venerdì 17 ottobre 2008

I sindaci e la sicurezza

I NUOVI POTERI DEL SINDACO IN MATERIA DI SICUREZZA
Gli artt. 6 e 6 bis della Legge 24 luglio 2008 n. 125
e il decreto del Ministro dell’Interno del 5 agosto 2008

a cura di Cosimo Braccesi


Premessa

La Legge 125/2008 e il conseguente DM del 5 agosto 2008 rappresentano sicuramente una novità nella ormai quindicinale storia delle politiche di sicurezza urbana in Italia. Per la prima volta, infatti, troviamo nella legislazione nazionale una definizione dell’oggetto “sicurezza urbana e accanto a questo la previsione di uno specifico potere di intervento da parte dei sindaci nella materia. Va però detto che la definizione di sicurezza urbana scelta è assai debole, che non c’è piena congruenza tra Legge e Decreto e che i due testi si presentano in molti passaggi di difficile interpretazione e che tutto questo rende incerta la portata reale dei nuovi poteri attribuiti ai sindaci. Cosa effettivamente accadrà sarà, dunque, il risultato dell’intervento di almeno tre attori, i Sindaci, a cui è stato consegnato un nuovo potere, i Prefetti a cui è attribuito il compito di vigilare sul suo utilizzo e la Magistratura che sarà spesso chiamata a pronunciarsi in via definitiva sulla legittimità delle decisioni assunte.

Il testo che segue ha come primo obiettivo quello di cercare di capire contenuto e portata delle nuove norme, nella consapevolezza del carattere ancora provvisorio e parziale di quanto si andrà esponendo, e come secondo quello di prefigurare l’impatto che queste potranno avere sulle relazioni tra i diversi attori pubblici.

Il punto di partenza

“Il Sindaco….. adotta con atto motivato provvedimenti ….al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano ……la sicurezza urbana” (Legge art 6)

♣ Il punto da non perdere mai di vista sono i “gravi pericoli”, perché sono questi a legittimare i provvedimenti del Sindaco.

Per sicurezza urbana si intende ”un bene pubblico da tutelare attraverso attività poste a difesa ……del rispetto delle norme che regolano la vita civile, per migliorare le condizioni di vivibilità nei centri urbani, la convivenza civile e la coesione sociale.” (Decreto art. 1)

♣ Come si vede nel decreto non c’e alcuna definizione diretta di “sicurezza urbana”, mentre c’è invece una chiara definizione di “incolumità pubblica”. E’ una prima lacuna che potrà pesare sulla tenuta degli atti. Si avverte in questo passaggio il fatto che la norma sia nata senza il coinvolgimento delle Regioni le cui legislazioni si erano già da tempo cimentate con lo stesso tema.

Gli ambiti di intervento

“Il sindaco interviene per prevenire e contrastare” (Decreto art. 2)

♣ Apparentemente l’art 2 del decreto con la sua casistica di situazioni sembra riferirsi alla sola “sicurezza urbana”, mentre si riferisce letteralmente anche alla “incolumità pubblica” (una svista o altro?) .

a) “Le situazioni urbane di degrado e di isolamento che favoriscono l’insorgere di fenomeni criminosi quali”:
 spaccio
 sfruttamento della prostituzione
 accattonaggio con minori
 violenza

♣ La previsione sembra riferirsi fondamentalmente a situazioni quali accampamenti o simili, su suolo pubblico e privato, sia di nomadi che di altri soggetti marginali, sui quali si interviene con ordinanze di sgombero e di messa in sicurezza dell’area.

Naturalmente per la legittimità dell’atto bisognerà motivare come queste situazioni “favoriscono” certi fenomeni e come questi si sostanzino in un “grave pericolo per la sicurezza urbana”. Per esempio un ripetersi di sanzioni per i comportamenti ipotizzati a carico dei soggetti che vivono in tali situazioni.

E’ evidente che si tratta di un percorso non semplice per cui sarebbe più ragionevole continuare ad intervenire più per motivi di incolumità e salute pubblica che per motivi di sicurezza urbana (questa semmai potrebbe comparire in aggiunta).

b) “Le situazioni in cui si verificano comportamenti quali il danneggiamento al patrimonio pubblico e privato o che ne impediscano la fruibilità e determinino lo scadimento della qualità urbana”.

♣ Si interviene per prevenire o contrastare “le situazioni”, e infatti i “comportamenti” sono già penalmente perseguibili. Sembrano dunque interventi di messa in sicurezza o di ripristino del patrimonio pubblico (si suppone un pubblico diverso dal comune) e privato (eliminazione di scritte, ripristino di cabine telefoniche ecc.). Gli esperti sono infatti concordi nel ritenere che un rapido ripristino degli oggetti vandalizzati limiti la reiterazione di tali comportamenti. Si tratta infatti di comportamenti “espressivi” che trovano la loro soddisfazione nella visibilità e nella permanenza degli effetti di tali atti.

Naturalmente anche qui bisogna dimostrare il “grave pericolo”, che potrebbe essere ascritto al carattere sistematico dei danneggiamenti in una certa area. Di qui l’importanza di rilevare sistematicamente il disordine urbano.

c) “L’incuria il degrado e l’occupazione abusiva di immobili” quando favoriscono a) e b).

♣ Se si tratta di occupazione abusiva siamo in una situazione molto simile a quella ipotizzata al punto a ). Anche qui si potrà intervenire per sgombrare e per mettere in sicurezza gli immobili (anche come misura preventiva, se sono solo degradati, ma non occupati).

Se invece si tratta di incuria e degrado di immobili legittimamente abitati la situazione è sicuramente diversa (mix di marginalità e povertà; immigrati regolari e irregolari; singoli e famiglie).

Soprattutto nel secondo caso gli interventi andranno calibrati in funzione della situazione effettiva. Dal ripristino degli spazi comuni, alla chiusura di scantinati e garage o di singole unità immobiliari, allo sgombero di interi edifici.

Più l’intervento è significato, più dovrà essere articolata e convincente la motivazione: anche in questo caso occorrerà dimostrare come queste situazioni “favoriscono” i fenomeni di cui al punto a) e di come questi si sostanzino in un “grave pericolo per la sicurezza urbana”.

E forse anche in questo caso si continuerà ad intervenire più per motivi di incolumità e salute pubblica, più facilmente dimostrabili, che per motivi di sicurezza urbana.

d) “Le situazioni che costituiscono intralcio alla pubblica viabilità o che alterano il decoro urbano”, in particolare quelle di abusivismo commerciale e di illecita occupazione di suolo pubblico”

♣ Di qui in avanti non si fa più riferimento ai fenomeni di cui al punto a) per cui sembrerebbe che tali “situazioni” costituiscano da sole motivo sufficiente per intervenire e questo semplifica di molto le cose. Ma è molto difficile individuare le “situazioni concrete” a cui ci si riferisce.

Per esempio il decreto ci dice che l’alterazione del “decoro” è una componente negativa della sicurezza urbana, ma difficilmente situazioni nelle quali viene alterato il “decoro” potranno essere considerate un “grave pericolo” per la sicurezza urbana stessa, come richiesto dalla legge. E poi si tratta per lo più di situazioni generate da comportamenti già sanzionati nei regolamenti di polizia urbana (orinare in strada, lavarsi nelle fontane, bivaccare ecc.).

Per quanto riguarda l’abusivismo, non si capisce cosa si possa fare di diverso da quello che già si fa, mentre per l’occupazione di suolo pubblico si può probabilmente procedere, oltre che con una sanzione pecuniaria, allo smantellamento dei manufatti, se ci sono, a spese del proprietario.

Rimane l’intralcio alla pubblica viabilità per comportamenti diversi da quelli richiamati e talmente significativi da costituire un “grave pericolo per la sicurezza urbana”.

Vengono in mente gli addensamenti, notturni, ma non solo, di persone nello spazio pubblico e la possibilità di regolare, sanzionare, chiudere le attività che li generano in funzione del loro impatto sullo spazio pubblico (pubblici esercizi, ma anche vendita o distribuzione di giornali ai semafori ecc.).

Molto più problematiche le sanzioni a carico dei singoli, sia nei confronti dei “normali”, quando sono troppi, sia dei soggetti marginali (senza fissa dimora, punk a bestia, lavavetri), che sono poco sensibili alle sanzioni pecuniarie.

e) “I comportamenti che, come la prostituzione su strada o l’accattonaggio molesto, possono offendere la pubblica decenza anche per le modalità con cui si manifestano, ovvero turbano gravemente il libero utilizzo degli spazi pubblici o la fruizione a cui sono destinati o che rendono difficoltoso o pericoloso l’accesso ad essi.”

♣ Anche in questo caso siamo di fronte a comportamenti che, con riferimento alla pubblica decenza, difficilmente possono costituire un grave pericolo per la sicurezza urbana, mentre lo possono essere con riferimento al libero utilizzo degli spazi pubblici.

Naturalmente anche in questo caso bisognerà dimostrare che tali attività “turbano gravemente il libero utilizzo degli spazi pubblici”, che in questo caso sembra già sinonimo di “grave pericolo per la sicurezza urbana” in quanto viene leso un bene primario di altri cittadini.

A questo proposito è strano che nel decreto non venga mai citati quei fenomeni che incidono sul diritto al riposo notturno che è sicuramente un bene assai rilevante.

Detto questo rimane il problema delle sanzioni, in questo caso solo pecuniarie, che per molti soggetti sono del tutto inadatte a sortire alcun effetto.

Le modalità di intervento

1) “modificare gli orari degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici, nonché di intesa….,gli orari di apertura al pubblico degli uffici pubblici localizzati nel territorio” (Legge art 6).

♣ Questa norma sembra prefigurare un’ampia possibilità di intervento sugli orari degli esercizi pubblici e privati e dei servizi. Bisogna infatti ricordare che l’articolazione degli orari ha un impatto significativo sulle problematiche di sicurezza.

Si può intervenire su situazioni puntuali o su un’intera area, per contenere o per prolungare gli orari. Si può addirittura ipotizzare che questo strumento possa essere utilizzato per definire il piano degli orari di una zona fortemente problematica in funzione della sicurezza. In questo caso risulterebbero particolarmente importanti le procedure di “mapping” dei reati e dei fenomeni di degrado.

2) Se l’ordinanza adottata ai sensi del comma 4 è rivolta a persone determinate e queste non ottemperano all’ordine impartito, il Sindaco può provvedere d’ufficio a spese degli interessati” (Legge art 6)

♣ Si tratta di uno strumento sicuramente utile tutte le volte che il contrasto dei fenomeni di sicurezza urbana passa attraverso interventi su cose fisiche (messa in sicurezza di luoghi o di edifici, ripristino di impianti, eliminazione di superfettazioni ecc.).

3) Aumento delle sanzioni pecuniarie (art. 6 bis legge).

