ALCUNE VALUTAZIONI SUL RAPPORTO ANNUALE
DEL QUOTIDIANO ITALIAOGGI
IN MERITO ALLA CLASSIFICAZIONE DI BOLOGNA
COME CITTA’ CON MAGGIORE PRESENZA DI FENOMENI CRIMINALI
a cura del Forum Sicurezza del Partito Democratico di Bologna
Secondo il rapporto annuale di ItaliaOggi sono 22 le province italiane incluse nella prima fascia, e tra queste ne figurano sette dell’Emilia Romagna: tra le prime Ravenna e Forlì, poi Modena (settima in Italia), Parma (nona), Reggio Emilia (15esima), Bologna (21esima) e Ferrara (22esima). Nella seconda fascia di qualità della vita, quella ‘accettabile', ci sono 26 province, tra cui quella di Rimini (26esima) e Piacenza (24esima), che chiudono così un quadro regionale decisamente positivo rispetto a quello delle altre realtà italiane, sicuramente il migliore tra le regioni più popolose. La chicca è però che secondo questo rapporto Bologna figura all’ultimo posto come la città meno sicura d’Italia.
La serietà di una analisi statistica si misura anche sulla chiarezza dei criteri utilizzati. Della analisi di Italiaoggi sappiamo che si tratta della applicazione ai dati ufficiali di indicatori i cui criteri di determinazione rimangono misteriosi. Possiamo supporre che il meccanismo utilizzato da quella ricerca enfatizzi le differenze percentuali anche quando i valori assoluti sono estremamente bassi e non tenga conto delle serie storiche di evoluzione dei dati nel tempo. Salta comunque subito all’occhio che la media dei punteggi attribuiti per ciascuna tipologia di delitto porrebbero la città di Bologna poco sotto la metà della classifica (la media dei punteggi è di 474 su 1000 per i reati contro la persona e 434/1000 per i reati contro il patrimonio), mentre nello schema riassuntivo viene presentata all’ultimo posto rispettivamente con 109/1000 e 0/1000 punti. La trasformazione dei dati ufficiali, a quanto si comprende sulla base di misteriosi algoritmi - sembra avere una logica sconosciuta e colpisce la mancanza di qualsiasi commento o spiegazione rispetto a questo dato, abbastanza incredibile in un paese che in molte altre parti del suo territorio non sembra avere affatto la vocazione alla legalità.
E, difatti, non si dice, e non si tiene conto, ad esempio del fatto che già i dati di partenza (quelli forniti dal Ministero dell’Interno) risentono di alcune distorsioni di cui nella fonte originaria viene dato atto: là ove è minore l’oppressione della delinquenza si denunzia di più, i cittadini si sentono più liberi di farlo e rivendicano la necessità di una risposta delle istituzioni, mentre in altre zone del paese si lascia correre e si è abituati a non ricevere risposte; per riscontro là dove c’è maggiore sensibilità ed operano i patti per la sicurezza le forze di polizia sono più sollecite e le investigazioni danno luogo ad un maggior numero di denunzie, che paradossalmente fanno apparire il territorio più esposto alla criminalità.
Secondo il rapporto del Ministero dell’Interno le cifre ufficiali devono essere tarate tenendo conto di un numero grigio. E’ stato rilevato che per i reati di violenza, di molestie, minacce la quota percentuale dei reati denunziati è intorno al 10-20% dei reati di tale natura effettivamente consumati, mentre per borseggi e scippi del 30% e per rapine e furti intorno al 60-80%, ancora maggiore nei casi dei furti in appartamento e di veicoli assicurati. Ovviamente queste percentuali sono molto più basse nel Sud ed aumentano nel Centro Nord e tendono comunque ad aumentare man mano che nei territori di riferimento viene a maturare una maggiore coscienza dei diritti.
Inoltre dai dati di Italiaoggi emerge che i dati bolognesi del 2007 sono nella quasi totalità inferiori a quelli del 2006 (4 sequestri di persona, 15 violenze sessuali, 186 lesioni volontarie, 874 scippi e borseggi, 787 furti d’auto per ogni 100.000 abitanti) e si tratta di reati che appaiono comunque per le loro caratteristiche fortemente influenzati dalla particolare vocazione alla denunzia dei suoi cittadini. Quella coscienza civile che costò la vita a Adolfino Alessandri e Primo Zecchi quando negli anni ’80 intervennero rispettivamente in via Gorki ed a Casalecchio di Reno per affrontare a viso aperto i rapinatori della Banda della Uno bianca.
Ma la reale evoluzione dei fenomeni criminali la possiamo misurare confrontando le serie storiche di mutamento dei dati nel tempo. Negli ultimi anni a Bologna sono diminuiti nettamente gli scippi ed i borseggi, in particolare tutti i reati espressione di una minore professionalità che presuppongono una aggressione diretta o violenta alla parte offesa, mentre sono aumentati i reati subdoli, come le truffe, i furti in appartamento e negozi cioè quelli rivolti esclusivamente contro il patrimonio che non richiedono alcun ricorso alla violenza, ma maggiore professionalità. Al pari delle rapine, anche se il loro numero è comunque inferiore a quello di altre città del nord come Genova, Roma, Torino e Milano.
Questo aspetto è significativo di un tendenziale arretramento dalla violenza che va coinvolgendo almeno il mondo della delinquenza meno professionale. Non ha significato contrastante il dato dell’aumento tendenziale dei reati di lesioni dolose, in quanto questo fenomeno costituisce il frutto solo di un ricorso più diffuso alla querela e di una tendenza alla valorizzazione di qualsiasi referto medico di sospetta violenza. Tant’è che il numero di omicidi (0,73) e tentati omicidi (2,08) non è stato mai così basso e rimane di gran lunga al di sotto della media nazionale.
Per fortuna Bologna ha stipulato con il Ministero dell’Interno i “Patti per la Sicurezza”, c’è una attenzione costante alla resa dei relativi servizi, la regione Emilia Romagna si è dotata di un sistema di monitoraggio analitico e aderisce al Forum Italiano per la Sicurezza Urbana che ha recentemente pubblicato un rapporto che evidenzia la serie storica della delittuosità per settori nelle regioni italiane dal 1991 al 2006.
Il Sole 24 ore del 2 giugno scorso aveva fornito già un commento ai dati sulla criminalità del 2007: «Tutta l'Emilia Romagna si trova a pagare l'attrattività del territorio in termini di maggiore incidenza dei fenomeni criminosi: quattro delle sue nove province (Rimini, Bologna, Ravenna e Modena) sono nella top ten dei reati in rapporto alla popolazione. In evidenza si mettono anche altre province con forte appeal turistico, come Firenze e le liguri Genova e Savona».
Interessanti anche le conclusioni del lavoro il 22 aprile 2008 dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati presieduta dall’on. Luciano Violante (“Indagine conoscitiva sullo stato della sicurezza in italia”) che aveva evidenziato come – fatta eccezione per la delinquenza organizzata - le città italiane siano tutt’altro che pregiudicate dal confronto sul piano della criminalità con le grandi capitali europee.
Bologna, 8 dicembre 2008
IL COORDINATORE DEL FORUM SICUREZZA
Claudio Nunziata
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento
Il Coordinatore del Forum si riserva la possibilità di espungere commenti che non siano pertinenti al tema o che siano espressi in termini non adeguati ad un civile confronto