Dal sito http://www.fisu.it/wcm/fisu/
Forum Italiano Sicurezza Urbana
DOCUMENTO DI LAVORO PER LA COSTITUZIONE DI UN
GRUPPO DI APPROFONDIMENTO DEDICATO A:
WELFARE E SICUREZZA
Firenze, 20 Novembre 2007
In un progetto del 1999[1], coordinato dal Forum Europeo per la Sicurezza Urbana e finanziato dalla Commissione Europea, gli esperti di numerosi paesi si sono confrontati sui temi dell’esclusione sociale ed hanno analizzato alcuni strumenti disponibili per contrastarla.
Nelle sue conclusioni, il progetto riconosce l’importanza della lotta all’esclusione sociale per il raggiungimento della sicurezza urbana, e suggerisce agli amministratori locali di porre il tema come prioritario nell’agenda politica locale. Inoltre, il progetto riconosce la modernità delle politiche inclusive tramite i principi di partecipazione comunitaria, solidarietà, e creazione di reti, costituiscono il moderno completamento delle politiche securitarie, in un’ottica di complementarietà e multidisciplinarietà.
sfide che riguardano ad es. l’impoverimento, le migrazioni, la precarizzazione del lavoro, i problemi abitativi, l’inquinamento, ed in molti casi la risposta pubblica passa proprio attraverso le politiche di welfare.
politiche sociali siano viste più come uno strumento di gestione delle “criticità sociali” piuttosto che uno strumento di progresso del benessere collettivo,
mentre le stesse politiche di sicurezza prestano poca attenzione agli aspetti della persona che, direttamente o indirettamente, hanno un impatto sul benessere individuale e collettivo.
fare del welfare un moderno sistema di tutela dell’individuo, ampliando quel concetto di politiche di sicurezza che ancora oggi è fortemente legato alla prevenzione e controllo di fenomeni criminali o di inciviltà/degrado, ed alle forze di polizia.
le politiche sociali non sono pensate in un’ottica di impatto sulla percezione di insicurezza
manca uno spazio di confronto e condivisione di buone pratiche di welfare esistenti (sia pubbliche che private);
a livello centrale manca l’impulso politico di affrontare il tema della sicurezza tramite le politiche sociali, ma ci sono state aperture innovative su cui costruire un dialogo tra autorità centrali e locali.
Per questi motivi vogliamo sostenere, oggi, l’idea di attivare presso il Forum Italiano un gruppo di approfondimento sul tema del welfare e sicurezza, che ci aiuti a percorrere un pezzo di strada assieme ed a fornire, a tutti gli associati FISU, ed eventualmente a un pubblico anche più vasto, nuove idee e strumenti per predisporre ed attuare le politiche di welfare per il raggiungimento del benessere individuale e collettivo e per la riduzione della percezione di insicurezza.
ripensare le politiche di welfare per riflettere sul loro impatto in termini di sicurezza, negli aspetti della coesione sociale, della partecipazione, del senso di insicurezza, dell’interculturalità, della valorizzazione delle reti e delle risorse private nei territori.
É quindi opportuno avviare uno spazio di approfondimento per:
Mettere in collegamento gli attori istituzionali che hanno il compito di definire, attuare o monitorare le politiche di welfare;
Avviare un confronto con coloro che si occupano di analizzare le politiche di sicurezza (ad es. gli osservatori regionali per la sicurezza);
Approfondire le caratteristiche del legame tra le politiche sociali e l’insicurezza dei cittadini nel contesto italiano;
Condividere “buone pratiche”, anche aprendosi al confronto internazionale con altri paesi e con organismi sopranazionali (Unione Europea, Consiglio d’Europa, OECD, FESU);
Sviluppare nuove politiche, modalità, procedure che permettano di contribuire alla riduzione del senso di insicurezza, garantendo ove possibili sinergie con settori non tradizionalmente coinvolti nelle politiche di sicurezza ed economie di scala;
Costruire ed applicare strumenti di analisi e valutazione del contesto in cui le politiche devono agire e dei risultati delle stesse.
APPENDICE
ALCUNI DATI DI RIFERIMENTO
IMPIEGO
Oggi in Italia ci sono 7 milioni di poveri, e la percentuale di popolazione attiva con lavoro stabile diminuisce velocemente (nel 1975 era pari al 85%, nel 1990 era scesa al 60%) e si calcola che nel 2010 “solo il 25% della popolazione attiva avrà un impiego stabile e protetto da uno statuto legale e contrattuale, con pieni diritti e un salario pieno”. Attualmente, 3 milioni di lavoratori guadagnano tra i 600 e gli 800 euro al mese e vi sono altri 3 milioni di lavoratori il cui salario non supera i 1.000 euro mensili ( IRES-CGIL, 2004).
IMMIGRAZIONE
XVI Rapporto sull’immigrazione (Caritas) - L’afflusso di lavoratori esteri in Italia nel 2006
Nel 2006, allo sforzo di raddoppiare le quote annuali di lavoratori provenienti dall’estero (portate a 170.000) hanno fatto seguito domande di assunzione tre volte più ampie, evidenziando le carenze dei meccanismi di incontro tra domanda e offerta. Da anni si continua a presupporre che i lavoratori stranieri da assumere aspettino dall’estero la loro chiamata, mentre è risaputo che, in attesa di essere ufficialmente assunti, essi già hanno iniziato a lavorare in Italia.
Le 540 mila domande di assunzione presentate hanno reso necessaria l’emanazione di un secondo decreto flussi, che ha disposto ulteriori 350.000 ingressi. Dalla loro analisi (relativa a 9 domande su 10) emerge:
- una netta prevalenza del settore dell’assistenza alle famiglie (quasi il 49% delle domande) e, seppure distaccato, di quello edile (quasi il 18%);
- la ridotta incidenza delle richieste di personale ad elevata professionalità (appena 1.200 domande per dirigenti e simili);
- l’alta concentrazione delle domande in determinate province, segnatamente in quelle di Roma (oltre 50.000), Milano (oltre 37.000), Torino e Brescia (intorno alle 20.000), Bologna (quasi 15.000) e Verona, Padova, Venezia, Napoli e Treviso (con poco più di 10.000 ciascuna), il che ha confermato una certa polarizzazione territoriale dei flussi che fa perno sulla Lombardia, il Veneto, l’Emilia Romagna, il Lazio e, nel Sud, sulla Campania.
[1] Rapporto “Do Contractual and Partnership policies favour an integrated and global apporach of the combat against social exclusion?”, 2001, Parigi, FESU.
Nessun commento:
Posta un commento
Il Coordinatore del Forum si riserva la possibilità di espungere commenti che non siano pertinenti al tema o che siano espressi in termini non adeguati ad un civile confronto