♣ Occorre avere ben presente che quando i divieti e le conseguenti sanzioni pecuniarie si rivolgono a soggetti marginali il rischio è quello di mettere in difficoltà gli operatori di polizia locale. C’è la violazione di una norma, ma lo strumento per sanzionare tale violazione è inefficace. L’operatore di Pl si trova in una situazione di sostanziale impotenza e può essere spinto dal contesto ad adottare comportamenti eccedenti i propri poteri.

Alcune problematiche connesse

• Valutare e prevedere il possibile contenzioso

♣ Per l’efficacia degli interventi è fondamentale prevedere la possibilità di eventuali ricorsi e il loro impatto sul problema che si intende risolvere, perché sia gli uni che gli altri variano da situazione e situazione.

• Valutare e prevedere le ricadute sociali

♣ In particolare nel caso degli sgomberi di campi sosta o di edifici abitati tenendo conto: a) dei soggetti per i quali sono previste particolari tutele; b) delle finalità di “coesione sociale” (art. 1 del Decreto) degli interventi; c) della necessità di non produrre ancor più marcati processi di marginalità.

*************
Le ricadute sul sistema delle relazioni istituzionali
(Appunti non svolti)

• Tra Città > lo spostamento dei problemi (ma c’è sempre stato).

• Tra Città e Regioni > il definitivo venir meno di un disegno comune.

• Tra Sindaci e Prefetti > il definitivo incorporamento dei sindaci e della sicurezza urbana nelle politiche di sicurezza dello stato > la possibile conflittualità tra soggetti gerarchizzati, ma diversamente legittimati (specie tenendo conto che gli interventi ipotizzati hanno un forte impatto sull’opinione pubblica, ma che saranno spesso difficilmente sostenibili in base alle norme esaminate). ♣ Le norme in esame possono essere facilmente utilizzate per alimentare il conflitto tra poteri locali e potere statale.

• Sindaci / Prefetti / Magistratura > Qui il rischio del conflitto è ancora più alto perché si tratta di un tema fortemente condizionato dall’opinione pubblica, perché non c’è gestione politica del conflitto (come può esserci tra sindaci e prefetti), perché le norme e soprattutto il decreto sembrano aprire grandi spazi di intervento, ma assai difficili da percorrere, proprio per come le norme sono costruite. ♣ E’ quindi facile ipotizzare che molti interventi, se costruiti come interventi sulla sicurezza urbana, non passeranno al vaglio della giurisdizione. E anche in questo caso è facile ipotizzare un possibile uso politico di tale esito.

Cosimo Braccesi 11 settembre 2008
mercoledì 15 ottobre 2008

Dati storici sulla criminalità

I dati storici sulla criminalità possono essere consultati in “15 anni di delittuosità e prevenzione della sicurezza (1991-2006)” edito dal Forum Italiano sulla Sicurezza Urbana e dalla Regione Emilia Romagna.
La relativa consultazione con sente le seguenti osservazioni con riferimento alla città di Bologna:
1. I dati di tutti delle grandi città, e quindi dei capoluogi di regione, sono in linea di massima maggiori della media regionale
2. Gli omicidi a Bologna sono tornati al di sotto della media nazionale e regionale dopo una impennata del 1991 e 2003. Sono la metà della media nazionale e il loro livello non è stato mai così basso;
3. lesioni dolose: sono al di sopra della media regionale e di un terzo su quella nazionale. Sono quadruplicate rispetto agli anni ’90 e quasi decuplicate rispetto agli anni ’80. Tale incremento è avvenuto in tutta l’Italia. Potrebbe essere l’effetto apparente determinato dall’aumento delle denunzie alle quali prima corrispondeva una minore consapevolezza dei propri diritti ovvero la prassi delle Procure di non farsi inviare i referti medici dagli Ospedali per le lesioni lievissime;
4. borseggi: dopo una impennata nel 2003 sono diminuiti di 1/3 nel 2006 tornando ai livelli degli anni ’90, allorché erano più che raddoppiati rispetto al livello degli anni ’80. E’ comunque costante un livello triplo rispetto a quello nazionale e doppio rispetto a quello regionale;
5. scippi: sono in decisa flessione anche se superiore di 1/3 rispetto al livello nazionale. Il loro livello è generalmente diminuito, anzi quasi dimezzato rispetto agli inizi degli anni ’90;
6. furti in negozi: il livello è sempre stato superiore di 1/3 a quello nazionale. E’ aumentato di 1/3 rispetto al livello degli anni ’80 e prima metà ‘90
7. furti in appartamento: dopo una leggera flessione nel 2004 sono di nuovo in crescita, anche se sempre ad un livello inferiore rispetto a punte di molto superiori raggiunte in passato. Il livello è doppio rispetto al dato regionale e nazionale, che hanno invece raggiunto i minimi storici. Il differenziale rispetto al livello nazionale non è stato mai così elevato.
8. furti di autoveicoli: il livello non è stato mai così basso, è quasi dimezzato rispetto agli anni ’90;
9. furti su autoveicoli: è in crescita dovunque. Il dato bolognese è tra i più elevati.
10. rapine in banca ed uffici postali: sono in aumento sensibile anche se la loro incidenza è relativa rispetto al totale dei reati. Il dato bolognese è doppio di quello regionale e triplo di quello nazionale.
11. totale rapine: sono a Bologna ad un livello massimo mai raggiunto, più del doppio del livello degli anni ‘80

«Tutta l'Emilia Romagna – scrive il Sole 24 Ore del 2 giugno scorso – si trova a pagare l'attrattività del territorio in termini di maggiore incidenza dei fenomeni criminosi: quattro delle sue nove province (Rimini, Bologna, Ravenna e Modena) sono nella top ten dei reati in rapporto alla popolazione. In evidenza si mettono anche altre province con forte appeal turistico, come Firenze e le liguri Genova e Savona».

Il recente rapporto della apposita Commissione presieduta dall’on. Violante aveva evidenziato:

- nei paesi europei il numero complessivo dei delitti è cresciuto nel decennio 1995-2005 ad un tasso medio dello 0,6 per cento annuo. La crescita è stata più forte per le rapine e gli altri reati violenti, nonché per i reati connessi al traffico di droga, a fronte del calo del numero di omicidi, dei furti in abitazione e dei furti negli autoveicoli;
- in Italia nel primo semestre 2007 il totale dei delitti è rimasto sostanzialmente stabile rispetto al semestre precedente (si è infatti registrato un incremento dello 0,11 per cento), mentre nel secondo semestre del 2007 le stime evidenziano un decremento di quasi dieci punti percentuali (-9,88 per cento);
- sensibile diminuzione del numero degli omicidi.
- forte crescita del numero dei reati violenti denunciati, che nel periodo di riferimento è sostanzialmente raddoppiato (+ 98,6 per cento), ma dall’altro continuano a collocare l’Italia ai posti più bassi della graduatoria assoluta dei Paesi europei;
- le rapine sono cresciute nel centro Nord molto più velocemente rispetto a quanto è accaduto nel resto d’Italia. Di qui una delle ragioni della maggiore sensibilità del Centro Nord ai problemi della sicurezza rispetto al Sud. Le rapine commesse per strada sono circa il 43 per cento, in abitazione sono circa il 3 per cento; quelle negli esercizi commerciali circa il 16 per cento. Le rapine in abitazione sono al Nord più frequenti che al Sud (quasi il doppio), le altre sono più frequenti al Sud.

In sintesi, mentre il numero complessivo dei reati è praticamente stabile, aumentano i reati violenti e predatori. Si tratta delle aggressioni che destano maggior allarme nell’opinione pubblica e legittimano il crescere del senso di insicurezza. L’Italia non è certamente il paese più insicuro; assai più insicuri e violenti sono, come emerge dalle statistiche, i paesi del Nord Europa, che pure hanno fama, meritata, di altissima civiltà.

I dati obbiettivi relativi alla criminalità ci dicono che la linea di demarcazione non passa tra immigrati e cittadini, ma tra immigrati regolari e immigrati clandestini. Mentre la percentuale di immigrati regolari non comunitari autori di reati è pressoché analoga alla percentuale di italiani autori di reati, e quindi non presenta aspetti patologici o tali da giustificare allarme, assai diversa è la valutazione relativa agli immigrati clandestini. In particolare, nel 2006, gli stranieri regolari sono circa il 5 per cento della popolazione residente e quelli denunciati come autori di reato sono circa il 6 per cento del totale complessivo dei denunciati. Si può aggiungere che gli stranieri regolari denunciati sono circa il 2 per cento del totale degli stranieri regolari. Nel 2006 la percentuale di irregolari denunciati sul totale di stranieri invece era del 74 per cento per gli omicidi, dell’80 per cento per i furti (82 per cento per i furti in appartamento), del 79 per cento per le rapine.

Secondo i dati forniti da Eurostat, pubblicati il 23 novembre 2007, ma aggiornati al 2005, il numero complessivo di operatori di polizia in Italia sarebbe pari a 329.012 unità (in media, 561 agenti ogni 100 mila abitanti). Questo dato collocherebbe l’Italia, nella classifica degli Stati UE con maggior presenza di polizia nel proprio territorio, al secondo posto, dietro al solo Cipro, con un netto vantaggio rispetto alla Spagna (la cui media sarebbe pari a 469), alla Francia (385), alla Germania (300) e al Regno Unito (per l’esattezza, è riportata solo la media di Inghilterra e Galles, pari a 266 agenti ogni 100 mila abitanti).

Diamanti e Bordignon, in un recente saggio, dopo aver messo in luce la sostanziale stabilità del numero dei reati negli ultimi quindici anni, mettono in luce come la percezione della minaccia criminale negli ultimi dieci anni sia cresciuta in modo prepotente. Inoltre, incrociando i dati sulla qualità della vita nelle province italiane, secondo le analisi annuali de Il Sole 24 Ore e la congiunta rilevazione sul senso di insicurezza svolta sempre su base provinciale da IprMarketing, si rileva che solo su 5 delle 20 province in cui registra un aumento del numero dei reati aumenta anche il senso di insicurezza. E’ aumentato il numero dei reati che suscitano maggiore apprensione perchè violano l’intimità, come gli stupri e i furti in abitazione. I furti in abitazione per 100.000 abitanti erano 191,6 nel 2004, 206,3 nel 2005, 240,3 nel 2006; gli stupri, per 100.000 abitanti erano 6,8 nel 2004, 7,1 nel 2005, 7,7 nel 2006.

Nelle modalità di commissione dei reati è aumentato il ricorso alla violenza, all’uso delle armi, alle minacce gravi. Questo cambiamento radicale è determinato dal fatto che sono mutati i “codici” criminali. L’ingresso nel mondo del crimine di nuovi soggetti e nuove organizzazioni più inclini, per ragioni culturali e di costume al ricorso alla violenza, come criminali provenienti da paesi dell’est Europa e da paesi africani ha comportato un innalzamento complessivo del livello di violenza nella commissione dei delitti. Non si usa più la violenza minima indispensabile per assicurarsi il profitto del reato; si usa la violenza massima per manifestare una propria superiorità, raggiungere l’effetto di terrorizzare la vittima e rendere più facile tanto l’esecuzione del reato quanto la garanzia della impunità. È più facile che una vittima terrorizzata si astenga dal riconoscere il suo aggressore per non incorrere in ritorsioni.

