzione amministrativa dovrà essere valutata alla luce dei princìpi fondamentali sanciti dalla Costituzione, nonché dalle fonti sovranazionali richiamate dalla stessa direttiva europea (la Convenzione O.N.U. sui diritti del fanciullo, la Convenzione di Ginevra sui rifugiati, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea).
Già con riferimento alla disciplina vigente è stato denunciato come la detenzione amministrativa rappresenti una manifestazione di coercizione della libertà personale largamente discrezionale nei suoi presupposti applicativi, sottratta ad un effettivo controllo giurisdizionale (per di più affidato, dal 2004, non al giudice togato, ma al giudice di pace) e del tutto sproporzionata rispetto al provvedimento di espulsione alla cui esecuzione è finalizzata. Nella versione delineata dal disegno di legge, il trattenimento, per l’abnorme dilatazione della sua durata (fino a un anno e mezzo) e per la valenza sostanzialmente punitiva che verrebbe ad assumere, esaspererebbe i profili critici della detenzione amministrativa, incidendo sulla libertà personale del migrante in forme che l’ordinamento processual-penalistico prevede solo per le misure custodiali applicate in relazione alle più gravi categorie di delitti.
Alle pesanti torsioni delle garanzie fondamentali dell’individuo prodotte dalla disciplina delle espulsioni incentrata sul trattenimento deve poi aggiungersi una considerazione critica sulla sua efficacia. La relazione della Commissione De Mistura istituita nella scorsa legislatura dal Ministro dell’interno ha messo in luce, infatti, «una correlazione dell’efficacia degli allontanamenti con fattori slegati dall’applicazione della misura del trattenimento», giungendo così ad una valutazione complessiva secondo cui «è la casualità a determinare i trattenimenti nonché i conseguenti accompagnamenti alla frontiera»: è un giudizio questo che dovrebbe risultare sufficiente a segnalare la distanza della disciplina dell’espulsione da un approccio alle questioni dell’immigrazione che - oltre ad essere in linea con i princìpi fondamentali del nostro ordinamento - aspiri alla razionalità.

