mercoledì 15 ottobre 2008

Dati storici sulla criminalità

I dati storici sulla criminalità possono essere consultati in “15 anni di delittuosità e prevenzione della sicurezza (1991-2006)” edito dal Forum Italiano sulla Sicurezza Urbana e dalla Regione Emilia Romagna.
La relativa consultazione con sente le seguenti osservazioni con riferimento alla città di Bologna:
1. I dati di tutti delle grandi città, e quindi dei capoluogi di regione, sono in linea di massima maggiori della media regionale
2. Gli omicidi a Bologna sono tornati al di sotto della media nazionale e regionale dopo una impennata del 1991 e 2003. Sono la metà della media nazionale e il loro livello non è stato mai così basso;
3. lesioni dolose: sono al di sopra della media regionale e di un terzo su quella nazionale. Sono quadruplicate rispetto agli anni ’90 e quasi decuplicate rispetto agli anni ’80. Tale incremento è avvenuto in tutta l’Italia. Potrebbe essere l’effetto apparente determinato dall’aumento delle denunzie alle quali prima corrispondeva una minore consapevolezza dei propri diritti ovvero la prassi delle Procure di non farsi inviare i referti medici dagli Ospedali per le lesioni lievissime;
4. borseggi: dopo una impennata nel 2003 sono diminuiti di 1/3 nel 2006 tornando ai livelli degli anni ’90, allorché erano più che raddoppiati rispetto al livello degli anni ’80. E’ comunque costante un livello triplo rispetto a quello nazionale e doppio rispetto a quello regionale;
5. scippi: sono in decisa flessione anche se superiore di 1/3 rispetto al livello nazionale. Il loro livello è generalmente diminuito, anzi quasi dimezzato rispetto agli inizi degli anni ’90;
6. furti in negozi: il livello è sempre stato superiore di 1/3 a quello nazionale. E’ aumentato di 1/3 rispetto al livello degli anni ’80 e prima metà ‘90
7. furti in appartamento: dopo una leggera flessione nel 2004 sono di nuovo in crescita, anche se sempre ad un livello inferiore rispetto a punte di molto superiori raggiunte in passato. Il livello è doppio rispetto al dato regionale e nazionale, che hanno invece raggiunto i minimi storici. Il differenziale rispetto al livello nazionale non è stato mai così elevato.
8. furti di autoveicoli: il livello non è stato mai così basso, è quasi dimezzato rispetto agli anni ’90;
9. furti su autoveicoli: è in crescita dovunque. Il dato bolognese è tra i più elevati.
10. rapine in banca ed uffici postali: sono in aumento sensibile anche se la loro incidenza è relativa rispetto al totale dei reati. Il dato bolognese è doppio di quello regionale e triplo di quello nazionale.
11. totale rapine: sono a Bologna ad un livello massimo mai raggiunto, più del doppio del livello degli anni ‘80

«Tutta l'Emilia Romagna – scrive il Sole 24 Ore del 2 giugno scorso – si trova a pagare l'attrattività del territorio in termini di maggiore incidenza dei fenomeni criminosi: quattro delle sue nove province (Rimini, Bologna, Ravenna e Modena) sono nella top ten dei reati in rapporto alla popolazione. In evidenza si mettono anche altre province con forte appeal turistico, come Firenze e le liguri Genova e Savona».

Il recente rapporto della apposita Commissione presieduta dall’on. Violante aveva evidenziato:

- nei paesi europei il numero complessivo dei delitti è cresciuto nel decennio 1995-2005 ad un tasso medio dello 0,6 per cento annuo. La crescita è stata più forte per le rapine e gli altri reati violenti, nonché per i reati connessi al traffico di droga, a fronte del calo del numero di omicidi, dei furti in abitazione e dei furti negli autoveicoli;
- in Italia nel primo semestre 2007 il totale dei delitti è rimasto sostanzialmente stabile rispetto al semestre precedente (si è infatti registrato un incremento dello 0,11 per cento), mentre nel secondo semestre del 2007 le stime evidenziano un decremento di quasi dieci punti percentuali (-9,88 per cento);
- sensibile diminuzione del numero degli omicidi.
- forte crescita del numero dei reati violenti denunciati, che nel periodo di riferimento è sostanzialmente raddoppiato (+ 98,6 per cento), ma dall’altro continuano a collocare l’Italia ai posti più bassi della graduatoria assoluta dei Paesi europei;
- le rapine sono cresciute nel centro Nord molto più velocemente rispetto a quanto è accaduto nel resto d’Italia. Di qui una delle ragioni della maggiore sensibilità del Centro Nord ai problemi della sicurezza rispetto al Sud. Le rapine commesse per strada sono circa il 43 per cento, in abitazione sono circa il 3 per cento; quelle negli esercizi commerciali circa il 16 per cento. Le rapine in abitazione sono al Nord più frequenti che al Sud (quasi il doppio), le altre sono più frequenti al Sud.

In sintesi, mentre il numero complessivo dei reati è praticamente stabile, aumentano i reati violenti e predatori. Si tratta delle aggressioni che destano maggior allarme nell’opinione pubblica e legittimano il crescere del senso di insicurezza. L’Italia non è certamente il paese più insicuro; assai più insicuri e violenti sono, come emerge dalle statistiche, i paesi del Nord Europa, che pure hanno fama, meritata, di altissima civiltà.

I dati obbiettivi relativi alla criminalità ci dicono che la linea di demarcazione non passa tra immigrati e cittadini, ma tra immigrati regolari e immigrati clandestini. Mentre la percentuale di immigrati regolari non comunitari autori di reati è pressoché analoga alla percentuale di italiani autori di reati, e quindi non presenta aspetti patologici o tali da giustificare allarme, assai diversa è la valutazione relativa agli immigrati clandestini. In particolare, nel 2006, gli stranieri regolari sono circa il 5 per cento della popolazione residente e quelli denunciati come autori di reato sono circa il 6 per cento del totale complessivo dei denunciati. Si può aggiungere che gli stranieri regolari denunciati sono circa il 2 per cento del totale degli stranieri regolari. Nel 2006 la percentuale di irregolari denunciati sul totale di stranieri invece era del 74 per cento per gli omicidi, dell’80 per cento per i furti (82 per cento per i furti in appartamento), del 79 per cento per le rapine.

Secondo i dati forniti da Eurostat, pubblicati il 23 novembre 2007, ma aggiornati al 2005, il numero complessivo di operatori di polizia in Italia sarebbe pari a 329.012 unità (in media, 561 agenti ogni 100 mila abitanti). Questo dato collocherebbe l’Italia, nella classifica degli Stati UE con maggior presenza di polizia nel proprio territorio, al secondo posto, dietro al solo Cipro, con un netto vantaggio rispetto alla Spagna (la cui media sarebbe pari a 469), alla Francia (385), alla Germania (300) e al Regno Unito (per l’esattezza, è riportata solo la media di Inghilterra e Galles, pari a 266 agenti ogni 100 mila abitanti).

Diamanti e Bordignon, in un recente saggio, dopo aver messo in luce la sostanziale stabilità del numero dei reati negli ultimi quindici anni, mettono in luce come la percezione della minaccia criminale negli ultimi dieci anni sia cresciuta in modo prepotente. Inoltre, incrociando i dati sulla qualità della vita nelle province italiane, secondo le analisi annuali de Il Sole 24 Ore e la congiunta rilevazione sul senso di insicurezza svolta sempre su base provinciale da IprMarketing, si rileva che solo su 5 delle 20 province in cui registra un aumento del numero dei reati aumenta anche il senso di insicurezza. E’ aumentato il numero dei reati che suscitano maggiore apprensione perchè violano l’intimità, come gli stupri e i furti in abitazione. I furti in abitazione per 100.000 abitanti erano 191,6 nel 2004, 206,3 nel 2005, 240,3 nel 2006; gli stupri, per 100.000 abitanti erano 6,8 nel 2004, 7,1 nel 2005, 7,7 nel 2006.