Il moltiplicarsi di luoghi “abbandonati” nelle periferie delle grandi città aumenta l’insicurezza. Vie e stazioni non sufficientemente illuminate e prive di forme di tutela, con fattori di degrado urbano (panchine divelte, cabine telefoniche rotte etc.) fanno sentire insicuri, indipendentemente dalla presenza di criminali. Un luogo abbandonato è di per sé un luogo insicuro. Nella indagine demoscopica più volte citata risulta chiaramente che la maggiore crescita della insicurezza si manifesta nelle città con più di 100.000 abitanti e diventa assai rilevante nelle città con più di 500.000 abitanti, dove è più difficile, perché più costoso, il controllo delle zone periferiche e dove si manifestano con maggiore intensità quei comportamenti lesivi di regole sociali consolidate che costituiscono un fattore primario della sensazione di insicurezza.

L’invecchiamento della popolazione aumenta la sua insicurezza. Una persona anziana può essere turbata in misura rilevante da comportamenti nei confronti dei quali un giovane resta indifferente; si tratta della violazione di regole sociali comunemente accettate (comportamenti incivili) oppure di comportamenti o atteggiamenti ai quali la popolazione anziana non è abituata, come lo stazionamento di gruppi di ragazzi di fronte a un bar o a una discoteca; gruppi di neri che parlano tra loro (nuove forme di socializzazione); l’offerta insistente di merci; il tentativo insistito di rendere piccoli servigi Per un certo periodo è sembrato che tutta la problematica della sicurezza ruotasse attorno ai lavavetri.

L’informazione ha un ruolo significativo nella costruzione di sensazioni di insicurezza. È evidente, inoltre, che più una comunità è abituata all’ordine civile più si turba per piccole deviazioni. Il prefetto di Trieste, dottor Giovanni Balsamo, dopo aver ricordato che la sua città è ai primi posti in Italia per la qualità della vita, ha sottolineato come, proprio per la forte tradizione civica, “una scritta murale, uno schiamazzo in luogo pubblico, una bottiglia di birra lasciata per strada, uno stato di ubriachezza sono fatti che creano scandalo”.

Alla paura si risponde con politiche visibili, con la verifica dei risultati, con la informazione corretta sui rischi e sul modo di evitarli. Per queste ragioni una moderna politica della sicurezza deve aggiungere ai due tradizionali obbiettivi, combattere il crimine e combattere le cause del crimine, una terza finalità: dare sicurezza ai cittadini. Per queste ragioni la politica della sicurezza dovrebbe essere caratterizzata da soluzioni ampiamente condivise, dall’abbandono di pregiudiziali ideologiche sia di carattere coercitivo che di carattere giustificazionista, dalla capacità di dar conti degli sforzi fatti e dei risultati ottenuti.
mercoledì 8 ottobre 2008

10° Rapporto Regionale sulle politiche comunitarie

10° RAPPORTO
SULLE ATTIVITÀ DELLA REGIONE
EMILIA-ROMAGNA IN ATTUAZIONE
DELLE POLITICHE COMUNITARIE
2006-2007

(Estratto con riferimento alla materia giudiziaria e le politiche di inclusione sociale tratto da http://www.fondieuropei2007-2013.it/upload/normative-doc/Eurorapporto/2007/DecimoEuroRapporto.pdf )

Pag. 134

La partecipazione ai programmi europei
avviene generalmente con tre modalità e
con responsabilità diverse secondo il tipo di
impegno scelto: è prevista la figura del capofila,
del partecipante o dell’associato. Il capofila
presenta formalmente il progetto e, in caso
di approvazione, stipula il contratto con la
Commissione assumendo, quindi, anche la
responsabilità finanziaria del progetto. Collabora,
insieme ai partecipanti, alla ideazione e
realizzazione del progetto, riceve i pagamenti
e si occupa di distribuire le risorse ricevute agli
altri partners. Il partecipante collabora sia nella
fase di preparazione che di realizzazione del
progetto complessivo mettendo a disposizione
anche proprie risorse finanziarie. L’associato
solitamente si occupa della realizzazione di
una parte del progetto e non ha l’obbligo di
impegnare proprie risorse finanziarie.
Per quanto riguarda la partecipazione, essa
avviene, generalmente, attraverso la risposta a
bandi e inviti periodici predisposti dalla Commissione
europea e pubblicati sulla Gazzetta
ufficiale delle Comunità europee, serie C. Questi
bandi si riferiscono a uno specifico programma
d’azione adottato con decisione del Consiglio
e definiscono l’ambito di intervento, le azioni
finanziabili, i beneficiari, l’entità del contributo,
le modalità e le procedure di accesso, la
scadenza ed il formulario per la presentazione
dei progetti.
4.1 Programma sulla cooperazione
di polizia e giudiziaria in materia
penale - Agis
Il regolamento 630/2002/JHA1 istituisce un
Programma quadro in materia di cooperazione
giudiziaria penale volto a fornire ai cittadini un
elevato livello di protezione in uno spazio di
libertà, sicurezza e giustizia.
I settori di intervento sono la cooperazione
giudiziaria generale e in materia penale, la
cooperazione tra gli organismi di polizia e giudiziari;
la cooperazione tra organismi di polizia
e giudiziari ed altri organismi pubblici o privati
degli Stati membri che operano nel settore della
prevenzione e della lotta contro la criminalità,
organizzata o di altra natura; l’assistenza alle
vittime delle attività criminali.
La partecipazione della Regione Emilia-Romagna
al Programma Agis
Nell’ambito del Programma Agis, la Regione
partecipa ai progetti Safepolis e E.N.a.T. 2.
Il Servizio regionale Politiche per la sicurezza e
la Polizia Locale, dipendente direttamente dal
Gabinetto del Presidente della Giunta, partecipa
al progetto Safepolis – “Crime Prevention
Guidelines for Urban Planning and Design” che
mira a promuovere uno scambio di know-how
fra Italia, Francia e Spagna, con l’obiettivo di
analizzare le migliori pratiche e i problemi tecnici
attinenti la progettazione urbana finalizzata
alla prevenzione dei fenomeni di criminalità
e insicurezza. In particolare verranno organizzati
tre seminari transnazionali fra partner ed
esperti degli altri paesi partner nei quali, sulla
base di orientamenti condivisi, verranno definiti
i parametri tecnici e scientifici attraverso i quali
il Politecnico di Milano elaborerà un supporto
multimediale, redatto in quattro lingue (italiano,
francese, spagnolo e inglese) che illustrerà i
principi di base, i criteri ed i metodi per avvicinare
la disciplina della pianificazione urbana
a quella della prevenzione della criminalità.
Va specificato che attualmente non risultano
esistenti manuali sulla materia che abbiano
come target gli uffici di pianificazione municipale
e come obiettivo la sensibilizzazione
degli addetti. Tale prodotto multimediale sarà
presentato e discusso in una conferenza finale
che sarà organizzata in Italia dalla Regione Emilia-
Romagna congiuntamente al Forum italiano
capitolo4partecipazioneregione 135
per la Sicurezza Urbana. Il 20 e 21 febbraio 2007
a Milano si è tenuto il kick-off meeting che ha di
fatto avviato il progetto.
Sono in fase di analisi i manuali di progettazione
urbanistica finalizzata alla prevenzione dei
fenomeni di criminalità prodotti in Italia, Francia
e Canada al fine di selezionare alcuni modelli di
riferimento che serviranno a definire il manuale
operativo previsto dal progetto.
Nel corso del 2007 sono stati analizzati alcuni
casi studio, anche con visite in loco, in particolare
un’indagine condotta dal Politecnico su
dieci nuovi quartieri sorti nell’area milanese,
tutti caratterizzati da partnership tra pubblico
e privato.
Safepolis – “Crime Prevention Guidelines
for Urban Planning and Design”.
Convenzione: JLS/2006/AGIS/208 del 31 gennaio
2007
Durata: diciannove mesi - 31 gennaio 2007-30
settembre 2008.
Capofila: Politecnico di Milano- Diap, Laboratorio
Qualità Urbana e Sicurezza
Altri Partners: Institut d’Aménagement et d’Urbanisme
de la Ragion Ile-de-France – IAURIF (F);
Centre d’Estudis de Seguretat – Generalitat de
Catalunya (E)
Risorse finanziarie complessive:185.933,92 euro
contributo comunitario:128.273,92 euro di cui
6.590,00 per la RER
struttura regionale coinvolta: Servizio Politiche
per la sicurezza e la Polizia Locale
La Direzione Generale Sanità e Politiche Sociali
partecipa al progetto E.N.a.T. 2„European
Network against Trafficking“ che si propone
di consolidare e promuovere la cooperazione
tra magistrati e forze dell’ordine che operano
nel settore del contrasto al trafficking a scopo
di sfruttamento sessuale, e organismi pubblici
e privati di assistenza alle vittime e tutela dei
diritti.
Il progetto, funzionale allo sviluppo e creazione
di reti e partnership tra quattro Stati membri
(Italia-Spagna-Francia-Slovenia), due paesi
candidati (Croazia-Romania) e un paese terzo
(Albania), è finalizzato a :
1) individuare le migliori prassi nei seguenti
ambiti:
• individuazione delle vittime di tratta, raccolta
delle deposizione e successivi accertamenti,
• assistenza e protezione sociale delle vittime,
• tutela della sicurezza e dei diritti delle vittime
che collaborano con la giustizia nelle diverse
fasi processuali;
2) elaborare e ratificare protocolli di cooperazione
locale e tra i membri della rete.
È prevista la costituzione di sette gruppi locali
(Italia-Spagna-Francia-Slovenia-Croazia-Romania-
Albania), ognuno composto da rappresentanti
dell’area sociale, della magistratura e
della polizia, per un totale di 50 membri, punti
rete per i sistemi di referenti locale e per la rete
europea.
I destinatari finali sono 500 magistrati, forze
dell’ordine, servizi pubblici e privati di assistenza
vittime, operatori della ricerca, pubblici
ufficiali, ecc.
Dopo la conferenza di lancio svoltasi a Lecce
sono previsti cinque incontri di due giorni
(Lecce, Barcellona, Zagabria, Nizza, Bucarest) e la
conferenza finale di presentazione dei risultati
che si svolgerà a Venezia. Le iniziative sono pubblicizzate
e diffuse sul sito ENaT già esistente2.
Saranno inoltre prodotti database per lo scambio
di informazioni tra i partner e i membri della
rete, il rapporto finale contenente le migliori
prassi e i protocolli di cooperazione e, infine, le
relazioni tenute nelle conferenze e nei two-day.
2 http://www.agis-enat.it
136
E.N.a.T. 2 “European Network against
Trafficking”
Convenzione: JLS/2006/AGIS/169 del 30 dicembre
2006
Durata: ventiquattro mesi - 30 dicembre 2006
- 29 dicembre 2008
Capofila: Provincia di Lecce
Altri Partners: Regioni Campania e Puglia, Comune
di Venezia, Questura di Venezia, Procura
della Repubblica di Bologna, Lecce, Trieste
e Venezia, Università di Bologna, Università
Autonoma di Barcellona, Direzione Generale
delle polizie spagnole Madrid, Procura Generale
della Slovenia, Procura Generale Albania, ONG
di Tirana e ONG Valona, Reaching out Bucarest,
A.L.C.S.P.R.S. ONG Nizza, Women’s Room ONG
Zagabria
Risorse finanziarie complessive: 360.000,00
euro
contributo comunitario:252.000,00 euro
struttura regionale coinvolta: Direzione Generale
Sanità e Politiche Sociali
sito web: http://www.agis-enat.it