4. L’ennesima stretta sui reati del testo unico sull’immigrazione (favoreggiamento delle migrazioni illegali e ingiustificata inottemperanza all’ordine di allontanamento del questore) e sui diritti fondamentali del migrante irregolare.
Il disegno di legge n. 733 prevede ancora l’ennesima stretta sui reati di favoreggiamento delle migrazioni illegali (art. 12 t.u.imm.) e di ingiustificata inottemperanza all’ordine di allontanamento del questore (art. 14 t.u.imm.).
Quanto ai primi, il disegno di legge prevede, nell’ambito di una generale ridefinizione delle diverse figure di reato e delle varie circostanze aggravanti, l’incriminazione della condotta di chi effettui il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato: si tratta di una condotta pacificamente rientrante nella sfera incriminatrice delle norme già oggi in vigore, norme che escludono sempre la punibilità dei migranti. Il riferimento alla condotta di trasporto degli stranieri corre il rischio di essere interpretata nel senso di estendere la sfera applicativa dei reati di favoreggiamento delle migrazioni illegali anche al migrante che provveda al trasporto di altri migranti (ad esempio, guidando l’imbarcazione nell’ultimo braccio di mare prima dello sbarco sulle coste italiane), un’estensione in netto contrasto con la normativa sovanazionale di riferimento di tali reati, ossia il Protocollo addizionale contro il traffico dei migranti (firmato a Palermo il 12 dicembre 2000 insieme con la Convenzione delle Nazioni unite contro il crimine organizzato transnazionale e ratificati con la legge n. 146 del 2006).
Per quanto riguarda i reati di cui all’art. 14 t.u.imm., il disegno di legge si caratterizza, oltre che per il ritorno alla generalità della previsione dell’arresto obbligatorio in flagranza per tutti i reati di ingiustificata inottemperanza dell’ordine di allontanamento del questore, per l’evidente elusione del severo monito che, con la sentenza n. 22/2007, la Corte costituzionale ha rivolto al legislatore: pur ritenendo inammissibile la questione relativa al trattamento sanzionatorio previsto per la fattispecie delittuosa, la Consulta ha rilevato che «il quadro normativo in materia di sanzioni penali per l'illecito ingresso o trattenimento di stranieri nel territorio nazionale, risultante dalle modificazioni che si sono succedute negli ultimi anni, anche per interventi legislativi successivi a pronunce di questa Corte, presenta squilibri, sproporzioni e disarmonie, tali da rendere problematica la verifica di compatibilità con i principi costituzionali di uguaglianza e di proporzionalità della pena e con la finalità rieducativa della stessa». Di qui «l’opportunità di un sollecito intervento del legislatore, volto ad eliminare gli squilibri, le sproporzioni e le disarmonie prima evidenziate», squilibri, sproporzioni e disarmonie che il disegno di legge n. 733 non solo non supera, ma anzi aggrava.
Anche fuori dalle norme penali, la stretta sulla condizione del migrante irregolare solleva gravi perplessità, soprattutto con riferimento all’osservanza del principio costituzionale di eguaglianza e del principio di non discriminazione affermato da numerose fonti internazionali (quali l’art. 14 CEDU).
In particolare, il disegno di legge prevede l’obbligo di presentazione del permesso di soggiorno per lo straniero che intenda sposarsi in Italia: è di tutta evidenza come da tale obbligo discenda una grave discriminazione per lo straniero irregolare, ossia la negazione della libertà di matrimonio. D’altra parte, un segno analogo caratterizza la prevista subordinazione dell’iscrizione anagrafica alla verifica delle condizioni degli alloggi, previsione (che peraltro riguarderebbe non solo gli stranieri irregolari, ma anche quelli regolari e anche i cittadini) destinata a tradursi nella negazione, per la fasce più deboli della società, del godimento di tutti quei diritti che presuppongono appunto l’iscrizione anagrafica.