Nelle modalità di commissione dei reati è aumentato il ricorso alla violenza, all’uso delle armi, alle minacce gravi. Questo cambiamento radicale è determinato dal fatto che sono mutati i “codici” criminali. L’ingresso nel mondo del crimine di nuovi soggetti e nuove organizzazioni più inclini, per ragioni culturali e di costume al ricorso alla violenza, come criminali provenienti da paesi dell’est Europa e da paesi africani ha comportato un innalzamento complessivo del livello di violenza nella commissione dei delitti. Non si usa più la violenza minima indispensabile per assicurarsi il profitto del reato; si usa la violenza massima per manifestare una propria superiorità, raggiungere l’effetto di terrorizzare la vittima e rendere più facile tanto l’esecuzione del reato quanto la garanzia della impunità. È più facile che una vittima terrorizzata si astenga dal riconoscere il suo aggressore per non incorrere in ritorsioni.

Il moltiplicarsi di luoghi “abbandonati” nelle periferie delle grandi città aumenta l’insicurezza. Vie e stazioni non sufficientemente illuminate e prive di forme di tutela, con fattori di degrado urbano (panchine divelte, cabine telefoniche rotte etc.) fanno sentire insicuri, indipendentemente dalla presenza di criminali. Un luogo abbandonato è di per sé un luogo insicuro. Nella indagine demoscopica più volte citata risulta chiaramente che la maggiore crescita della insicurezza si manifesta nelle città con più di 100.000 abitanti e diventa assai rilevante nelle città con più di 500.000 abitanti, dove è più difficile, perché più costoso, il controllo delle zone periferiche e dove si manifestano con maggiore intensità quei comportamenti lesivi di regole sociali consolidate che costituiscono un fattore primario della sensazione di insicurezza.

L’invecchiamento della popolazione aumenta la sua insicurezza. Una persona anziana può essere turbata in misura rilevante da comportamenti nei confronti dei quali un giovane resta indifferente; si tratta della violazione di regole sociali comunemente accettate (comportamenti incivili) oppure di comportamenti o atteggiamenti ai quali la popolazione anziana non è abituata, come lo stazionamento di gruppi di ragazzi di fronte a un bar o a una discoteca; gruppi di neri che parlano tra loro (nuove forme di socializzazione); l’offerta insistente di merci; il tentativo insistito di rendere piccoli servigi Per un certo periodo è sembrato che tutta la problematica della sicurezza ruotasse attorno ai lavavetri.

L’informazione ha un ruolo significativo nella costruzione di sensazioni di insicurezza. È evidente, inoltre, che più una comunità è abituata all’ordine civile più si turba per piccole deviazioni. Il prefetto di Trieste, dottor Giovanni Balsamo, dopo aver ricordato che la sua città è ai primi posti in Italia per la qualità della vita, ha sottolineato come, proprio per la forte tradizione civica, “una scritta murale, uno schiamazzo in luogo pubblico, una bottiglia di birra lasciata per strada, uno stato di ubriachezza sono fatti che creano scandalo”.

Alla paura si risponde con politiche visibili, con la verifica dei risultati, con la informazione corretta sui rischi e sul modo di evitarli. Per queste ragioni una moderna politica della sicurezza deve aggiungere ai due tradizionali obbiettivi, combattere il crimine e combattere le cause del crimine, una terza finalità: dare sicurezza ai cittadini. Per queste ragioni la politica della sicurezza dovrebbe essere caratterizzata da soluzioni ampiamente condivise, dall’abbandono di pregiudiziali ideologiche sia di carattere coercitivo che di carattere giustificazionista, dalla capacità di dar conti degli sforzi fatti e dei risultati ottenuti.

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