4.2 Programma Cooperazione
giudiziaria civile
Il regolamento (CE) 743/20023 istituisce un
quadro generale comunitario di attività per
agevolare la cooperazione giudiziaria nel campo
del diritto civile ed è attivo per il periodo 2002-
2006. Annualmente viene definito e pubblicato
sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee,
un programma di lavoro che definisce le azioni
finanziabili, le priorità tematiche e la scadenza
per la presentazione dei progetti.
Il programma prevede tre tipi di Azioni: azioni
specifiche della Commissione europea; sostegno
a Ong europee; progetti specifici di interesse
europeo che coinvolgano beneficiari provenienti
da almeno tre Stati ammissibili al programma.
La partecipazione della Regione Emilia-
Romagna al Programma Cooperazione
giudiziaria civile
Il Servizio regionale Affari legislativi e Qualità
dei processi normativi ha partecipato al progetto
“ADR promoting a wider culture on Alternative
Dispute Resolutions in Civil and Commercial
matters”, conclusosi ad aprile 2007, il cui obiettivo
principale è stato quello di promuovere, fra
cittadini, imprese e professionisti, la conoscenza
dei diversi metodi alternativi di composizione
delle controversie, in materia civile e commerciale,
superando le barriere giudiziarie date
dagli ordinamenti statuali e con particolare
attenzione al tema dello sviluppo della conciliazione
a livello nazionale ed europeo.
Diversi incontri hanno caratterizzato l’attività di
progetto:
• “Kick off meeting” (Bologna - 14 e 15 febbraio
2006) per la definizione del programma di
lavoro, per conoscere gli strumenti ADR presenti
nei paesi partners;
• secondo convegno (Valencia - 29 e 30 giugno
2006) nel quale sono stati illustrati e discussi
il contenuto di brochures e di altri materiali
promozionali, utilizzati per i successivi locals
meeting, quali momenti di comunicazione e
di promozione della cultura della conciliazione
in sede locale;
• Convegno “Le Pubbliche Amministrazioni
per la Conciliazione. Esperienze a confronto”
(Bologna - 9 novembre 2006) organizzato
dalla Regione Emilia - Romagna nell’ambito
del COM-PA, che ha messo a confronto le
diverse esperienze di conciliazione presenti
sul territorio locale (CORECOM, Servizi di
conciliazione presso le Camere di Commercio
e presso il Comune di Zola Predosa);
• Meeting ADR in Aquitania (Bordeaux dal 7 al
9 marzo 2007) organizzato dall’Association
Infodroits di Pessac. L’obiettivo del convegno
è stato l’approfondimento e confronto delle
capitolo4partecipazioneregione 137
diverse tecniche di risoluzione alternativa dei
conflitti (ADR) presenti nella realtà francese.
Dal confronto delle esperienze sono emersi
non solo i punti in comune tra i diversi
ordinamenti, ma anche i principali nodi critici
degli strumenti a disposizione, i settori ove
le tecniche di ADR sono piÙutilizzate e quelli
che meriterebbero, invece, piÙattenzione
dalle istituzioni competenti.
La Regione Emilia-Romagna è stata inoltre
presente in varie iniziative sul territorio regionale,
organizzate dalle Camere di Commercio
regionali, per la promozione dell’ADR e che
hanno rappresentato un primo momento di
attuazione dell’Accordo quadro tra Regione e
Camere di commercio dell’Emilia-Romagna “per
la competitività del territorio e del suo sistema
economico per una nuova fase di sviluppo”
siglato il 26 aprile 2006 da Regione Emilia-Romagna
e Unioncamere regionale.
In attuazione dell'Accordo quadro, il 20 giugno
2007 è stato siglato un protocollo di intesa, da
parte di Regione Emilia-Romagna, Unioncamere
regionale e Agenzia regionale per l´acquisto di
beni e servizi Intercent-Er, finalizzato a promuovere
la conciliazione come strumento di
semplificazione per la risoluzione alternativa
delle controversie in materia civile. L´accordo
prevede, in particolare, l´utilizzo delle procedure
di conciliazione amministrate dagli enti camerali,
attraverso l´inserimento, a titolo sperimentale, di
clausole conciliative nelle convenzioni proposte
da Intercent-Er alle amministrazioni pubbliche,
con la possibilità di utilizzo dei conciliatori
presenti negli elenchi delle Camere. Per renderne
più agevole l´attuazione, si prevedono procedure
di conciliazione con l´utilizzo di forme innovative,
come quella per via telematica e per la soluzione
di controversie internazionali.
Il progetto ADR ha inoltre consentito di
realizzare, un portale web multilingue www.
adreurope.info, strutturato per fornire informazioni
sulle possibilità di utilizzo degli strumenti
ADR nei paesi partners del progetto e per consentire
a cittadini, imprese, ordini professionali,
associazioni dei consumatori e organizzazioni
pubbliche e private, di reperire la normativa di
riferimento nazionale ed europea, individuare
gli enti che fanno conciliazione a livello regionale
e nazionale in ciascun paese, conoscere le
procedure di conciliazione praticate in ciascuna
realtà territoriale e infine trovare contatti utili
cui rivolgersi nel caso si desideri avviare una
pratica conciliativa.
Il sito, nel corso del tempo, verrà arricchito con
la normativa e le informazioni relative ad altri
paesi/regioni, consentendo di avere un quadro
il più possibile completo della conciliazione
a livello europeo. In particolare si mira a dare
ampia informazione sulla possibilità di avviare
un tentativo di conciliazione stragiudiziale,
ricorrendo ai servizi forniti dagli organismi di
conciliazione esistenti sul territorio e rappresenterà
un punto di incontro fra le imprese e la
pubblica amministrazione per semplificare le
procedure comunitarie e commerciali transazionali.
Nell’ambito del progetto è stato pubblicato il
volume “La risoluzione alternativa delle controversie.
Le esperienze di Italia, Spagna e Francia”
che riporta un’analisi approfondita dei diversi
sistemi europei e delle varie problematiche, che
sono state in seguito comparate e discusse tra i
diversi soggetti.
La conferenza internazionale svolta a Firenze il
13 aprile 2007 ha concluso le attività di progetto.
Dal confronto delle esperienze italiane, spagnole
e francesi in tema di conciliazione e dall’analisi
del quadro europeo e della più recente
legislazione dei paesi partners, sono emersi
vantaggi e criticità degli strumenti esistenti, dai
138
quali partire per sviluppare adeguate iniziative
di diffusione e sviluppo della conciliazione a
livello regionale, nazionale ed europeo. Per la
Regione Emilia-Romagna è stato un’importante
occasione di confronto con istituzioni locali, imprese,
cittadini. L’interesse manifestato verso il
tema della conciliazione impegnerà la Regione
a proseguire nelle attività di divulgazione e sostegno
ai metodi alternativi di risoluzione delle
controversie, in quanto strumenti di semplificazione
e facilitazione.
“ADR: promoting a wider culture on
Alternative Dispute Resolutions in Civil
and Commercial matters”
Convenzione: JLS/2005 FPC/041-30-CE-
0036399/00-39
Durata: sedici mesi - 31 gennaio 2006 - 30 aprile
2007.
Capofila: Regione Toscana
Altri Partners: Regione Europea Bruxelles (B),
Fundacion Comunidad Valenciana (E), Association
Infodroit (F).
Risorse finanziarie complessive: 140.000 euro
contributo comunitario: 84.000 euro di cui
32.713 per la RER
struttura regionale coinvolta: Servizio Affari
legislativi e Qualità dei processi normativi
sito web: www.adreurope.info
4.3 Programma Daphne II
La Decisione n. 803/2004/CE 21 aprile 2004 dà
seguito al programma Daphne istituito per prevenire
e combattere la violenza contro i bambini,
i giovani e le donne e per proteggere le vittime
e i gruppi a rischio e che terminava nel 2003.
Daphne II ha validità per il periodo 2004-2008 e
una dotazione finanziaria di 50.000.000 euro.
L’Obiettivo è quello di garantire l’effettiva tutela
della salute fisica e psichica di bambini, giovani
e donne, proteggendoli contro ogni forma di
violenza, sia nella vita pubblica che privata,
attraverso la prevenzione dalla stessa e l’assistenza
a chi ne sia stato vittima e di sostenere
e incoraggiare le ONG e le altre organizzazioni
attive in questo settore.
Sono previste diverse tipologie di azioni transnazionali:
Individuazione e scambi di migliori
pratiche ed esperienze operative; Indagini
analitiche per categoria, studi e ricerche; Attività