Grave allarme suscita infine la proposta, avanzata in alcuni emendamenti al testo del d.d.l. n. 733 licenziato dalle Commissioni parlamentari (nn. 39.305 e 39.306), di modificare l'art. 35 t.u.imm. abrogando il comma 5 (che esclude la segnalazione all’autorità dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno che si rivolge alle strutture sanitarie) o modificando in senso restrittivo il comma 4. Se accolte, le proposte allontanerebbero i migranti irregolari della cure sanitarie, in evidente tensione con il carattere universale e fondamentale del diritto alla salute e con effetti pregiudizievoli per la salute pubblica.

5. Nuovi ostacoli all’immigrazione regolare.
Una normativa giusta ed efficace dell’immigrazione dovrebbe caratterizzarsi, innanzi tutto, per la profonda revisione della disciplina degli ingressi oggi vigente, una disciplina basata sull’assurda - e largamente ineffettiva - pretesa dell’incontro a distanza, ossia a livello planetario, tra domanda e offerta di lavoro. Le politiche del diritto avviate in questa legislatura non muovono alcun passo in questa direzione, ma al contrario, attraverso il decreto legislativo n. 160 del 2008, recante modifiche e integrazioni al d.lgs. n. 5/2007, hanno previsto ulteriori restrizioni al ricongiungimento familiare, un istituto che, consentendo il dispiegarsi della catena migratoria, rappresenta da sempre un efficace strumento di integrazione dei migranti nelle società di destinazione.
La disciplina del soggiorno richiederebbe poi l’introduzione di meccanismi permanenti di regolarizzazione individuale fondati sul decorso del tempo e su determinati indici di integrazione: meccanismi del genere incoraggerebbero l'assunzione da parte dei migranti irregolari di comportamenti virtuosi e assicurerebbero la possibilità di riassorbire quote di irregolarità, così contribuendo, per un verso, al contrasto delle economie sommerse e, per altro verso, a razionalizzare la gestione dell’irregolarità stessa. Ancora, la normativa relativa ai titoli di soggiorno dovrebbe attribuire al migrante una ragionevole prospettiva di stabilizzazione, il che dovrebbe comportare la ridefinizione complessiva dei requisiti per il rinnovo dei vari permessi di soggiorno e il superamento di quella sorta di divieto di disoccupazione che determina - soprattutto nell’attuale congiuntura economica - conseguenze drammatiche su persone che hanno già avviato un proficuo percorso di integrazione nella società italiana.
Anche su questo terreno, le indicazioni del disegno di legge risultano del tutto carenti ed anzi foriere di nuovi ostacoli all’immigrazione regolare: si pensi alla vessatoria tassazione di varie istanze amministrative dei migranti e all’introduzione di sensibili restrizioni alla disciplina della cittadinanza (già oggi caratterizzata soprattutto dalla prevalenza dello ius sanguinis e dalla natura “concessoria” della naturalizzazione); di contro nessun passo si muove nella direzione, pure da più parti auspicata, del riconoscimento di diritti politici degli stranieri regolarmente residenti da un significativo periodo di tempo.
Il disegno di legge prevede inoltre l’introduzione di un accordo di integrazione quale condizione per la titolarità del permesso di soggiorno: l’accordo sarebbe articolato per crediti, legati a specifici obiettivi di integrazione da conseguire nel periodo di validità del permesso, e la perdita integrale dei crediti determinerebbe la revoca del titolo abilitativo e l’espulsione del migrante. La previsione rimette integralmente ad un regolamento governativo la compiuta definizione dei contenuti dell’accordo e dei poteri della pubblica amministrazione (il che suscita perplessità sul piano del rispetto della riserva di legge ex art. 10, comma 2, Cost.), ma, anche nella scarna disposizione del disegno di legge, traduce una visione dell’integrazione come esclusiva proiezione della volontà e dei comportamenti del singolo migrante, obliterando in toto compiti e doveri non solo delle pubbliche amministrazioni, ma, più in generale, della sfera pubblica. Non accompagnato da alcuna prospettiva di rafforzamento delle misure di «integrazione sociale», per riprendere l’espressione utilizzata dal titolo quinto del t.u.imm., l’accordo di integrazione è inevitabilmente destinato ad esasperare quella amministrativizzazione e quella precarizzazione della condizione giuridica del migrante del migrante che già caratterizzano la disciplina vigente.