settoriali con la partecipazione dei beneficiari;
Costituzione di reti multidisciplinari durature;
Azioni di formazione e sviluppo di strumenti didattici;
Elaborazione ed attuazione di programmi
di trattamento; Attività di sensibilizzazione
destinate a un pubblico specifico.
Sono previste, inoltre, attività complementari,
attuate su iniziativa della Commissione, finalizzate
ad accrescere o migliorare le conoscenze
e a divulgare informazioni e risultati relativi al
programma. Tali attività possono consistere in:
elaborazione di indicatori, raccolte di dati, seminari,
riunioni di esperti, divulgazione di buone
prassi scaturite da progetti finanziati.
La partecipazione della Regione al Programma
“Daphne II”
Il Servizio Promozione e sviluppo delle politiche
per la sicurezza e la Polizia Locale, dipendente
direttamente dal Gabinetto del Presidente della
Giunta, partecipa al progetto “La violenza tra
giovani nei luoghi di divertimento: stato dell’arte
e misure adottate dagli attori istituzionali”
(Titolo originale: “La violence entre jeunes
dans les lieux de fête : état des lieux et mesures
prises par les acteurs institutionnels”) che ha
come obiettivo la realizzazione di uno studio
comparativo in alcuni paesi europei sulle dimensioni
della violenza tra i giovani nei luoghi
«di divertimento» e sull’efficacia delle misure
preventive prese dai diversi attori istituzionali.
Per raggiungere questo obiettivo, sono state
previste diverse attività di ricerca e di dissemi
capitolo4partecipazioneregione 139
nazione lungo un periodo di 24 mesi. La prima
attività di ricerca si è fondata inizialmente su di
uno studio sullo stato dell’arte riguardo le conoscenze
sul tema; successivamente è stata programmata
una ricerca sul campo che ha previsto
delle interviste con i giovani e gli attori istituzionali
presenti nei luoghi «di divertimento».
Nel mese di marzo 2006 a Bologna si è tenuto
un secondo meeting transnazionale in cui sono
stati presentati e discussi i rispettivi rapporti
preliminari di ricerca nazionali. Sulla base di
quanto concordato al meeting, ogni partner
ha condotto una ricerca sulle fonti e sugli studi
disponibili sul suo territorio di riferimento,
riguardanti la vittimizzazione e la violenza giovanile
nei luoghi e nei tempi “di divertimento”,
così come l’intervento delle differenti istituzioni
ed agenzie sociali impegnate nella prevenzione
e repressione di questi fenomeni.
Nell’ambito di tale attività di ricerca, la Regione
Emilia-Romagna ha specificatamente preso in
esame la zona universitaria di Bologna, area
prescelta per l’approfondimento dello studio
nell’ambito del progetto, di comune accordo
con i partner transnazionali.
Sono state effettuate interviste ad operatori
sociali, di Polizia Locale e di Stato, rappresentanti
di Comitati di cittadini, studenti della zona
universitaria del Comune di Bologna dove da
anni sono presenti forme di conflitto per l’uso
degli spazi pubblici al fine di fornire suggerimenti
anche per l’impostazione di politiche
preventive e /o di mediazione dei conflitti. È stato
prodotto anche un video sui conflitti descritti
con sottotitolazione in lingua inglese.
Per la diffusione dei risultati dello studio, è stato
organizzato un seminario internazionale presso
la Escola de Policia de Catalunya a Barcellona il
21 e 22 novembre 2006 al quale hanno partecipato
oltre 200 operatori di polizia e sicurezza
privata. Il volume con i risultati della ricerca è in
corso di stampa e sarà edito sia in inglese che
in spagnolo.
È previsto un panel di presentazione delle conclusioni
del progetto in occasione della Settima
Conferenza annuale della Società Europea di
Criminologia4 che si terrà a Bologna dal 26 al
29 settembre 2007 (http://www.eurocrim2007.
org/) e sarà una occasione di confronto unica
per quanti si occupano a vario titolo dei temi
della prevenzione della criminalità e della
sicurezza urbana.
“La violence entre jeunes dans les
lieux de fête: état des lieux et mesures
prises par les acteurs institutionnels”
Contratto: n. JAI/DAP/2004-1/133/Y del 24
maggio 2005
Durata: ventiquattro mesi - 24 maggio 2005-30
giugno 2007.
Capofila: Escola de Policia de Catalunya - EPC (E)
Altri Partners: Università di Oporto - Dipartimento
di Criminologia (P), Centre de recherches
sociologiques sur le droit et les institutions
pénales - CESDIP (F), Università di Gent - Dipartimento
di Criminologia (B)
Risorse finanziarie complessive: 116.141,64
euro
contributo comunitario: 92.041,64 euro di cui
4.025,64 per la RER
struttura regionale coinvolta: Servizio Politiche
per la sicurezza e la Polizia Locale
4.4 eContentplus
Il Programma eContentplus5, attivo dal 2005
al 2008, è teso a rendere i contenuti digitali
europei più accessibili, utilizzabili e sfruttabili,
facilitando la creazione e diffusione di informazioni
a livello comunitario in settori di pubblico
interesse. Vuole quindi creare le condizioni
per un accesso più ampio ai contenuti digitali,
140
attraverso il superamento degli ostacoli al loro
utilizzo, e per un maggiore uso degli stessi
anche attraverso una maggiore redditività dei
servizi basati sull’accesso ai contenuti digitali e
sul loro uso o riutilizzo.
Il Programma che ha una dotazione finanziaria
di 149 milioni di euro, prevede tre linee
d’azione;
1. Facilitare l’accesso, l’uso e lo sfruttamento dei
contenuti digitali
2. Migliorare la qualità e facilitare le migliori
pratiche relative ai contenuti digitali
3. Rafforzare la cooperazione e la sensibilizzazione
La partecipazione della Regione al Programma
“eContentplus”
La Direzione Generale Ambiente e Difesa del
suolo e della costa partecipa al progetto eWATER
che ha l’obiettivo di migliorare la disponibilità,
accessibilità e ri-usabilità dei dati spaziali
relativi all’uso, alla qualità e alla localizzazione
delle acque sotterranee. Per raggiungere questo
obiettivo il progetto svilupperà un portale
che consentirà di accedere in modalità multilingue
ai dati relativi alle acque sotterranee
che sono attualmente presenti nei database
dei servizi geologici delle nazioni partecipanti.
Il progetto vuole dare un contributo all’implementazione
dell’ European Water Framework
Directive (WFD) così come delle Linee Guida
INSPIRE. Il portale può diventare uno strumento
per il raggiungimento degli obiettivi previsti dal
Water Information System for Europe (WISE).
Le attività finora svolte sono relative alla raccolta
informazioni sui potenziali utenti del portale,
sia pubblici che privati, alla ricognizione della
cartografia esistente ed omogeneizzazione
con gli altri partner del progetto, alla analisi dei
sistemi di misura e dei dati relativi alle acque
sotterranee e alla realizzazione di un prototipo
di portale web.
eWATER
Contratto: n. ECP-2005-GEO-038214 del
27 novembre 2006
Durata: ventiquattro mesi - settembre 2006
- agosto 2008
Capofila: Servizio Geologico Olandese TNO
Altri Partners: I Servizi geologici di: Francia
(BRGM), Danimarca e Groenlandia (GEUS),
Ungheria (MAFI), Repubblica Ceca (Geofond),
Repubblica Slovacca (GSSR), Austria (GBA),
Lituania (LGT), Slovenia (GeoZS), Spagna (IGME),
Svezia (SGU); Informacines technologijos IT
(Lituania), Geodan Mobile Solutions (NL), G.I.M.
Geographic Information Management NV (B).
Risorse finanziarie complessive: 2.400.000 euro
contributo comunitario: 1.189.000 euro di cui
67.000 alla RER
struttura regionale coinvolta: Servizio Geologico,
Sismico e dei Suolo
sito web: http://www.ewater.eu
4.5 e-Ten
Il Programma e-Ten6, attivo dal 2002 al 2006,
sostiene le reti nel settore delle infrastrutture di
telecomunicazione, la costituzione e lo sviluppo
di servizi e applicazioni interoperabili e l’accesso
alle stesse. Obiettivo di e-Ten è facilitare la
transizione verso la società dell’informazione
per tutti (tenendo conto delle esigenze di
anziani e disabili e promuovendo l’inclusione
sociale); rafforzare la coesione economica, sociale
e territoriale, tenendo conto dell’esigenza
di collegare le regioni periferiche e insulari alle
regioni centrali; migliorare la competitività delle
imprese europee (in particolare le PMI) e rafforzare
il mercato interno; stimolare lo sviluppo di
nuove attività generatrici di occupazione.
Il Programma prevede “progetti di interesse
comune” articolati in tre diverse categorie: Ap-
plicazioni, Servizi generici e Interconnessione e
interoperatività delle reti. Nella linea “Applicazioni”
sono finanziati progetti volti a soddisfare
le esigenze degli utenti, tenendo conto delle
differenze linguistiche e culturali e delle necessità
in termini di accessibilità, in particolare per
utenti disabili: per il settore Istruzione e Cultura
sono previste risorse per servizi che offrono
metodi innovativi di presentazione dell’informazione
educativa e culturale, compresi i
servizi di formazione permanente.




4.6 Gioventù in azione
La Commissione europea, il Parlamento europeo
e gli Stati membri dell’Unione europea
hanno istituito congiuntamente il programma
Gioventù in azione,7 operativo dal 2007 al 2013
con un bilancio globale di 885.000 euro, che
applica il quadro normativo a sostegno delle
attività educative non formali per i giovani.
Gioventù in azione parte dall’esperienza del
precedente programma “Gioventù per l’Europa”
(1988-1999), del Servizio Volontario Europeo
e del programma Gioventù (2000-2006) e
contribuisce al raggiungimento degli obiettivi
prefissati dalla strategia rivista di Lisbona, dal
patto europeo per la gioventù ,dal quadro di
cooperazione europea in materia di gioventù
nonché dal Piano D della Commissione per la
democrazia, il dialogo e il dibattito e punta a
rispondere a livello europeo alle esigenze dei
giovani dall’adolescenza all’età adulta.
Una nuova priorità del programma è quella
di sensibilizzare i giovani riguardo alla loro
cittadinanza europea e incoraggiare la loro
partecipazione alla vita democratica. Il primo
obiettivo è di incoraggiare i giovani a riflettere
su argomenti di dimensione europea, tra cui
quello della cittadinanza europea, nonché di
coinvolgerli nel dibattito sulla costruzione e sul
futuro dell’Unione europea. Il secondo obiettivo
si snoda su tre dimensioni, fissate nella risoluzione
del Consiglio sugli obiettivi comuni in
materia di partecipazione e di informazione dei
giovani: rafforzare la partecipazione dei giovani
alla vita civile della propria comunità, rafforzare
la partecipazione dei giovani al sistema della
democrazia partecipativa e rafforzare il sostegno
alle varie forme di insegnamento della
partecipazione. I progetti finanziati nell’ambito
del programma Gioventù in azione dovrebbero
rispecchiare queste tre dimensioni, utilizzando
la partecipazione come un principio pedagogico
per l’attuazione del progetto.
Il rispetto per la varietà culturale, insieme alla
lotta contro il razzismo e la xenofobia, è una
ulteriore priorità di Gioventù in azione. Favorendo
le attività comuni di giovani con bagagli
culturali, etnici e religiosi diversi, il programma
mira infatti a sviluppare l’apprendimento
interculturale dei giovani. Ai fini dello sviluppo
e dell’attuazione di progetti ciò significa che
i giovani che partecipano ad un progetto
dovrebbero essere consci della sua dimensione
interculturale.
Infine, una priorità importante per la Commissione
europea è offrire ai giovani con minori
opportunità l’accesso al programma. In stretta
collaborazione con le Agenzie nazionali8 ed i
centri risorse SALTO9, la Commissione europea
ha elaborato una strategia mirante all’inserimento
dei giovani con minori opportunità nel
programma, in particolare giovani provenienti
da ambienti geografici, socioeconomici o culturali
svantaggiati, o giovani disabili.
Per raggiungere i propri obiettivi, Gioventù in
azione prevede cinque azioni operative.
Azione 1 - Gioventù per l’Europa
suddivisa in tre misure:
1.1 Scambi di giovani - offrono a gruppi di
capitolo4partecipazioneregione 143
giovani provenienti da paesi diversi, di età tra
13 e 25 anni, l’opportunità di incontrarsi e di
conoscere le rispettive culture. Essi progettano
insieme il proprio scambio sulla base di un
tema di interesse comune.
1.2 Iniziative Giovani - permette di sostenere
progetti di iniziative di gruppo concepite a
livello locale, regionale e nazionale. Inoltre
sostiene la messa in rete di progetti simili tra
vari paesi, per rafforzarne il carattere europeo
e moltiplicare la cooperazione e lo scambio di
esperienze tra i giovani. Le Iniziative giovani
si rivolgono soprattutto ai giovani tra i 18 e i
30 anni.
1.3 Progetti Giovani e democrazia - sostiene la
partecipazione dei giovani alla vita democratica
della loro comunità locale, regionale
o nazionale nonché a livello internazionale. È
aperto ai giovani tra i 13 e i 30 anni.
Azione 2 - Servizio volontario europeo
sostiene la partecipazione dei giovani alle
diverse forme di volontariato, sia all’interno che
all’esterno dell’Unione europea. Nell’ambito di
quest’azione, i giovani (18 – 30 anni) partecipano,
individualmente o in gruppo, ad attività
senza scopo di lucro, non retribuite. Il servizio
può durare fino a dodici mesi. In alcuni casi eccezionali
anche i giovani a partire dall’età di 16
anni possono partecipare al servizio volontario
europeo.
Azione 3 - Gioventù nel mondo
suddivisa in due misure:
3.1 Cooperazione con i paesi limitrofi all’Unione
europea - sostiene progetti con paesi partner
confinanti all’Unione europea, soprattutto
scambi di giovani e progetti di formazione e
messa in rete nel settore giovanile.
3.2 Cooperazione con altri paesi nel mondo -
riguarda la cooperazione nel settore giovanile,
in particolare lo scambio di buone pratiche
con i paesi partner di altre parti del mondo. Incoraggia
gli scambi e la formazione di giovani
e di animatori giovanili, le partnership e le reti
di organizzazioni giovanili
Azione 4 - Strutture di sostegno per i giovani
suddivisa in otto misure:
1.1 Sostegno alle organizzazioni giovanili
operanti a livello europeo nel settore della
gioventù - riguarda le sovvenzioni di funzionamento
per le ONG attive a livello europeo
nel campo della gioventù che perseguono
uno scopo di interesse generale. Le loro
attività sono mirate alla partecipazione dei
giovani alla vita pubblica e sociale nonché allo
sviluppo di attività europee di cooperazione
nel campo giovanile.
1.2 Sostegno al forum europeo della gioventù
- annualmente nell’ambito di questa azione
viene erogata una sovvenzione per sostenere
le attività in corso del forum europeo della
gioventù.
4.3 Formazione e messa in rete degli operatori
dell’animazione giovanile e delle organizzazioni
giovanili - sostiene la formazione degli
operatori dell’animazione giovanile e delle
organizzazioni giovanili, in particolare lo
scambio reciproco di esperienze, competenze
e buone pratiche; nonché attività suscettibili
di sfociare in progetti di qualità, partnership e
reti di lunga durata.
4.4 Progetti volti a stimolare l’innovazione
e la qualità - sostiene i progetti miranti ad
introdurre, attuare e promuovere approcci
innovativi nel settore della gioventù.
4.5 Azioni d’informazione rivolte ai giovani
e a coloro che sono attivi nell’animazione
giovanile e nelle organizzazioni giovanili
- sostiene le attività a livello europeo e nazionale
che migliorano l’accesso dei giovani
ai servizi di informazione e comunicazione e
incrementano la partecipazione dei giovani
144
all’elaborazione e alla diffusione di strumenti
di informazione di agevole uso per l’utente
e mirati. Inoltre essa sostiene lo sviluppo di
portali giovanili europei, nazionali, regionali e
locali per la diffusione di informazioni specifiche
per i giovani.
4.6 Partnership - permette di finanziare
partnership con organi regionali o locali, allo
scopo di sviluppare progetti a lungo termine
che potranno combinare varie misure del
programma.
4.7 Sostegno alle strutture del programma -
finanzia le strutture gestionali del programma,
in particolare le Agenzie nazionali.
4.8 Valorizzazione - azione utilizzata dalla Commissione
per finanziare seminari, congressi o
riunioni suscettibili di facilitare l’attuazione
del programma e la valorizzazione dei suoi
risultati.
Azione 5 - Sostegno alla cooperazione
europea nel settore della gioventù
suddivisa in tre misure:
5.1 Incontri di giovani e di responsabili delle
politiche per la gioventù - sostiene la cooperazione,
i seminari ed il dialogo strutturato tra
i giovani, coloro che sono attivi nell’animazione
giovanile ed i responsabili della politica
per la gioventù. Le attività comprendono
le conferenze organizzate dalle presidenze
dell’Unione europea e la settimana europea
della gioventù.
5.2 Sostegno ad attività volte a migliorare la conoscenza
del settore della gioventù - sostiene
l’individuazione delle conoscenze esistenti in
relazione ai temi prioritari del settore giovanile
fissati nel quadro del metodo aperto di
coordinamento.
5.3 Cooperazione con organizzazioni internazionali
- sostiene la cooperazione dell’Unione
europea con organizzazioni intergovernative
internazionali competenti in materia di
gioventù, in particolare il Consiglio d’Europa e
l’Organizzazione delle Nazioni Unite o le sue
istituzioni specializzate.
Il Progetto Giovani della Regione
Emilia-Romagna
La Giunta Regionale, attraverso il proprio Progetto
Giovani, che opera all’interno dell’Assessorato
Cultura, Sport e Progetto giovani, ha proseguito
il lavoro attivato alla fine del 2000 per
aumentare la partecipazione degli enti locali
e delle organizzazioni giovanili della regione
ai microfinanziamenti disponibili attraverso
GIOVENTÙ, che si è concluso formalmente il 31
dicembre 2006.
Il 26 gennaio 2007 è stata organizzata la giornata
informativa “La nuova generazione dei
programmi giovanili europei 2007 – 2013” a cui
hanno partecipato come relatori i rappresentanti
delle agenzie nazionali italiane dei diversi
programmi e circa 400 rappresentanti di enti
locali, associazioni giovanili, del mondo della
scuola e della formazione della regione.
GIOVENTÙ è stato anche nel 2006 la principale
fonte di co-finanziamento per i programmi
giovanili europei organizzati da enti dell’Emilia-
Romagna. I dati riassuntivi disponibili dei
finanziamenti attivati per l’Emilia-Romagna
per il 2006 con Gioventù sono evidenziati nella
tabella a pagina 145.
Il totale dei finanziamenti ottenuti per il 2006 in
Emilia-Romagna è quindi di 873.616,41 contro i
691.132,96 euro dell’anno precedente.
Per completare il quadro delle risorse attivate
sui programmi giovanili europei sono da
menzionare quelle specificamente dedicate
all’informazione, attraverso i circa 300 sportelli
Informagiovani diffusi su tutto il territorio regio
capitolo4partecipazioneregione 145
nale e le nove strutture Eurodesk10 - a Pianoro
(BO), Concordia sulla Secchia (MO), Modigliana
(FC), Modena, Ferrara, Parma, Ravenna, Reggio
Emilia e Rimini-Riccione- specializzate nel fornire
informazioni sui programmi comunitari.
Va, infine, segnalato il Protocollo d’intesa fra
regioni europee per progetti sulle politiche
rivolte ai giovani su tematiche di rilievo internazionale,
formalmente sottoscritto il 26 marzo
2007 a Bruxelles, presso gli uffici del Servizio
regionale di Collegamento con gli organi
dell’Unione europea, concordato, su iniziativa
dell’Emilia-Romagna con Assia, Aquitania,
Paesi della Loira, Galles, Aragona, Generalitat
Valenciana, Wielkopolska, Bassa Slesia, Västra
Götaland. Un piano di lavoro comune, fino al
dicembre 2008, è stato concordato durante un
seminario fra tutte le regioni aderenti a Pinarella
di Cervia dal 29 luglio al 3 agosto 2006.
4.7 Programma INTI - Integration
of third country nationals
Il programma comunitario INTI finanzia progetti
pilota e azioni preparatorie volte a promuovere
l’integrazione, negli Stati membri della UE, dei
cittadini di paesi terzi. Persegue inoltre l’obiettivo
di promuovere il dialogo con la società civile,
sviluppare modelli di integrazione e di buone
prassi nel settore dell’integrazione europea per
l’istituzione di reti a livello europeo.
Attivo per il periodo 2003-2006 aveva una
disponibilità finanziaria di circa 5 milioni di euro
all’anno.
Dal 2007 INTI confluisce nel programma quadro
sulla solidarietà e gestione dei flussi migratori
per il periodo 2007-2013 che dispone di quattro
diversi fondi: Fondo europeo per i rifugiati,
Fondo europeo per l’integrazione dei cittadini
di paesi terzi, Fondo europeo per i rimpatri e
Fondo europeo per le frontiere esterne.
La partecipazione della Regione
al Programma INTI
Il Servizio Politiche di Accoglienza ed Integrazione
Sociale della Direzione Generale Sanità e
Politiche Sociali è capofila del progetto ERLAIM
“European Regional and local Authorities for
integration of migrants” che ha l’obiettivo
generale di contribuire, attraverso l’attivazione
di interventi strutturali, analisi comparative,
conferenze e workshop, all’implementazione di
politiche di integrazione dei migranti.
ERLAIM prevede l’attuazione di quattro macro
azioni strettamente correlate tra di loro. La
prima consiste in una azione/ricerca sull’analisi
comparativa delle strategie politiche e normative
e delle attività svolte in Italia e negli Stati
Partners del progetto concernente l’immigrazione
e i richiedenti asilo. Obiettivi di questa
azione sono:
• integrazione delle politiche
• studio delle competenze e sistemi legali
esistenti tra i partners
• identificazione di buone pratiche tra progetti
locali e regionali nel campo della partecipazione
della cittadinanza dei diritti, comunicazione
interculturale, minori e donne.
La seconda Azione concerne lo sviluppo della
comprensione locale e regionale della politica
europea riguardante l0integrazione. Obiettivo
di questa azione è lo scambio di informazioni
Totale
Azione 1
Scambi giovanili
internazionali
Azione 2
Servizio volontario
europeo
Azione 3
Iniziative giovani
Azione 5
Formazione e sostegno
alle Azioni 1 e 2
873.616,41 260.633,01 486.645,80 52.998,60 73.339,00
10 I materiali del seminario del 26 gennaio 2007 sono disponibili sul sito http://www.paceediritti.it/wcm/pace_diritti/sezioni/Pubblicazioni_
documentazione/grigio.htm - 11 www.eurodesk.it
146
che avverrà mediante due conferenze a Bruxelles.
La terza concerne il networking e la quarta
consiste nella disseminazione dei risultati, attraverso
il lavoro di rete, mediante news, letter
bimensili, brochures, posters volantini, conferenze
stampa locali e transnazionali.
Il “Kick off meeting” si è svolto il 26 marzo 2007
a Bruxelles dove, inoltre, il 7 e 8 giugno 2007 si è
tenuto anche un seminario per operatori pubblici
che lavorano sul tema dell’immigrazione.
Infine il 13 luglio 2007 a Bologna si è svolto uno
degli specifici momenti di approfondimento
seminariale previsti, con due sessioni: politiche
europee e lettura delle esperienze dei partner,
da un lato; realtà ed esperienze partecipative
che sono state, o che saranno, attivate in Emilia-
Romagna con interventi dei rappresentanti
territoriali eletti nelle consulte, dall’altro. Alle
sessioni hanno partecipato due docenti e una
ricercatrice delle Università di Trento e Bologna
che si recheranno nei paesi partner del progetto
per individuare le best practice sui cinque
temi qualificanti: cittadinanza, partecipazione
e diritti politici; comunicazione interculturale
e figure di mediazione interculturale; infanzia;
donne; partnership pubblico/privato per il
sostegno all’integrazione.
ERLAIM”European Regional and
local Authorities for integration of
migrants”
Durata: diciotto mesi - 15 dicembre 2006 - 15
giugno 2008
Capofila: Direzione Generale Sanità e Politiche
Sociali
Altri Partners: Yorkshire and Humber European
Office (UK), Junta de Andalucia, Diputacio de
Barcelona e Fundacion Comunidad Valenciana
(E), Senate of Berlin (D), Municipalità of Nicosia
(CY), Prefecture of Ileia (GR), Slovenian Business
and Research Association (SL).
Risorse finanziarie complessive: 484.960 euro
contributo comunitario: 230.000 euro per la RER
struttura regionale coinvolta: Servizio Politiche
di Accoglienza ed Integrazione Sociale
sito web: http://www.Emilia-Romagnasociale.
it/wcm/Emilia-Romagnasociale/home/immigrazione/
Erlai/Presentation/Erlaim.htm
4.8 Programma Lotta contro
l’Emarginazione sociale
Il programma d’azione comunitaria11, attivo
per il periodo 2002-2006 con una dotazione
finanziaria di 75.000.000 euro, volto ad incoraggiare
la cooperazione tra gli Stati membri al
fine di combattere l’emarginazione sociale ha
l’obiettivo di rafforzare l’efficacia delle politiche
nazionali e comunitarie favorendo:
- una migliore comprensione dei fenomeni
dell’emarginazione sociale;
- lo scambio d’informazioni relative alle politiche
seguite negli Stati membri, in attuazione
dei piani d’azione nazionali in materia di
emarginazione sociale;
- il miglioramento delle capacità di soggetti
chiave per affrontare i problemi dell’emarginazione
sociale e della povertà, in particolare
tramite l’istituzione di reti a livello comunitario
e la promozione del dialogo tra i vari
soggetti interessati.
La partecipazione della Regione al Programma
“Lotta all’emarginazione sociale”
Nell’ambito di Lotta all’emarginazione sociale,
la Direzione Generale Sanità e Politiche Sociali
partecipa ai progetti:
L’IN.FA - L’INformazione del FAre ha come
obiettivo quello di far conoscere la Strategia
europea per l’Inclusione Sociale avviata a Lisbona
nel 2000. Obiettivo che viene perseguito
attraverso la realizzazione di eventi pubblici, a
11 Istituito con decisione n. 50/2002/CE del 7 dicembre 2001.
capitolo4partecipazioneregione 147
carattere seminariale, nelle nove regioni interessate,
per far conoscere la Strategia di Lisbona e i
contenuti del processo per l’inclusione sociale.
Nel corso del 2005 si sono svolti quattro dei
nove seminari tematici previsti. Il quinto seminario,
di competenza della nostra Regione, si è
tenuto il 31 gennaio 2006 ed ha trattato il tema
“L’agenda di Lisbona e il processo di integrazione
delle Politiche Sociali in Emilia-Romagna”.
L’incontro è stato l’occasione per approfondire
ed implementare buone prassi messe in atto
dalla Regione e dagli Enti territoriali istituzionali
e non ed ha confermato come lavorare
nell’ottica della sussidiarietà, implementare e
consolidare le reti di relazione e di collaborazione
tra soggetti con compiti e specificità diverse,
consente di realizzare un sistema territoriale di
servizi in grado di perseguire obiettivi comuni
di benessere dell’individuo, della famiglia e
della comunità locale.
Il progetto l’INFA si è concluso con il seminario
finale che si è tenuto a Roma il 4 maggio 2006.
L’IN.FA - L’INformazione del FAre
Convenzione: JLS/2006/AGIS/208 del 31
gennaio 2007
Durata: diciotto mesi - 31 dicembre 2004-30
giugno 2006
Capofila: CILAP EAPN (Centro Italiano di Lotta
Alla Povertà, sezione dell’European Anti Poverty
Network)
Altri Partners: 18 enti pubblici e del privato
sociale di nove regioni italiane (Basilicata, Calabria,
Emilia-Romagna, Lazio, Piemonte, Puglia,
Toscana Umbria e Veneto)
Risorse finanziarie complessive: 74.989 euro
contributo comunitario: 59.989 euro
struttura regionale coinvolta: Direzione Generale
Sanità e Politiche Sociali
Social Inclusion for out-of-familychildren and
young people in public childcare ha l’ obiettivo
di favorire lo sviluppo di politiche sociali
europee mirate a prevenire le crisi familiari che
possono condurre a situazioni di esclusione
sociale, di sostenere la solidarietà familiare in
tutte le sue forme, favorire l’inclusione sociale
dei bambini e dei ragazzi temporaneamente
collocati in affido familiare o in strutture di accoglienza,
sostenere l’integrazione dei bambini
e dei ragazzi adottati e l’autonomia dei giovani
che raggiungono la maggiore età.
Social Inclusion for out-of-familychildren
and young people in public
childcare
Durata: ventiquattro mesi - agosto 2005-luglio
2007
Capofila: AI.BI Amici dei bambini di Milano
Altri Partners: Università di Bucarest ((RO), Università
di Sofia (BG) e Latvian Save the children
(LA)
Risorse finanziarie complessive: 232.759,00
euro
contributo comunitario: 180.699,00 euro
struttura regionale coinvolta: Direzione Generale
Sanità e Politiche Sociali