2 febbraio 2009

Associazione Antigone
Associazione nazionale giuristi democratici
Associazione studi giuridici sull’immigrazione
Magistratura democratica
venerdì 23 gennaio 2009

Verbale riunione 20 gennaio

PARTITO DEMOCRATICO - BOLOGNA
FORUM SICUREZZA E CONVIVENZA CIVILE
Verbale riunione 20 gennaio 2009

Dalle ore 18,30 alle ore 20,15 del 20.1.2009 presso la sede del PD in via Rivani 35 di Bologna ha avuto luogo la riunione dei membri del Forum. Sono presenti il coordinatore Claudio Nunziata ed i membri Marina Pirazzi e Andrea Colombo. Sono altresì presenti Pietro Filippini, Davide Barbieri e Giuliano Satanassi che richiedono e vengono ammessi a farne parte. Giuliano Satanassi si allontana alle ore 19,45. Hanno comunicato la propria impossibilità di essere presenti in relazione ad impegni di lavoro Cosimo Braccesi, Di Renzo Rosanna, Rita Parisi, Roberto Giorgi Ronchi, Loris Marchesini.
Il coordinatore comunica di avere trasmesso mail di invito a partecipare alla riunione ai responsabili di tutti i circoli del PD della città e della provincia. I presenti concordano sulla circostanza che possono avere influito sulla ridotta partecipazione la contemporanea trasmissione televisiva della cerimonia di giuramento del Presidente Usa Barak Obama e la convocazione dei presidenti dei circoli ad una riunione della segreteria fissata per le ore 21.
Il coordinatore richiama l’attenzione sui contenuti dell’art. 24 dello Statuto del PD che recita: “Le finalità dei Forum tematici sono: la libera discussione, la partecipazione alla vita pubblica, la formazione degli elettori e degli iscritti al partito” e come sia pertanto necessario creare canali più efficaci di collegamento con i circoli e la società civile. Richiama anche la disposizione del comma 3 dell’art.24 dello Statuto che prevede lo scioglimento del forum nel caso non abbiano partecipato nel corso dell’anno almeno 100 persone (“Il Forum viene sciolto e non può essere ricostituito nell’anno immediatamente successivo se alle sue attività non abbiano attivamente partecipato, anche per via telematica, almeno cento persone nel corso dell’anno”), condizione che non risulta essersi verificata. Esprime la preoccupazione che l’attività dei forum possa contribuire ad inaridire l’attività dei circoli e spezzare la comunicazione tra la base del partito e la segreteria.
Davide Barbieri, segretario del circolo Savena, rileva che in una fase di prima applicazione dello Statuto e di progressiva formazione delle strutture del partito non può essere data una interpretazione rigida dello statuto; che i forum possono dare invece un utile impulso al dibattito dei circoli; che è stata in particolare manifestata l’esigenza da parte del circolo Savena di dibattere i problemi della sicurezza e di trovare un interlocutore nel forum; che gli iscritti sentono viva l’esigenza di fare sentire la propria voce ed il proprio punto di vista; che stante la difficoltà di portare gli iscritti in una sede centralizzata occorre trovare la dimensione giusta per realizzare momenti di incontro; che sembra opportuno individuare come dimensione ottimale di incontro una sede ove una pluralità di circoli, che gravitano nell’ambito dello stesso quartiere o zona territoriale, possano incontrare i forum. I presenti concordano con le valutazioni di Barbieri e lo invitano ad organizzare una riunione sui temi del Forum tra i circoli che gravitano nel quartiere Mazzini-Savena.
Il coordinatore comunica che analoga riunione si è riproposto di organizzare Roberto Giorgi Ronchi presso il circolo Passepartout di via Galliera ed invita gli altri presenti a valutare se vi siano le condizioni per organizzare analoghe iniziative e momenti di collegamento con pluralità di circoli gravitanti nelle altre parti del territorio.
I presenti sottolineano il grande interesse suscitato dal seminario organizzato da Cosimo Braccasi presso il circolo Murri e si augurano che lo stesso continui ad avere seguito anche oltre le iniziative già programmate.
Vengono poste e discusse alcune problematiche relative alla sicurezza: la necessità di evitare una enfatizzazione sui temi della sicurezza spesso viene proposta con modalità non adeguate; le modalità più opportune di intervento nei confronti di giovani ubriachi gravitanti in alcune zone in specie nelle ore notturne auspicando la predisposizione di strutture di personale sanitario ad hoc; il monitoraggio dei tempi di intervento nel caso di richieste da parte dei cittadini. In particolare viene suggerita l’esigenza di una maggiore attenzione alla tematica delle “azioni concrete” ed a tale scopo il coordinatore richiama i 26 punti da lui proposti consultabili al link http://forumsicurezza.blogspot.com/search/label/Azioni%20concrete%20e%20iniziative
che potranno essere arricchiti sulla base di nuove proposte aggiuntive.
Viene infine discussa la recente vicenda della manifestazione in piazza maggiore per i fatti di Gaza in relazione alla quale viene approvato all’unanimità il seguente documento proposto dal coordinatore:

Il Forum sicurezza e convivenza civile del PD esprime viva preoccupazione per i ricorrenti tentativi di limitazione dei diritti costituzionali di libera manifestazione del pensiero e della fede religiosa - tutelati in qualsiasi forma dagli artt. 21 e 19 della Costituzione - espressi da ultimo in relazione alla manifestazione dello scorso 3 gennaio in piazza Maggiore contro l´attacco israeliano a Gaza.
Rileva che la pretesa di considerare una sfida alla identità cattolica l’uso da parte di fedeli di culto islamico di Piazza Maggiore , quasi fosse una estensione della chiesa di San Petronio, costituisca una non consentita pretesa di occupazione dello spazio delle libertà civili. Ricorda come piazza Maggiore sia sempre stata la piazza politica di Bologna e come sia stato considerato da molti un segno di maturazione politica il fatto che essa sia stata recentemente aperta anche a manifestazioni di compagini politiche post-fasciste, abbandonando completamente qualsiasi pretesa di sindacato in ordine ai contenuti delle manifestazioni, salvo il limite costituzionale dell’offesa al buon costume.

venerdì 9 gennaio 2009

Sicurezza bluff

Si segnala il seguente articolo dell’Espresso
SICUREZZA BLUFF
In aumento stupri, rapine ai negozi e sbarchi di clandestini. La tanto sbandierata lotta al crimine del governo Berlusconi non ha cambiato la situazione. Ma nessuno lo dice.
L’Espresso del 15.1.2009 pagg. 30/35 in
http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=KE4E3