4.12 Progetti pilota e linee speciali
di bilancio
Oltre ai programmi comunitari, le diverse
Direzioni Generali della Commissione europea
utilizzano linee finanziarie specifiche del
bilancio comunitario per sostenere attività
pilota in settori considerati prioritari. Tra le linee
di bilancio più significative si segnalano quelle
gestite dalla DG “Occupazione e Affari Sociali”
per il sostegno a progetti relativi all’assistenza
agli anziani, alla promozione delle pari opportunità
per i disabili, alla lotta contro il razzismo e
la xenofobia, ad azioni a favore degli immigrati,
della famiglia e dell’infanzia.
STREeT - Strategia europea e territorio - è il
progetto a cui partecipa la Direzione Generale
Sanità e Politiche Sociali ed è finanziato sulla
capitolo4partecipazioneregione 161
linea di bilancio 04040202 National Awareness
Raising Actions on Social Inclusion and Social
Protection.
Il progetto intende mobilitare e coinvolgere
tutte le parti in causa: le istituzioni europee,
nazionali, regionali e locali, il settore non profit
e le persone in povertà o coloro che vivono
in condizione di esclusione sociale, i mezzi di
comunicazione di massa a livello nazionale
e locale. STREeT prevede la realizzazione di
otto conferenze interregionali di diffusione e
scambio di esperienze sulla Strategia europea
per l’inclusione e la protezione sociale e la sua
ricaduta sulla lotta alla povertà e all’esclusione
sociale e sull’accessibilità a cure sanitarie
sostenibili e di qualità e a cure di lunga durata.
Ogni conferenza si focalizzerà su uno o più
aspetti specifici delle priorità del prossimo
PAN/inclusione20, toccando i temi inerenti le
politiche di inclusione e di integrazione sociale
e sanitaria (cure di lungo termine sostenibili e
di alta qualità). Per quanto riguarda l’Emilia-Romagna
verrà organizzata ad ottobre 2007 una
conferenza interregionale sul tema comunicazione
pubblica ed esclusione sociale. Questa
conferenza sarà preceduta da un cantiere sul
tema comunicazione e immigrazione che si
terrà a Forlì in settembre.
Il progetto prevede, inoltre, la realizzazione e
diffusione di 9 pubblicazioni a livello nazionale
e una campagna di informazione sui mass
media. La campagna di informazione, affidata al
Comune di Bologna, avrà due dimensioni, una
nazionale ed una locale:
• A livello nazionale sarà predisposto un ufficio
stampa che, in sintonia con gli uffici stampa
dei diversi partner, istituzionali e non, curerà
lo sviluppo della campagna, la diffusione delle
informazioni, la distribuzione dei materiali dei
convegni e delle pubblicazioni ad un pubblico
interessato; l’ufficio stampa assicurerà inoltre
la presenza dei media nazionali alle varie
iniziative promosse, interverrà sui media nazionali
- di settore e non - con articoli, servizi e
dossier specifici.
• A livello locale, in occasione delle 8 conferenze
interregionali di diffusione, i partner
incaricati dell’organizzazione cureranno, in
sintonia con l’ufficio stampa nazionale, con il
coordinamento centrale del progetto e con gli
altri partner a livello locale la diffusione delle
informazioni e dei materiali prodotti attraverso
i canali locali: giornali e riviste di settore
locali/regionali; radio e TV locali e regionali.
STREeT - Strategia europea e territorio
Contratto: VS/2006/0722 del dicembre 2006
Durata: dodici mesi - 30 dicembre 2006 - 30
dicembre 2007
Capofila: Cilap Eapn Italia (Centro Italiano di
Lotta Alla Povertà, sezione dell’European Anti
Poverty Network)
Altri Partners: Comuni di Bologna, Forlì, Roma,
Province di Potenza, Roma e Torino, Regione
Lazio, Cooperativa Valdocco, Cooperativa Lasciaa,
Business Innovation Center (BIC) Toscana
Sud, Cooperativa Parsec, Casa dei diritti sociali
– Focus, Centro dei servizi per il volontariato del
Lazio, Comunità Capodarco di Roma, Istituto
per gli Studi sui Servizi Sociali, Associazione
Irfedi, Centro Studi Erasmo, Cooperativa CORISS,
Associazione Maestri di Strada di Napoli
Risorse finanziarie complessive:226.464,64 euro
contributo comunitario: 181.154,42 euro
struttura regionale coinvolta: Direzione Generale
Sanità e Politiche Sociali
martedì 7 ottobre 2008

Verbale riunione del 7.10.2008

PARTITO DEMOCRATICO - BOLOGNA
FORUM SICUREZZA
VERBALE RIUNIONE 7.10.2008 (con due allegati)

Alle ore 18,00 del 7 ottobre 2008 nella sala al terzo piano della sede del PD in Via Rivani 35 si è riunito il Forum “Sicurezza e Convivenza nello Spazio Pubblico” coordinato da Claudio Nunziata.
Vi hanno partecipato: Claudio Nunziata, Cosimo Braccesi, Rita Parisi, Flavio Peccenini, Marina Pirazzi, Rossana Di Rienzo, Gianguido Nobili, Loris Marchesini.

Si prende atto che non è presente nessuno degli amministratori della provincia che erano stati invitati a partecipare per esporre le problematiche del proprio contesto territoriale e fornire le proprie indicazioni sulle tematiche oggetto del Forum con l’invito che si allega (all.1) .

Il coordinatore Claudio Nunziata invita i presenti ad esporre il proprio punto di vista sulle prospettive del Forum ed espone succintamente la propria proposta che forma oggetto dell’allegato 2 (preventivamente inviato ai membri del forum).

Si conviene che allo stato non sia praticabile il monitoraggio suggerito da Nunziata, mentre auspicabili gli incontri con i circoli del PD nonché, su proposta di Braccesi, una serie di iniziative tematiche da svolgersi possibilmente presso il circolo Passpartout, della cui organizzazione a nome del Forum si farà carico Cosimo Braccesi.

Per le iniziative presso i circoli si conviene di spedire tramite la segreteria un invito a tutti i circoli del PD a manifestare il proprio interesse all’argomento e ad indicare eventuali referenti interessati alle riunione del Forum.
Marina Pirazzi manifesta la propria disponibilità ad iniziative che coinvolgano i circoli del Navile e di zona Casaralta, presso i quali potrebbe essere mostrato un interessante filmato sul tema. Loris Marchesini verificherà la disponibilità del circolo di Anzola Emilia (con specifico riferimento alle problematiche di quella zona riferite alla prostituzione ed il nomadismo). Rossana Di Renzo verificherà l’interesse del quartiere Reno anche per la proiezione di un filmato sull’argomento girato in zona Stazione.
Nunziata manifesta l’esigenza che analoghe iniziative siano svolte in zona Barca-Porgo Panigale e Pilastro San Donato.
Altra iniziativa potrebbe essere sviluppata intorno alla proiezione di un filmato girato nella zona di Pz. Verdi.
Di seguito invio l’elenco aggiornato dei membri del Forum con preghiera di restituirlo integrato o corretto nel caso di errori o omissioni (All.3).


La riunione viene chiusa alle 19,30














ALLEGATI

ALLEGATO 1


PARTITO DEMOCRATICO
Forum sulla Sicurezza e la convivenza civile


Bologna, 13 settembre 2008


Le comunico che il 7 ottobre alle ore 18 presso la sede del Partito democratico in via Rivani 35 Bologna avrà luogo la riunione del Forum Sicurezza del Partito Democratico.

Il Forum prima dell’estate aveva concluso una prima fase dei suoi lavori con la pubblicazione del documento che troverà sul sito del PD
http://www.pdbologna.org/Forum/Sicurezza-e-convivenza-nello-spazio-pubblico/

Nell’avviare la ripresa dei lavori il Forum ha interesse a recepire da parte degli amministratori della Provincia contributi, sollecitazioni ed indicazioni utili per un approfondimento dei temi della sicurezza e della convivenza che ritengano di apportare al dibattito.

Sarà pertanto gradita la Sua presenza o di persona da Lei delegata. Ove avesse interesse ad essere avvertito per le riunioni che avranno luogo in futuro La prego di farmi avere gli estremi per le relative comunicazioni (cognome nome, indirizzo e-mail, recapito telefonico).

Ricordo che l'uscita della tangenziale più comoda per raggiungere la sede del PD in via Rivani 35 è la 11 bis (Castenaso Ravenna). Per qualsiasi ulteriore informazione potrà rivolgersi alla segreteria organizzativa alla quale potrà anche far avere conferma della sua partecipazione.
(tel. 051/4198202 fax 051/4198270, segreteria2@pdbologna.it)

Con viva cordialità


IL COORDINATORE DEL FORUM
Claudio Nunziata
forumsicurezza@pdbologna.org



ALLEGATO 2

PARTITO DEMOCRATICO – BOLOGNA
FORUM SULLA SICUREZZA E CONVIVENZA CIVILE
Intervento del coordinatore Claudio Nunziata per la riunione del 7.10.2008

Quale può essere la funzione per questo gruppo di lavoro ?
Un luogo di confronto propositivo e di stimolo per la creazione di sinergie. Azioni concrete in questo settore non competono a noi, ma agli amministratori, agli organi pubblici ed alle componenti della società che possono con essi interagire. Noi però possiamo indicare al PD delle linee per creare le condizioni favorevoli allo sviluppo di queste sinergie.

Sono numerosi le elaborazioni di studiosi di questa materia pubblicati in questi ultimi tempo. Tra gli altri segnalo:
1. “Quindici anni di delittuosità e percezione della sicurezza” prodotto dal Forum per la Sicurezza Urbana, curato alcuni mesi fa da Sacchini ed Arcidiacono,
2. i dati aggiornati al 2007 che essi mi hanno gentilmente fornito,
3. la relazione conclusiva del 22.4.2008 della commissione affari costituzionali della Camera presieduta da Luciano Violante che ha svolto una analisi approfondita sulla sicurezza in Italia,
4. il XII rapporto Città Sicure “Politiche e problemi della sicurezza in ER” edito dalla Regione
5. il patto per Bologna Sicura steso con il Ministero dell’Interno.
(chi ne abbia bisogno può farmene richiesta)

Sull’argomento e sull’analisi del contesto nazionale e regionale, quindi, vi è già sufficiente materiale. Non potremmo aggiungere nulla di più. Il documento sui 10 punti, che abbiamo prodotto a giugno scorso, ha indicato chiaramente quelle che secondo noi potrebbero essere le linee di impostazione politica del problema.
Possiamo forse produrre qualcosa che indichi la strada per generare sinergie. Comprendere se vi siano delle linee comuni in materia di sicurezza praticabili dai comuni della provincia è una strada. E poiché partiamo da una posizione già abbastanza definita, creata intorno al patto per Bologna Sicura, mi sembra possa essere utile lavorare su obiettivi concreti e suggerire di eseguire costantemente il monitoraggio di alcuni indicatori significativi affinché i buoni propositi di quel Patto si traducano nel mantenimento degli standard minimi accettabili. In pratica una vigilanza costante e la ricerca continua di nuove modalità di adattamento di quel patto, in modo che lo stesso risulti adeguato ai fattori del cambiamento continuo cui siamo esposti.
Nella scorsa seduta avevo enucleato tutte una serie di azioni concrete che possano rendere attuali i 10 punti che abbiamo indicato nel documento di giugno. E’ un lungo elenco che possiamo tenere come promemoria, implementarlo e ridurlo.
Ora avverto la necessità che la sensibilità rivolta alla traduzione in fatti concreti di tutti i buoni propositi manifestati nelle varie sedi diventi un atteggiamento condiviso con il territorio. Per questo motivo ho ritenuto di sollecitare la partecipazione a questo incontro degli amministratori del PD dei vari comuni della provincia.
Per lo stesso motivo sottopongo alla discussione un programma di incontri su questi tempi da realizzare presso alcuni circoli del PD del territorio nelle zone più a rischio e suggerisco che in queste sedi venga lanciato un vero e proprio piano di monitoraggio semestrale delle seguenti situazioni:
a. identificazione delle zone critiche (strade, piazze, esercizi pubblici, etc.) ove si manifestino in modo reiterato e sistematico uno o più dei seguenti fenomeni (da indicare): spaccio, atti di violenza, aggressioni o abusi sessuali, scippi, borseggi, esercizio della prostituzione da parte di minorenni, aggregazioni giovanili notturne sproporzionate che creano disagio con i residenti, altro motivo rilevante ai fini della percezione della insicurezza,
b. monitoraggio delle situazioni di discriminazione e di razzismo,
c. livello di disponibilità dei cittadini a soccorrere le persone vittime di reato o di episodi discriminazione,
d. tempi stimati di intervento dei CC, della PS o di altro corpo di polizia a seguito di richiesta telefonica di soccorso,
e. tempi medi di attesa (con approssimazione) presso gli uffici per le denunzie,
f. funzionalità stimata dell’intervento dei corpi di polizia,
g. funzionalità stimata dell’intervento dei servizi sociali o di associazioni di volontariato nei confronti dei giovani a rischio (qualità e numero dei progetti in atto),
h. funzionalità stimata dell’intervento dei servizi sociali o di associazioni di volontariato a favore dei soggetti deboli vittime di reato,
i. fattori logistici ed urbanistici consistenti e persistenti che determinano percezione di insicurezza,
j. capacità stimata di rimozione di situazioni di significativo degrado,
k. indice stimato di variazione della percezione di insicurezza rispetto alla precedente rilevazione, con riferimento alle varie zone indicate a rischio,
l. valutazione sulla risposta giudiziaria,
m. fattori di cambiamento intervenuti nel periodo destinati ad incidere sulla percezione di insicurezza,
n. particolare difficoltà nella creazione di sinergie tra i vari soggetti istituzionali,
o. prassi virtuose praticate o da suggerire,
p. numero e tipologie di iniziative di mediazione e culturali (in atto) rivolte a favorire la convivenza con comunità e cittadini provenienti altri paesi,
q. numero e tipologie di iniziative di mediazione e culturali (in atto) rivolte a ridurre la sensazione di insicurezza,
r. numero e tipologie di iniziative culturali e antibullismo (in atto) rivolte a ridurre il disagio giovanile,
s. segnali sintomatici di presenze mafiose.

Evidentemente le valutazioni potranno essere soggettive, ma se la platea cui ci si rivolge sarà sempre la stessa, potrà avere rilievo l’andamento del cambiamento delle valutazioni nel corso del tempo. Potrà essere cura dei circoli scegliere un certo numero di osservatori (anche solo tre o quattro) che abbiano caratteristiche di attendibilità. Le rilevazioni periodiche potranno essere poi trasmesse al gruppo di lavoro (una sorta di osservatorio) che potremmo creare all’uopo per le relative elaborazioni, che dovrebbe anche definire e concordare con i rilevatori le categorie di valutazione.
Bologna in passato è sempre stata una città presidiata dalla cura e dall’attenzione dei cittadini, vigili ed attenti osservatori di quanto avveniva sul territorio. Si tratta di valorizzare questa disponibilità.
I dati che se ne potranno trarre potranno essere forniti al PD per la messa a punto di richieste rivolte ad adeguare i piani del Patto alle effettive esigenze delle varie zone della città e per richiedere di correggere una certa tendenza al presidio da parte delle forze di polizia delle sole zone centrali della città
L’incontro con i circoli potrà servire per avere il polso della situazione, comprendere meglio il fenomeno e per sollecitare una lettura più oggettiva dei problemi di insicurezza.
Allego alcuni dati statistici rilevati dagli studi che ho sopra segnalato.
Bologna, 6 ottobre 2008 Claudio Nunziata



ALLEGATO 3

PARTITO DEMOCRATICO - FORUM SICUREZZA E CONVIVENZA
Elenco componenti Aggiornato al 7 ottobre 2008